Congedo parentale COVID-19: domanda anche con un genitore già a casa. Ecco quando

Congedo parentale COVID-19: la domanda è possibile anche se un genitore si trova già a casa. Vediamo quando e i casi in cui invece non è consentito.

Congedo parentale COVID-19: la domanda è possibile anche con un genitore già a casa, ma quando? Ovviamente quando si trovi a casa in smart working.

La circolare INPS n.45 del 25 marzo con le istruzioni per fare domanda per il congedo parentale COVID-19 straordinario non cita in modo chiaro e limpido il fatto che il congedo possa essere concesso anche nel caso in cui uno dei genitori del nucleo sia a casa per lavoro, ma è tuttavia intuibile dal momento che non rientra tra le ragioni di esclusione.

Senza contare che il lavoro seppur da casa è pur sempre lavoro, cambia solo la sede. Vediamo allora, dopo che abbiamo illustrato come fare domanda per il congedo parentale COVID-19 secondo la circolare INPS, in quali casi non sia possibile farla e perché è permesso farla anche se uno dei genitori è già a casa.

Congedo parentale COVID-19: domanda anche con un genitore a casa

Congedo parentale COVID-19: domanda possibile anche con un genitore già a casa e solo nel caso in cui questo sia per lavoro agile o smart working. Il perché lo abbiamo già spiegato.

La domanda non è tuttavia possibile farla in altri casi in cui uno dei genitori sia già a casa. Ricordiamo prima che il congedo parentale COVID-19 introdotto dal decreto Cura Italia è previsto per i lavoratori dipendenti del settore privato, dipendenti del settore pubblico, professionisti iscritti alla Gestione separata INPS, lavoratori autonomi iscritti all’INPS.

Il congedo parentale COVID-19 è di 15 giorni e uno o entrambi i genitori alternativamente possono richiederlo per figli fino ai 12 anni di età.

Per i genitori con figli disabili non vi sono limiti di età. L’indennità corrisponde al 50% della retribuzione del lavoratore (il congedo ordinario prevede il 30%). Non è inoltre cumulabile con ilbonus baby sitter.

Il congedo parentale straordinario può essere richiesto anche dai genitori con figli dai 12 ai 16 anni, ma in questo caso non è prevista indennità. Ha decorrenza al 5 marzo. In particolare la circolare INPS stabilisce che non si può fare domanda se uno dei due genitori è già a casa, fatto salvo ovviamente che lo sia per lavoro.

Nella circolare si legge infatti che il decreto-legge dispone che il congedo parentale COVID-19 sia fruibile a condizione che:

  • nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa;
  • non vi sia altro genitore disoccupato o non lavoratore.

Di conseguenza non è possibile se uno dei due genitori è già a casa perché in cassa integrazione anche in deroga, perché percettore di Naspi o anche DIS-COLL, o che sia percettore del reddito di cittadinanza per esempio. Lo stesso nel caso in cui la madre sia in maternità.

Ricordiamo altresì, come chiarisce la circolare INPS, che nel caso si stia fruendo del congedo parentale ordinario questo viene tramutato d’ufficio dall’INPS in congedo parentale COVID-19.

Congedo parentale COVID-19: l’eccezione degli autonomi

Un elemento che viene alla luce leggendo la circolare n.45 dell’INPS sul COVID-19 è che questo non prevede delle regole uguali per tutti, o meglio per gli autonomi iscritti all’INPS o professionisti iscritti alla Gestione separata (sempre INPS) è prevista un’eccezione.

Diciamo che l’indennità anche per loro, sebbene calcolata diversamente, è al 50% e per un’età dei figli anche in questo caso con il limite dei 12 anni. Per questa tipologia di lavoratori è stabilito che, come da circolare:

eventuali periodi di congedo parentale richiesti prima del 17 marzo, giorno di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 18/2020, anche se ricadenti durante il periodo di sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole, non potranno essere convertiti nel congedo COVID-19 e resteranno disciplinati, computati ed indennizzati al 30% come congedo parentale, trattandosi di due tipologie di congedi diversi.”

Questa eccezione viene ribadita anche in un messaggio INPS del 20 marzo, mentre per i dipendenti del settore privato il passaggio a congedo parentale COVID-19 avviene d’ufficio a decorrere anche dal giorno 5 marzo.

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