Congedo matrimoniale, quando e quanto spetta: requisiti, durata, richiesta e importi

Simone Micocci

9 Marzo 2022 - 23:07

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Assegno per congedo matrimoniale Inps, la guida completa per i neo sposi: ecco quanto e cosa spetta in caso di matrimonio o unione civile.

Congedo matrimoniale, quando e quanto spetta: requisiti, durata, richiesta e importi

Il congedo matrimoniale è quel periodo in cui il lavoratore che contrae matrimonio può astenersi dall’attività lavorativa percependo nel contempo un assegno sostitutivo della retribuzione a carico dell’Inps.

Tale assegno tuttavia non raggiunge il 100% della retribuzione: in molti casi, comunque, interviene il contratto nazionale stabilendo che la restante parte debba essere a carico del datore di lavoro. Alla luce di ciò, il congedo matrimoniale è un’ottima occasione per coloro che entro pochi giorni dalla data del matrimonio - generalmente 30 - decidono di partire per un viaggio di nozze o comunque di dedicarsi al partner per qualche giorno extra, anche perché questo strumento si può agganciare alle ferie.

Spetta la possibilità di richiedere il congedo matrimoniale Inps solamente ad alcune categorie di lavoratori; per chi è escluso - ad esempio colf e badanti - ci sono altri strumenti solitamente previsti dai contratti nazionali del lavoro.

In questa sede vogliamo concentrarci sull’assegno per il congedo matrimoniale riconosciuto dall’Inps, mettendo in risalto requisiti e regole per il calcolo, sia della durata che dell’importo, e provando a chiarire i dubbi che ancora oggi persistono a riguardo. Ad esempio, non è ancora chiaro entro quando è possibile beneficiare del permesso, ovvero se è possibile posticipare l’inizio del congedo matrimoniale a diversi mesi dalle nozze. È vero che secondo la normativa questo va richiesto e goduto entro 30 giorni dall’avvenuto matrimonio, tuttavia negli ultimi anni la giurisprudenza è intervenuta a riguardo stabilendo diversamente, non fissando dunque un limite ben definito.

Di questo e di altri aspetti sul congedo matrimoniale ve ne parleremo nel proseguo dell’articolo; quindi, se state per sposarvi, ma non avete ancora fatto la richiesta al vostro datore di lavoro per il congedo matrimoniale, siete nel posto giusto perché qui trovate tutte le informazioni necessarie sull’argomento.

Cos’è il congedo matrimoniale?

Introdotto in Italia nel 1937 esclusivamente a favore degli impiegati, il congedo matrimoniale nel 1941 è stato esteso anche alla classe operaia. Attualmente tutti i contratti collettivi di lavoro prevedono per il lavoratore un periodo retribuito con astensione dal lavoro in occasione del proprio matrimonio.

Non beneficiano del congedo matrimoniale i lavoratori assunti da meno di una settimana e quelli ancora in prova, mentre viene concesso anche in caso di seconde nozze.

Vi ricordiamo che il matrimonio non è l’unico caso in cui un lavoratore può usufruire di un congedo e quindi è autorizzato ad assentarsi per un breve periodo dal posto di lavoro.

Ad esempio, nel caso di una gravidanza una mamma è obbligata a rispettare il periodo del congedo di maternità. Per il padre, invece, c’è la possibilità di assentarsi dal lavoro con il congedo di paternità.

Requisiti per il congedo matrimoniale

Il beneficio in oggetto spetta a:

  • operai;
  • apprendisti;
  • lavoratori a domicilio;
  • marittimi di bassa forza;
  • dipendenti da aziende industriali, artigiani, cooperative.

Condizione essenziale è aver contratto matrimonio civile o concordatario (non spetta a chi si sposa solo in chiesa) e - come vedremo meglio nel paragrafo successivo - anche in caso di unione civile.

