Contratto a tempo determinato: ecco come potrebbe cambiare con la riforma del decreto Dignità

Teresa Maddonni

8 Aprile 2021 - 10:16

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Il contratto a tempo determinato potrebbe cambiare con una possibile riforma del decreto Dignità partendo dall’eliminazione della causale per legge. Prime modifiche possibili anche nell’iter di conversione del decreto Sostegni.

Contratto a tempo determinato: ecco come potrebbe cambiare con la riforma del decreto Dignità

Contratto a tempo determinato: potrebbe cambiare con la riforma del decreto Dignità dopo l’esperienza della deroga alla causale per il rinnovo o proroga imposta dall’emergenza Covid.

Il contratto a tempo determinato nella sua forma semplificata a oggi è previsto fino al 31 dicembre con il decreto Sostegni e dopo?

Sono quattro i punti su cui si vorrebbe intervenire per modificare il contratto a tempo determinato superando la logica rigida della causale, ovvero della motivazione per il rinnovo o la proroga dopo i 12 mesi fino a un massimo di 24 mesi e la conseguente mancata trasformazione dello stesso a tempo indeterminato.

Una delle proposte di riforma al decreto Dignità che segnerebbe il cambio di passo in merito al contratto a tempo determinato è l’eliminazione delle causali per legge, che finirebbero per essere disciplinate dalla contrattazione collettiva, quindi dai singoli CCNL.

Contratto a tempo determinato: ecco come potrebbe cambiare

Il contratto a tempo determinato potrebbe cambiare con la riforma al decreto Dignità sulla base di quattro elementi fondamentali:

  • affidare le causali alla contrattazione collettiva, eliminandole per legge come prevede oggi il decreto Dignità;
  • incentivi alle aziende, sotto forma di sgravi contributivi per esempio, ad assumere a tempo indeterminato;
  • trasformare il limite massimo di durata del contratto a tempo determinato da 24 a 36 mesi;
  • eliminare i contributi addizionali quindi rendere i contratti a termine meno gravosi per i datori di lavoro.

Quattro elementi questi che dovrebbero modificare il contratto a tempo determinato strumento che si presume verrà utilizzato nella fase di ripresa del mercato del lavoro post pandemia.

Ciò su cui si vorrebbe lavorare è quindi modificare la rigidità della disciplina del contratto a tempo determinato del decreto Dignità che in parte nell’ultimo anno è stata attenuata dai decreti emergenziali.

Contratto a tempo determinato: il limite dei 36 mesi

Per il contratto a tempo determinato, come riporta Il Sole 24 Ore, si penserebbe di fissare il limite massimo di 36 mesi per il rinnovo o proroga rispetto ai 24 oggi previsti.

Sebbene come abbiamo visto questa misura potrebbe rientrare nel processo di riforma del decreto Dignità, i partiti chiedono che venga inserita nel decreto Sostegni durante la sua fase di conversione.

La proposta, come riporta il quotidiano economico, è della sottosegretaria al Lavoro della Lega Tiziana Nisini che ha presentato al ministro di via Veneto Andrea Orlando un pacchetto di misure per garantire maggiore flessibilità ai lavoratori. Nisini con la Lega ha chiesto due cose:

  • non computare per la durata dei contratti a tempo determinato le mensilità del periodo di emergenza sanitaria;
  • portare il limite massimo a 36 mesi per i rapporti di lavoro a tempo determinato instaurati entro il 31 dicembre 2022.

Anche il PD sembra propenso a un’eliminazione della rigidità delle causali perché la loro presenza non sempre garantisce una trasformazione del contratto a tempo indeterminato.

È per la trasformazione del decreto Dignità, come riporta Il Sole 24 Ore, anche Forza Italia con Paolo Zangrillo, membro della commissione Lavoro della Camera, il quale parla di flessibilità buona con l’eliminazione delle causali e la necessità della riforma perché i contratti a tempo determinato potrebbero essere lo strumento per ripartire post Covid.

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