Coronavirus: aperti studi legali, commercialisti e notai

Studi legali, commercialisti e notai sono aperti. Devono garantire il servizio ai cittadini in quanto “attività essenziali”. I dettagli dell’ultimo decreto ministeriale.

Coronavirus: aperti studi legali, commercialisti e notai

Avvocati, notai e commercialisti andranno al lavoro anche durante l’emergenza coronavirus. Le attività legali e contabili, infatti, sono tra quelle che restano aperte nonostante la nuova stretta nell’ultimo decreto firmato da Conte. Lo stesso vale anche per altri liberi professionisti come architetti, ingegneri e consulenti del lavoro. Queste attività sono “servizi essenziali” e quindi devono essere garantite ai cittadini in caso di necessità, anche se non mancano le polemiche.

Sempre su indicazione del Governo, dove possibile bisogna preferire lo smart working, per evitare il contatto diretto con clienti e colleghi, tuttavia per le attività di cui sopra si tratta di ipotesi molto residuali.

A protestare sono soprattutto gli avvocati, che chiedono l’intervento immediato del Ministro Bonafede per fare chiarezza e specificare le modalità con cui l’attività legale deve essere protratta durante l’emergenza COVID-19.

Coronavirus: studi legali, commercialisti e notai sono aperti

Nel DPCM 22 marzo 2020 sono elencate le attività che restano aperte, con una nuova stretta rispetto ai decreti precedenti. Tra le attività garantite ai cittadini - nei casi di necessità ed urgenza - ci sono quelle sotto il codice ateco 69 (attività legali e contabili) quindi studi legali, notarili e commerciali. Questo significa che avvocati, notai e dottori commercialisti devono garantire il servizio ai cittadini, ma sono comunque tenuti a rispettare le misure di prevenzione e protezione imposte dalle Autorità, quindi il rispetto di accurate norme igienico-sanitarie, evitare abbracci e strette di mano e rispettare la distanza di sicurezza di almeno un metro con colleghi e clienti. Lo studio deve essere un punto di riferimento in caso di necessità, mentre per tutte le altre attività - sempre se possibile - è da preferire il lavoro agile da casa. Allo stesso modo continuano a lavorare anche consulenti del lavoro, ingegneri e architetti.

Una notizia che però non è stata accolta con piacere da moltissimi avvocati, secondo i quali l’apertura degli studi legali, oltre ad esporre al pericolo di contagio, è anche inutile poiché l’impossibilità di reperire documenti e coordinarsi con colleghi e clienti renderebbe l’attività legale inefficiente. Per questo è stato lanciato un appello al Ministro della Giustizia Bonafede per rivedere la disposizione o comunque dare indicazioni più precise sulle norme comportamentali da adottare e le ipotesi in cui lo studio legale deve assicurare il servizio.

A Milano, il Presidente dell’ordine degli avvocati Vinicio Nardo ha specificato che gli studi rimarranno aperti limitatamente alle pratiche urgenti che non possono essere rimandate perché vicine a scadenze improrogabili; si spera nell’intervento di Bonafede per uniformare le norme comportamentali a livello nazionale.

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