Ne sono esclusi, però, coloro che sono dipendenti per:

  • aziende industriali, artigiane, cooperative e della lavorazione del tabacco con qualifica di impiegati, apprendisti impiegati e dirigenti;
  • aziende agricole;
  • commercio, credito e assicurazioni;
  • enti locali e statali;
  • aziende che non versano il relativo contributo alla Cassa Unica Assegni Familiari ( CUAF ).

Come anticipato, però, per i lavoratori che ne sono esclusi solitamente interviene il contratto di categoria, il quale prevede delle forme diverse di congedo matrimoniale.

L’Inps riconosce la possibilità di fruire di tale congedo anche ai disoccupati, a patto che questi possano dimostrare che nei 90 giorni precedenti al matrimonio, o unione civile, hanno lavorato per almeno 15 giorni alle dipendenze di aziende industriali, artigiane o cooperative.

Congedo matrimoniale anche per unioni civili?

Con l’approvazione della Legge Cirinnà si è aperto un nuovo dibattito sul congedo matrimoniale: le coppie omosessuali, infatti, si sono chieste se anche loro hanno diritto ad assentarsi dal lavoro in caso di unione civile.

Un dubbio lecito, dal momento che ci sono delle differenze tra il matrimonio civile e la coppia di fatto. Fortunatamente è intervenuto l’Inps, il quale ha fatto chiarezza sulla questione ricordando che la legge sulle unioni civili equipara le coppie di fatto a quelle unite in matrimonio, anche dal punto di vista previdenziale.

Di conseguenza, anche una coppia che si unisce civilmente ha diritto al congedo matrimoniale. Le norme sono le stesse del congedo Inps riconosciuto ai neo-sposini: quindi sarà possibile assentarsi dal lavoro per 15 giorni consecutivi di calendario, i quali saranno regolarmente retribuiti.

Durata del congedo matrimoniale

Il congedo matrimoniale ha una durata di 15 giorni di calendario (a tal fine si deve contare anche il week end ed eventuali altri giorni non lavorativi) che devono essere fruiti consecutivamente in quanto non è possibile suddividerli.

A livello legislativo, infatti, esiste una disparità di durata tra impiegati e operai, tuttavia i contratti collettivi hanno uniformato il trattamento portando il congedo per gli operai (pari ad 8 giorni) a 15 giorni come per gli impiegati.

I contratti nazionali del lavoro, in base alle diverse qualifiche e al settore produttivo di appartenenza, possono prevedere una durata diversa per il congedo matrimoniale.

Quando si può chiedere il congedo matrimoniale

I giorni di congedo matrimoniale devono essere richiesti in occasione del matrimonio e bisogna goderne immediatamente rispetto alla data delle nozze o quanto meno in un tempo ravvicinato.

Questo significa che se ci si sposa di sabato, il congedo matrimoniale dovrà essere richiesto a partire dal lunedì successivo.

La richiesta del permesso matrimoniale deve essere avanzata dal lavoratore indicando i giorni di congedo con congruo preavviso (solitamente almeno 6 giorni prima dal suo inizio).

Al rientro sul posto di lavoro, inoltre, il lavoratore è tenuto, entro il termine di 60 giorni, a fornire la copia del certificato di matrimonio.

In linea generale, non si può fruire del congedo matrimoniale nel periodo delle ferie o in quello di preavviso di licenziamento.

Qualora per motivi connessi all’organizzazione e produzione dell’azienda non si possa fruirne in occasione del matrimonio, il periodo di congedo sarà concesso o completato entro i 30 giorni successivi alla celebrazione del matrimonio.

Bisogna sottolineare che il congedo matrimoniale spetta nel caso di matrimonio con validità civile, quindi non c’è l’obbligo di sposarsi in Chiesa. Ciò significa che è possibile richiedere il congedo matrimoniale anche nel caso di seconde nozze. Non ci sono neppure differenze tra i lavoratori a tempo determinato e quelli a tempo indeterminato.

È obbligatorio usufruirne entro i 30 giorni dal matrimonio?

