Come pagare meno tasse

Vincenzo Delli Priscoli

20 Giugno 2021 - 06:09

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Pagare meno tasse in modo lecito è possibile per un professionista titolare di partita Iva. Ecco come fare.

Come pagare meno tasse

Pagare meno tasse è possibile.

Aprire una partita Iva appare sempre più un atto eroico in quanto i ricavi sono tutti da conquistare giorno per giorno, mentre dalle tasse da pagare di certo non si scappa.

Eppure esistono dei piccoli accorgimenti che, se utilizzati a dovere, permettono di alleggerire il carico fiscale in maniera legale e legittima.
Vediamo quali sono.

Come pagare meno tasse con la scelta del regime forfettario

La Legge 190/2014 ha introdotto il cosiddetto «regime forfettario». Tale regime fiscale è accessibile dalle partite Iva con un reddito annuo non superiore a 65.000,00 euro alle quali si applica un’aliquota del 15% (che si abbassa al 5% nei primi 5 anni di attività).

Tale aliquota non si applica sull’ammontare complessivo dei ricavi, bensì sul coefficiente di redditività stabilito dalla suddetta legge per ogni categoria professionale.

Il coefficiente di redditività per le attività professionali è pari al 78%. Se, ad esempio, un avvocato nel 2020, ha fatturato 30.000,00 euro, calcolerà l’aliquota su 23.400,00 euro (il 78% di 30.000,00 euro) e quindi dovrà versare:

  • 3.510,00 euro (il 15% di 23.400,00 euro) se è almeno al sesto anno di attività professionale;
  • 1.170,00 euro (il 5% di 23.400,00 euro) se è nei primi cinque anni di attività.


    Per capire quanto sia conveniente tale regime fiscale basti pensare che l’aliquota ordinaria più bassa dell’Irpefè del 23% per i redditi fino a 15.000,00 euro.

Come pagare meno tasse con una corretta gestione dei costi

Molte partite Iva non curano in maniera precisa e dettagliata i costi inerenti alla propria attività.

Il principio di inerenza è una clausola generale dell’ordinamento tributario ricavabile dall’articolo 109, comma 5, del TUIR (Testo unico delle imposte sui redditi).

Il concetto di inerenza è stato oggetto di una complessa evoluzione; infatti, in una prima fase, l’inerenza veniva intesa in maniera rigida ed era limitata solamente ai costi che rendevano possibile direttamente la produzione.
In seguito tale concetto è stato allargato ed i costi non devono far riferimento ai ricavi conseguiti, ma all’attività dell’impresa nel suo complesso.

Una partita Iva sostiene dei costi (biglietto del treno, l’aggiornamento professionale, il pranzo al ristorante, il rifornimento di carburante solo per citarne alcuni) che sono caratterizzati da importi magari di entità non così rilevante, ma se sommati a fine anno possono formare un importo abbastanza rilevante.

Per poter sottrarre dal reddito tali costi in quanto oneri deducibili è necessario che il costo sia effettivamente sostenuto dal lavoratore autonomo titolare di partita Iva e documentato da una fattura o dal cosiddetto “documento commerciale”, ossia lo scontrino con l’indicazione della partita Iva del professionista.

Per il professionista sono deducibili dal reddito imponibile tutte le spese sostenute nell’esercizio della propria attività ed inerenti alla stessa, come ad esempio:

  • l’acquisto di libri e di riviste professionali;
  • i corsi di aggiornamento professionale;
  • l’acquisto di materiale di cancelleria e di valori bollati;
  • i costi per lavoro dipendente e prestazioni di lavoro autonomo occasionale;
  • l’acquisto di beni strumentali per l’esercizio dell’attività professionale.

Quali sono i costi parzialmente deducibili per una partita Iva?

Oltre ai costi totalmente deducibili, vi sono altre categorie di spese sostenute dalle partite Iva che il legislatore consente di dedurre dal reddito soltanto in maniera parziale.
Il principio di fondo è che tali costi sono sostenuti sia per l’esercizio della propria attività professionale, dunque sono inerenti alla stessa, sia per fini personali che esulano dalla propria professione. Per tale ragione il legislatore prevede una deducibilità parziale calcolata in maniera forfettizzata.
Se ad esempio il professionista titolare di partita Iva decide di destinare la propria abitazione anche a luogo di esercizio della propria attività, l’utilizzo promiscuo dell’immobile permette di dedurre al 50% i costi sostenuti per l’acquisto, l’affitto o le spese di gestione dell’immobile, a condizione che l’immobile sia intestato al professionista.

Un altro caso di costi parzialmente deducibili riguarda l’autovettura del professionista.
Infatti, le spese per l’autovettura che riguardano i costi di manutenzione e la spesa per acquisto di carburanti (documentata con scheda carburante), sono deducibili al 20%.

Invece i costi legati ai telefoni cellulari sono parzialmente deducibili. In questo caso tali costi sono deducibili nella misura dell’80%.

Anche le spese per alberghi e ristoranti sono parzialmente deducibili dal reddito se sostenute nell’ambito della propria attività professionale.
Dunque sono deducibili le spese di vitto e alloggio al 75% del loro ammontare, se il totale delle spese sostenute nell’anno non sia maggiore del 2% dei compensi percepiti nell’anno di imposta e sempre che tali spese siano regolarmente e singolarmente documentate da una fattura.

Infine i costi sostenuti per viaggi turistici per attività promozionali, oppure i costi sostenuti per feste, ricevimenti, inaugurazioni, mostre e fiere sono considerati deducibili se sono inerenti all’attività professionale svolta e nel limite del 1% dei compensi percepiti.

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