Coronavirus, in Cina monta la rabbia social per la morte del medico-eroe arrestato

La morte del medico che aveva scoperto il coronavirus e, non creduto, era stato arrestato, scatena la rabbia social contro il governo

Coronavirus, in Cina monta la rabbia social per la morte del medico-eroe arrestato

In Cina monta la rabbia online contro il governo di Hubei, la provincia da cui è partito il coronavirus. La gestione dell’epidemia, in particolare nelle fasi iniziali dell’emergenza, è stata oggetto di critiche da parte della popolazione. Il caso è scoppiato dopo che il coronavirus ha ucciso il dottore che aveva scoperto l’infezione e aveva provato ad allertare l’autorità, solo per essere arrestato per procurato allarme.

Sui social cinesi è stato lanciato l’hashtag “Voglio libertà di parola” ma, secondo numerosi report, è stato presto censurato dal governo.

Coronavirus, Xi rassicura l’OMS

Secondo l’ultimo bollettino dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, i casi di coronavirus sono 31.211, mentre la conta delle vittime ammonta adesso a 637 decessi. Uno di questi è stato proprio il medico che per primo aveva segnalato l’insorgenza del nuovo virus, l’oftalmologo di 34 anni Li Wenliang.

Dopo aver segnalato i nuovi casi all’autorità e sui social network, Li era stato arrestato e poi scarcerato perché l’allarme, in effetti, era reale. Il presidente cinese Xi Jinping ha assicurato nelle ultime ore all’OMS del pieno impegno della Cina per un aggiornamento della situazione aperto e trasparente.

Il presidente USA Donald Trump, dopo aver parlato al telefono con Xi, ha affermato che la Cina stava dimostrando “grande disciplina” nella gestione dell’epidemia. “Niente è facile, ma avrà successo, specialmente adesso che il clima diventa più caldo e il virus più debole”, ha scritto Trump su Twitter.

Monta la rabbia online contro Wuhan per gestione coronavirus

Ma nonostante le garanzie sul piano internazionale, la situazione interna si è fatta molto tesa dopo la morte di Li, una delle otto persone che erano state avvicinate dalla polizia di Wuhan per aver diffuso informazioni “illegali e false”.

A partire dagli ultimi giorni del 2019 il medico aveva lanciato avvertimenti sui social network per un nuovo virus simile alla SARS, ma il 3 gennaio era stato costretto dall’amministrazione di Wuhan a firmare un documento in cui ammetteva di aver “gravemente disturbato l’ordine sociale”.

Il suo selfie dall’ospedale di qualche settimana dopo, ormai infettato dal virus, aveva fatto il giro del web.

Reuters riporta che giovedì, dopo la sua morte, sul social network cinese Weibo è diventato virale l’argomento “il governo di Wuhan deve delle scuse al dottor Li Wenliang”, accompagnato dall’hashtag sulla libertà di parola. Ma già venerdì dei trending topic non c’era più traccia.

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