Come abbiamo appena visto il congedo matrimoniale va usufruito entro il 30° giorno successivo alla data del matrimonio. Può capitare però che una coppia di sposi, per diversi motivi, vogliano utilizzarlo dopo diversi mesi, ad esempio se il viaggio di nozze è in programma oltre il 30° giorno.

Cosa succede in questo caso? È opinione condivisa che il congedo di matrimonio non possa essere rinviato, tuttavia la Corte di Cassazione ha dichiarato il contrario. Con la sentenza del 6 giugno 2012 - la numero 9150 - ha infatti dichiarato che rinviare il congedo matrimoniale è possibile poiché anche se trova la sua giustificazione nel matrimonio non è necessario che il computo della decorrenza scatti dal 1° giorno delle nozze.

L’unica cosa fondamentale è quella per cui il congedo sia legato al matrimonio e non sia scisso da esso. Per evitare di perdere questo beneficio, però, vi consigliamo di parlarne sempre con il vostro datore di lavoro, perché ci sono alcuni CCNL dove è stabilito chiaramente che il congedo matrimoniale va usufruito nel mese successivo alle nozze.

Vedrete però che esponendo le vostre necessità al datore di lavoro riuscirete a trovare un accordo così da sfruttare i giorni di permesso quando meglio credete.

Assegno per congedo matrimoniale: quanto spetta

Il periodo di congedo matrimoniale viene anticipato interamente dal datore di lavoro, il quale poi ne ottiene il rimborso dall’Inps.

Per gli operai dipendenti da aziende industriali, artigiane o cooperative il congedo viene retribuito mediante un assegno a carico dell’INPS, d’importo pari a 7 giorni di lavoro; dalla retribuzione giornaliera si detrae però la percentuale a carico del lavoratore pari al 5,54%. Come detto in precedenza, comunque, la contrattazione collettiva impone al datore di lavoro l’integrazione dell’assegno al fine di garantire all’operaio la normale retribuzione per il periodo di 15 giorni.

Per i lavoratori a domicilio, invece, l’assegno è pari a 7 giornate di guadagno medio giornaliero; mentre per i marittimi è pari a 8 giornate di salario medio. In entrambi i casi si sottrae la quota a carico del lavoratore, pari al 5,54%.

L’importo percepito è cumulabile con l’indennità Inail per infortunio sul lavoro, fino al raggiungimento dell’importo che sarebbe spettato a titolo di retribuzione. Non è invece cumulabile con eventuali prestazioni di:

  • malattia,
  • maternità,
  • cassa integrazione ordinaria e straordinaria,
  • trattamenti di disoccupazione ( NASpI ).

Il lavoratore può rinunciarci?

Non c’è una norma che obbliga il lavoratore ad usufruire dei giorni del congedo matrimoniale. Questo, quindi, può rinunciarci, oppure usufruirne solo in parte.

Su questo punto ci sono state diverse pronunce della giurisprudenza che obbligano il datore di lavoro a retribuire i giorni del congedo matrimoniale, anche nel caso in cui sia stato il dipendente a decidere di riprendere anticipatamente l’attività lavorativa.

Congedo matrimoniale per seconde nozze: è concesso?

C’è un solo caso in cui al lavoratore non spetta il congedo matrimoniale: quello in cui le nozze abbiano una valenza meramente religiosa, senza alcun effetto civile.

Non ci sono altre situazioni in cui il datore di lavoro può rifiutarsi di concedere i 15 giorni di congedo al lavoratore che ha convolato a nozze, neppure se non si tratta del primo matrimonio. Il requisito fondamentale per usufruire di questo diritto, infatti, è che il matrimonio sia stato celebrato con rito civile.

Quindi, anche se dopo il divorzio non ci si può risposare in Chiesa, sempre se non si richieda l’annullamento alla Sacra Rota, ci si può comunque sposare nuovamente in Comune e ciò è sufficiente per presentare la richiesta per il congedo.

Di conseguenza, anche se l’azienda alla quale viene presentata la richiesta è la stessa della prima volta, questa non può esimersi dalla concessione del beneficio.

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