Comunione o separazione dei beni: quale conviene?

Matrimonio, qual è il regime patrimoniale più conveniente? Guida alla scelta tra comunione dei beni e separazione dei beni: ecco qual è la decisione migliore per gli sposi.

Comunione o separazione dei beni: quale conviene?

Comunione dei beni o separazione dei beni? Quando si decide di sposarsi oltre ad individuare la location e ad effettuare la lista degli invitati, bisogna prendere un’importante scelta sul regime patrimoniale da adottare.

Se si preferisce la comunione dei beni non bisogna darne comunicazione perché questa si applica automaticamente, viceversa se si opta per la separazione dei beni.

Decidere tra l’opzione “beni separati” e “beni condivisi” può essere un bel problema, perché in base al regime patrimoniale che si sceglie il matrimonio produrrà determinati effetti.

Quali sono le differenze tra comunione e separazione dei beni? Vediamolo di seguito:

  • comunione dei beni: tutti i beni acquistati dopo le nozze - con particolari eccezioni - sono di proprietà di entrambi i coniugi. Lo stesso vale per i debiti;
  • separazione dei beni: ciascuno dei coniugi dispone della proprietà esclusiva dei beni acquistati sia prima che dopo il matrimonio.

Sono gli articoli 143 e 147 del Codice Civile a stabilire quali sono gli oneri economici per entrambi gli sposi, sia nei confronti dei figli che della famiglia. Il nostro sistema lascia però la piena libertà agli sposi su quale regime patrimoniale scegliere per adempiere al meglio al proprio dovere: comunione dei beni da una parte, separazione dell’altra.

Si tratta di una scelta molto importante da fare con consapevolezza. Prima di capire se è meglio la comunione o la divisione dei beni, infatti, gli sposi devono considerare una serie di fattori e probabili conseguenze.

Questo articolo vuole rispondere in maniera chiara ed esaustiva ai dubbi che attanagliano le coppie che si devono sposare nella scelta tra comunione e divisione dei beni. Cominciamo a vedere quando si deve scegliere, cosa prevede e quali sono gli effetti di questa scelta.

Quando comunicare la propria decisione

Come abbiamo visto nella nostra guida al matrimonio, alla fine di tutte le procedure è possibile scegliere il tipo di regime patrimoniale da applicare: la comunione dei beni o la separazione dei beni.

D’altronde il matrimonio è un contratto, e come tale prevede anche dei punti che sanciscono gli oneri economici e patrimoniali di marito e moglie nei confronti della famiglia e dei figli.

La legge consente entrambi i regimi, ma ci sono delle differenze sostanziali. Ecco perché i futuri marito e moglie devono ponderare bene la decisione di condividere o separare i beni in loro possesso, e sarebbe conveniente pensarci ancor prima di giungere all’altare.

La scelta della comunione o della separazione dei beni può essere effettuata sia nel caso di rito civile in Comune sia in sede di matrimonio in chiesa, ma non è obbligatoria.

Al termine della cerimonia il sacerdote o l’ufficiale di stato civile annoteranno la decisione sull’atto di matrimonio e, nel caso in cui gli sposi non sappiano cosa scegliere, per legge la decisione partirà in automatico e sarà quella della comunione dei beni.

Si tratta comunque di una situazione modificabile: scegliere in un primo momento la comunione dei beni non implica che non si potrà passare, se lo si preferisce in seguito, alla separazione dei beni. La scelta del regime patrimoniale infatti potrà essere cambiata in qualsiasi momento nel corso della vita matrimoniale con un atto pubblico davanti a un notaio.

Tuttavia, per evitare qualsiasi problema o perdite di tempo e soldi in futuro, è meglio rifletterci attentamente prima di compiere il grande passo. È meglio la separazione o la comunione dei beni? Che differenza c’è tra le due? Facciamo chiarezza e vediamo i casi in cui è consigliabile optare per l’una o per l’altra.

Gli effetti della scelta

Gli aspetti patrimoniali che vengono disciplinati dal matrimonio e per i quali si può definire un regime di divisione o comunione sono:

  • la partecipazione alla spese comuni, e cioè i criteri con cui ciascun partner ha obblighi di contribuzione reciproca nelle spese comuni o nell’attività lavorativa domestica ed extradomestica;
  • le modalità di attribuzione della proprietà dei beni che vengono acquistati nel corso della convivenza;
  • i criteri d’uso della casa utilizzata come residenza comune, sia nel caso di immobile di proprietà di uno solo dei due sia nel caso di affitto (e quindi di entrambi);
  • il modo in cui vengono definiti i reciproci rapporti patrimoniali in caso di separazione o divorzio, così da evitare, al momento della cessazione della convivenza, eventuali discussioni o rivendicazioni che difficilmente potrebbero trovare un accordo.

Comunione dei beni conviene? Ecco come funziona

La comunione dei beni tra coniugi stabilisce che gli acquisti fatti nel corso della convivenza entreranno a far parte del patrimonio comune della coppia e ognuno dei partner avrà diritto al 50% dei beni.

