Buone notizie per colf e badanti, meno per le famiglie. Arrivano gli aumenti - obbligatori - di stipendio.
Buone notizie per colf e badanti e, più in generale, per tutti i lavoratori domestici. Meno per le famiglie che, dopo l’aumento già scattato a gennaio 2026 per effetto di quanto stabilito dal rinnovo contrattuale - e con un ulteriore incremento previsto per gennaio 2027 - devono ora fare i conti anche con l’aumento legato alla rivalutazione.
Come previsto dall’articolo 38 del Ccnl del lavoro domestico, infatti, lo stipendio di colf e badanti deve essere rivalutato periodicamente in base al costo della vita. Si tratta di un meccanismo di indicizzazione che consente alle retribuzioni di non svalutarsi, mantenendo così nel tempo un potere d’acquisto sostanzialmente invariato.
Un sistema che, però, pesa sulle famiglie, per le quali i costi da sostenere per pagare colf e badanti - a cui vanno aggiunti i contributi previdenziali - diventano sempre più elevati. In un contesto già segnato dall’inflazione, dunque, cresce anche la spesa per i collaboratori domestici.
Ma come cambiano gli importi? A stabilirlo è stata l’apposita commissione che, nei giorni scorsi, si è riunita presso il ministero del Lavoro e che, tenendo conto della variazione dell’indice FOI, ha disposto un aumento dei minimi contrattuali pari all’1%.
Vediamo, nella pratica, di quali cifre si tratta.
Di quanto aumentano gli stipendi di colf e badanti con la rivalutazione
L’aumento dell’1% deciso sulla base dell’indice FOI interessa tutti i livelli contrattuali del lavoro domestico e si traduce in incrementi sia sulle retribuzioni orarie sia su quelle mensili, in particolare per i rapporti di lavoro in convivenza.
Partendo dalla colf inquadrata al livello B, la paga oraria passa da 6,68 a 7,01 euro: un aumento di 33 centesimi l’ora che può sembrare irrilevante ma non è così. Basti pensare che, ad esempio, su una collaborazione di 25 ore settimanali la famiglia si troverà a spendere circa 33 euro in più al mese solo per la retribuzione, a cui andranno aggiunti i contributi.
Per la badante che assiste persone autosufficienti e per la baby sitter di livello BS, la retribuzione cresce da 7,10 a 7,45 euro l’ora, con un incremento di 35 centesimi. In questo caso, su un impiego di 30 ore settimanali, la spesa mensile aumenta di circa 45 euro.
L’incremento più consistente riguarda il livello CS, cioè l’assistenza a persone non autosufficienti: la paga oraria passa da 8,49 a 8,91 euro, con un aumento di 42 centesimi l’ora. Per chi lavora in regime di convivenza, invece, l’effetto si vede direttamente sullo stipendio mensile: l’aumento medio è di 55,98 euro, portando la retribuzione a 1.193,84 euro al mese, a cui si aggiungono le indennità di vitto e alloggio.
I prossimi aumenti previsti dal rinnovo di contratto
Ricordiamo che l’aumento legato alla rivalutazione Istat non è l’unica novità per colf e badanti. Il rinnovo del Ccnl del lavoro domestico ha infatti previsto una serie di incrementi strutturali dei minimi retributivi distribuiti su più anni.
Come anticipato, il primo scatto, pari a 40 euro lordi mensili, è già entrato in vigore a gennaio 2026. A questo seguiranno altri adeguamenti:
- 30 euro da gennaio 2027
- 15 euro da gennaio 2028
- 15 euro da settembre 2028
Nel complesso, per il livello medio BS - che corrisponde a una badante per persona autosufficiente o a una baby sitter a tempo pieno - l’aumento contrattuale porterà a un incremento di 100 euro lordi mensili a regime.
A questo valore va però aggiunto l’effetto della rivalutazione legata all’inflazione. Considerando anche i circa 135,75 euro medi riconosciuti con gli adeguamenti Istat, l’aumento complessivo dello stipendio potrà superare i 230 euro al mese nel giro di pochi anni.
Si tratta, tuttavia, di un valore indicativo: la cifra effettiva dipenderà dal livello di inquadramento, dal numero di ore lavorate e dalla tipologia di rapporto (convivente o non convivente). In ogni caso, il percorso di aumenti già avviato nel 2026 è destinato a proseguire fino al 2028, con un impatto progressivo sia sugli stipendi dei lavoratori domestici sia sui costi sostenuti dalle famiglie.
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