Coronavirus: le operazioni chirurgiche garantite e quelle rinviate, ecco dove

Le operazioni chirurgiche non necessarie sono rimandate causa coronavirus. Quali sono le prestazioni garantite e rinviate e quali le Regioni coinvolte?

Coronavirus: le operazioni chirurgiche garantite e quelle rinviate, ecco dove

Operazioni chirurgiche: quali sono quelle ancora garantite e quali invece sono da rinviare causa coronavirus?

Tutte le operazioni chirurgiche non necessarie e le prestazioni ambulatoriali che non sono caratterizzate da urgenza sono rimandate al fine di liberare spazio e permettere al personale sanitario di dedicarsi all’emergenza sanitaria dettata dal coronavirus.

La misura si è resa necessaria in tutte le zone maggiormente colpite dall’epidemia di Covid-19, e in modo particolare in Lombardia. Lo stesso provvedimento è stato poi esteso anche alla Toscana, la Campania e il Piemonte. Restano garantite solo alcune prestazioni che non possono essere rimandate. In tutte le zone in cui si registra o si registrerà un aumento esponenziale dei casi, una circolare di Ministero della Salute impone di rimandare tutte le prestazioni non necessarie:

“Al verificarsi del primo caso indice, ovvero del primo caso confermato di Covid-19 in una determinata area, che viene intercettato dalle autorità sanitarie e di cui non si conosce la fonte di trasmissione o comunque non sia riconducibile a zone già colpita, l’autorità competente determina la rimodulazione dell’attività chirurgica elettiva”.

Quali sono le operazioni chirurgiche garantite

Nelle zone di emergenza si sta procedendo ad una riorganizzazione delle operazioni chirurgiche, rimandando quelle non urgenti che necessitano della terapia intensiva, al fine di garantire un maggior numero di posti letto negli ospedali. In particolare tutti gli interventi programmati per i pazienti che non sono in una condizione di pericolo imminente sono stati rimandati. Ogni ospedale o struttura sanitaria può organizzarsi secondo le proprie modalità interne ed esigenze.

Saranno comunque garantiti gli interventi per tutti i pazienti che si recheranno al pronto soccorso con gravi traumi, in condizioni critiche, a seguito di un infarto o per problemi cardiaci. Le prestazioni di assistenza fondamentali come la chemioterapia, radioterapia, dialisi e cure palliative continueranno ad essere somministrate regolarmente.

Anche le interruzioni volontarie di gravidanza saranno garantite poiché rientrano in prestazioni non differibili e dunque catalogabili come urgenze.

Quali sono le operazioni chirurgiche rimandate

Gli interventi che invece possono aspettare verranno rimandati; tra questi rientrano gli interventi ortopedici, come operazioni all’anca o al ginocchio, alcune operazioni oncologiche, nel caso in cui non siano particolarmente gravi, e gli interventi oculistici.

Alcune variazioni potrebbero essere registrate anche in altre prestazioni mediche come le vaccinazioni, i prelievi di sangue o le visite oculistiche per il rinnovo della patente.

I provvedimenti delle Regioni coinvolte

In Lombardia queste misure erano state attuate dal 22 febbraio, a seguito del primo caso di Codogno con una comunicazione del direttore generale del welfare della Regione Lombardia, Luigi Cajazzo. Dal 5 marzo sono state sospese anche le prestazioni ambulatoriali non necessarie.

Sempre dal 5 marzo anche il Piemonte ha deciso di interrompere tutte le attività chirurgiche che implicassero l’utilizzo delle sale operatorie, ad eccezione di quelle ritenute urgenti, salvavita o oncologiche.

Il provvedimento più restrittivo si registra in Campania dove, nonostante il numero di persone positive al Covid-19 sia ancora relativamente basso, una disposizione della giunta ha imposto l’interruzione di tutte le attività ambulatoriali negli ospedali e nelle azienda sanitarie.

In Toscana e a Padova le operazioni chirurgiche sono state ridotte rispettivamente del 25 e del 50%. Nel Lazio invece un provvedimento regionale prevede il potenziamento di tutte le terapie intensive in modo da poter fronteggiare un possibile aumento dei contagi all’interno della Regione.

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