La comunione dei beni non comprende tutto ciò che appartiene distintamente ai due coniugi, perché questa tipologia di regime patrimoniale va a disciplinare 3 macrocategorie di beni:

  • i beni che rientrano immediatamente nel regime della comunione: i risparmi di ciascun coniuge messi da parte durante la vita matrimoniale; gli acquisti effettuati nel corso della convivenza; le aziende costituite e gestite da entrambi; i debiti; gli utili e gli incrementi delle aziende in comprorpietà);
  • i beni che vi rientrano in via residuale, ovvero in caso di scioglimento della comunione stessa: redditi personali; frutto dei beni dei coniugi;
  • i beni personali che non rientrano in comunione: quelli di uso strettamente personale; la pensione; i beni acquistati o ricevuti prima del matrimonio...

Per maggiori dettagli leggi Matrimonio: come funziona la comunione dei beni?

La comunione dei beni prevede che entrambi i coniugi possono amministrare i beni comuni in maniera autonoma, ma nel caso di atti che eccedono l’ordinaria amministrazione (ad esempio se uno dei due vende casa di sua spontanea volontà) ci deve essere il consenso dell’altro.


In mancanza di accordo, l’eventuale atto sarà reso annullabile qualora siano in oggetto beni mobili e immobili iscritti nei pubblici registri.

Separazione dei beni conviene? Ecco come funziona

Scegliendo la separazione dei beni gli sposi mantengono l’esclusiva titolarità dei beni acquistati sia prima che dopo il matrimonio; ciò che si è creato insieme viene invece diviso in parti uguali.

Con questo regime solo il coniuge proprietario dei beni ha diritto al godimento e all’amministrazione dei beni, ma quest’ultima può anche essere assegnata al partner tramite una procura.

Per cointestare un bene una volta che si è scelta la separazione, bisognerà dichiarare esplicitamente questa volontà all’atto di acquisto, indicando anche la quota di comproprietà da assegnare.

La separazione dei beni prevede comunque che, in base alle necessità della famiglia, i componenti della coppia abbiano l’obbligo di contribuire alle spese in modo proporzionale alle proprie possibilità.

Comunione e separazione dei beni in caso di divorzio

Se si decide di divorziare cosa succede in caso di comunione dei beni? E se si è scelto la separazione dei beni?

In linea generale i due orientamenti e le regole viste vengono rispettati nel caso in cui la coppia che si separa o divorzia non ha figli. Quindi tutto ciò che è stato acquistato dalla coppia dopo il matrimonio verrà equamente ripartito se l’atto prevede la comunione dei beni. In caso contrario il singolo coniuge sarà l’unico titolare dei beni acquistati sia prima che dopo le nozze, mentre ciò che si è costruito insieme sarà equamente diviso.

Se ci sono figli di mezzo, però, le cose cambiano. Quando ci si separa o si divorzia, oltre al patrimonio anche la casa è uno dei principali motivi di disputa. La casa verrà assegnata nella quasi totalità dei casi al genitore a cui vengono affidati i figli, anche se è stata scelta la separazione dei beni.

Cosa scegliere?

Ora che abbiamo visto come funzionano la comunione e la separazione dei beni, quale scegliere quando ci si sposa? Quando è consigliata la divisione e quando la condivisione?

Ricapitolando, scegliendo la formula della comunione dei beni, tutti i beni acquistati dopo il matrimonio diventano di entrambi: case, automobili, terreni, utili e rendimenti bancari appartengono a entrambi i coniugi. Peseranno su entrambi, però, anche i debiti di qualsiasi tipo e un’eventuale ipoteca sulla casa…

Si consiglia la comunione dei beni nel caso in cui il matrimonio vada a gonfie vele, non si prevedano situazioni di conflitto come separazioni o divorzi e si disponga comunque di beni acquistati prima del matrimonio. Chi non dovrebbe optare per la comunione dei beni sono le persone particolarmente facoltose, che potrebbero correre il rischio che il coniuge se ne approfitti.

Dall’altro lato abbiamo la separazione dei beni, anch’essa dotata di pro e contro. Il regime separato può sembrare un atto poco amorevole e poco fiducioso nei confronti del partner, però ha diversi vantaggi, prima fra tutti quello di scongiurare ogni tipo di conflitto insormontabile nel caso di rottura del matrimonio.

La separazione dei beni conviene soprattutto quando:

  • uno dei due coniugi ha usufruito degli sconti sulle imposte prima casa e vuole mantenere l’immobile: la famiglia potrà acquistare un’altra casa e godere ugualmente delle agevolazioni;
  • uno dei due ha un’impresa commerciale: in caso di fallimento o debiti, il coniuge e i suoi beni non vengono coinvolti;
  • uno dei due ha figli da un altro matrimonio: se dovesse morire la separazione dei beni eviterebbe al coniuge rimasto in vita di litigare con i figli dell’altro per l’eredità.

In ogni caso lo svantaggio della separazione dei beni è che viene tutelato poco il più debole della coppia sul piano economico. Tuttavia si può ovviare a questo problema attraverso donazioni, polizze o testamenti a favore del coniuge.

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