Coronavirus, allarme lavoro: in 60.000 rischiano di perderlo

60.000 posti di lavoro a rischio a causa del Coronavirus; tra i settori più colpiti c’è il turismo, il Governo pensa ad una soluzione.

Coronavirus, allarme lavoro: in 60.000 rischiano di perderlo

A causa del Coronavirus circa 60.000 italiani potrebbero perdere il lavoro. A darne l’allarme sono Confcommercio e Confesercenti, secondo i quali - qualora l’emergenza dovesse protrarsi oltre maggio e giugno - le conseguenze che l’epidemia potrebbe avere sull’economia italiana potrebbero essere molto gravi.

La situazione è preoccupante e il Governo dovrà assolutamente correre al più presto ai ripari se non vuole che all’emergenza sanitaria si aggiunga quella economica; perché se quanto sta succedendo in questi giorni si protrarrà ancora per settimane (o anche mesi), si assisterà ad un calo dei consumi senza precedenti che avrà ripercussioni specialmente sulle piccole e medie imprese, molte delle quali saranno costrette a chiudere.

Secondo le stime di Confesercenti a perdere il lavoro potrebbero essere circa 60.000 italiani; i settori colpiti saranno diversi, dall’agricoltura al turismo.

Emergenza Coronavirus: a rischio 60.000 posti di lavoro

Già prima del Coronavirus l’economia italiana non stava vivendo il suo miglior momento; adesso che l’epidemia è arrivata anche nel nostro Paese ecco che le conseguenze potrebbero essere essere molto pesanti.

Per Confcommercio l’impatto sul PIL, qualora la crisi dovesse protrarsi fino alla fine di giugno, potrebbe essere di circa 3 o 4 decimi di punto, per una perdita quindi che va dai 5 ai 7 miliardi di euro.

Per Confesercenti, invece, la perdita dei consumi potrebbe aggirarsi intorno ai 3,9 miliardi; un calo che subiranno particolarmente le piccole e medie imprese, per alcune delle quali sarà molto difficile risollevarsi. Tant’è che tra le conseguenze del Coronavirus potrebbe esserci la chiusura di circa 15mila piccole imprese nei vari settori economici, mettendo così a rischio 60.000 posti di lavoro.

Emergenza Coronavirus: meno opportunità di lavoro nel turismo

C’è il rischio che il Coronavirus comprometta la stagione primaverile che da sola vale il 30% del fatturato annuo nel settore del turismo. D’altronde, già in questi giorni le attività ricettive sono state travolte da molteplici richieste di disdetta delle prenotazioni; molti turisti - non sapendo quanto durerà il Coronavirus - hanno preferito annullare già da adesso la vacanza in Italia così da non correre il rischio di contagio.

A pagarne le conseguenze saranno alberghi e bed&breakfast, ma anche bar, ristoranti e attività commerciali. Già i cali registrati in questi pochi giorni sono preoccupanti, figuriamoci se l’emergenza non dovesse rientrare al più presto: molte attività potrebbero chiudere, e le opportunità di lavoro stagionali nel settore del turismo saranno molte meno rispetto a quelle degli scorsi anni.

Basti pensare a quanto successo per il Salone del Mobile, uno degli eventi più importanti tra quelli che ogni anno si tengono a Milano. Per la 59^ edizione è stato necessario un rinvio (l’evento si terrà tra il 16 e il 21 giugno), ma ciò potrebbe non essere sufficiente per evitare un calo drastico delle partecipazioni. La stima iniziale, quando il Coronavirus non era ancora arrivato in Italia, era di circa 30.000 turisti in meno; adesso la differenza rispetto allo scorso anno potrebbe farsi ancora più importante.

Emergenza Coronavirus in ogni settore: il Governo pensa ad una soluzione

Ovviamente, a soffrire maggiormente il calo dei consumi sono le zone del Nord Italia, ovvero il motore produttivo della nostra Penisola. Tra i settori colpiti c’è anche l’agricoltura; secondo Coldiretti, infatti, se si tiene conto dei soli 11 Comuni compresi nella zona rossa tra Lombardia e Veneto ci sono 500 aziende agricole che “rischiano la paralisi”.

Una situazione allarmante su cui il Governo intende intervenire al più presto. I decreti da attuare sono due: il primo - che verrà approvato in tempi brevi - riguarderà le imprese presenti nella zona rossa del contagio. Ma ci sarà anche un secondo decreto che invece interesserà le imprese di tutta Italia, volto a limitare le conseguenze dei rallentamenti inevitabili dell’economia.

Tra le misure possibili la sospensione di alcuni adempimenti fiscali e del pagamento di mutui e bollette, ma anche rendere più semplice l’accesso al fondo centrale di garanzia così da garantire la necessaria liquidità per superare questo periodo di difficoltà.

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