Coronavirus e Giustizia: come funzionano le udienze con Skype e videoconferenza

L’emergenza coronavirus in atto modifica l’andamento della Giustizia e lo svolgimento dei processi, sia in ambito civile che penale. Skype e videoconferenza serviranno ad evitare l’affollamento nei tribunali e quindi il contagio. Qui le linee guida del Ministero.

Coronavirus e Giustizia: come funzionano le udienze con Skype e videoconferenza

Le udienze civili e penali si terranno da remoto, via Skype o in videoconferenza, decisione necessaria contro la diffusione del coronavirus, in quanto nei tribunali e in cancelleria sarebbe praticamente impossibile rispettare la distanza di sicurezza di almeno un metro e attenersi alle misure comportamentali idonee a prevenire il contagio. Una soluzione che serve a tutelare la salute di avvocati, magistrati, personale di cancelleria, imputati e testimoni che altrimenti dovrebbero fisicamente recarsi in tribunale. Le misure sono state stabilite dalla Direzione per i sistemi informativi del Ministero della Giustizia, in attuazione del decreto legge 11/2020. Qui viene fatta una differenziazione tra udienze civili e penali. Vediamo i dettagli.

La sospensione delle udienze civili, penali, amministrative e tributarie durerà fino al 15 aprile 2020; il decreto Cura Italia ha esteso la proroga che in precedenza aveva durata fino alla fine di marzo.

Udienze civili via Skype: disposizioni in tempo di coronavirus

Per lo svolgimento delle udienze civili sarà necessario avvalersi del collegamento da remoto organizzato dai giudici. La Direzione generale per i sistemi informativi automatizzati impone i programmi «Skype for Business» e «Teams», che sono quelli al momento già utilizzati dal Ministero della Giustizia. L’accesso ai programmi può avvenire sia sui dispositivi a casa che in ufficio e assicura la salvaguardia di dati e informazioni di carattere personale, sfruttando i data center del Ministero.

Udienze penali: la videoconferenza

Il decreto legge individua per le udienze penali la videoconferenza, utilizzando, ove possibile, gli strumenti già a disposizione negli uffici giudiziari, negli istituti di detenzione e case circondariali. Quando non è possibile sfruttare la videoconferenza si può provvedere con altri metodi da remoto che siano adeguati a garantire la riservatezza delle informazioni rese dai detenuti e una comunicazione di qualità elevata. Necessario inoltre garantire la visibilità tra i detenuti qualora il numero degli imputati sia superiore ad uno.

Qui in allegato le direttive del Ministero della Giustizia:

Protocollo di comportamento per udienze civili e penali

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Coronavirus Avvocati

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