Coronavirus: arriva l’app per spiare dove andiamo

In arrivo un’app per spiare dove andiamo e dove siamo stati: tracciare gli spostamenti potrebbe essere una soluzione ideale per limitare il contagio da coronavirus. La proposta e lo sviluppo in questi giorni.

Coronavirus: arriva l'app per spiare dove andiamo

L’app per tracciare gli spostamenti e spiare dove andiamo, e dove siamo stati, sta per diventare realtà: l’emergenza coronavirus e la relativa quarantena imposta dal Governo Conte bis sta facendo puntare il Paese verso misure in linea con quello che ormai è stato definito il “modello sudcoreano”.

Dalle ipotesi alla realtà: l’app per tracciare gli spostamenti potrebbe presto essere realizzata su volontà del Ministro per l’Innovazione Tecnologia e Digitalizzazione, del Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità e l’OMS. Di recente infatti questi organi hanno aperto una vera e propria consultazione pubblica per ricercare le possibili opzioni tecnologiche che permettano di arrestare fermamente la diffusione del coronavirus nel nostro Paese.

Proprio la possibilità di spiare gli utenti attraverso il metodo già applicato in Corea del Sud risulta l’opzione più presa in considerazione al tavolo delle proposte, che guardano a questa possibilità con un discreto interesse.

Ma è giusto spiare gli smartphone degli italiani attraverso un’applicazione per spaere dove si trovano e se effettuano gli spostamenti di estrema necessità voluti dall’ultimo dcpm? Ecco di cosa si tratta.

Coronavirus: in sviluppo l’app per tracciare gli spostamenti degli italiani

La taskforce voluta dal ministro Pisano ha come obiettivo finale

“l’individuare, in tre giorni, le migliori soluzioni digitali sul mercato per app di telemedicina e analisi dei dati, in modo da coordinare a livello nazionale l’analisi, l’adozione, lo sviluppo e l’utilizzo di questo tipo di soluzioni per monitorare e contrastare la diffusione del Covid-19”.

In particolare si guarda con attenzione a un’applicazione in grado di tracciare i movimenti e gli spostamenti delle persone all’interno dei Comuni e del territorio italiano. L’obiettivo è quello di tracciare una mappa dei luoghi visitati o frequentati abitualmente da tutti gli individui risultati positivi ai tamponi.

Coronavirus: un’app per mappare degli spostamenti dei contagiati

Il fine quindi non sarebbe quello di spiare in tempo reale gli spostamenti dei cittadini italiani ma di tracciare una cronologia precisa dei luoghi visitati e della possibile catena di contagio veicolata, involontariamente, dal singolo paziente.

Questo permetterebbe agli addetti ai lavori di isolare gli individui coinvolti o entrati in contatto con una persona infetta e limitare ancora di più il contagio involontario tra pazienti ignari, circoscrivendo determinate aree.

Tra i punti di forza di questo modello, già applicato come sottolineato in Corea del Sud ma anche da parte di Israele, troviamo la possibilità di limitare i danni collaterali del contagio non arrestando l’intero sistema produttivo italiano. Tra gli svantaggi, sopratutto per la privacy degli utenti, avremmo l’obbligo di installazione da parte di tutti i possessori di uno smartphone: in molti potrebbero guardare a questa opzione come un sistema di sorveglianza eccessivo simile a regimi totalitari lontano dall’idea di democrazia e libertà vigente nella nostra Costituzione.

App per tracciare gli spostamenti: è giusto essere spiati?

Molte sono le opinioni contrastanti in quello che per il momento verrebbe etichettata come una soluzione temporanea e d’emergenza.

I metodi per conoscere dove siamo effettivamente stati nei giorni, settimane o mesi precedenti esistono già e sono accessibili agli addetti alla sicurezza in particolari condizioni: il nostro consenso al trattamento dei dati in app come Google Maps o Waze, il nostro registrarci in determinati luoghi o locali, fanno già tutto questo. Permettono di creare una serie di dati su dove siamo stati, utilizzando l’autenticazione volontaria data dal GPS dei nostri smartphone.

Aggiungere un’applicazione addetta a questo scopo renderebbe tutto decisamente più trasparente, ma sono in molti a chiedersi la legittimità di tale procedura anche a fronte di un’emergenza serie e conclamata come quella del coronavirus in Italia.

Silvio Brusaferro, presidente dell’ISS, sottolinea come le tecnologie che sono allo studio del governo serviranno per tracciare i malati di coronavirus aiutando anche ad assistere chi si trova in isolamento domiciliare senza dimenticare però che applicare un modello di questo tipo, senza i dovuti studi e una contestualizzazione adeguata, nel nostro Paese potrebbe non essere così rapido e semplice come sembra.

Tra i sostenitori più entusiasti dell’applicazione di questo metodo abbiamo la dottoressa Marylouise McLaws, consulente tecnico dell’OMS, che ha più volte sottolineato come il cosiddetto metodo Singapore possa rivelarsi un alleato fondamentale per sconfiggere il virus e limitarne i danni sulla società. L’esempio arriva dalla Corea del Sud, Singapore e Taiwan che, applicando questo metodo, hanno invertito la curva del contagio del coronavirus in poco tempo.

L’Italia potrebbe ben presto seguire questo esempio?

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