Come diminuire il cuneo fiscale dei dipendenti: 4 consigli per le aziende

Paolo Ballanti

25/05/2023

Compito del professionista e di quanti si occupano dell’elaborazione paghe - gestione del personale è fornire all’azienda i consigli necessari per diminuire il cuneo fiscale dei lavoratori dipendenti

Come diminuire il cuneo fiscale dei dipendenti: 4 consigli per le aziende

Il cuneo fiscale è un indicatore che misura la differenza tra il costo totale sostenuto dal datore di lavoro ed il compenso netto a beneficio del dipendente.

Le componenti che formano il cuneo fiscale sono rappresentate da Irpef, addizionali regionali e comunali, contributi previdenziali ed assistenziali a carico del lavoratore e del datore di lavoro.

Considerata la presenza di voci che, in busta paga, sono trattenute al dipendente e ne diminuiscono pertanto il netto spettante, più il cuneo fiscale è elevato maggiore è il peso di contributi e tasse sui compensi dei lavoratori.

Negli ultimi anni l’obiettivo del legislatore è stato quello di mettere in campo una serie di misure atte a diminuire il cuneo fiscale, a beneficio dei lavoratori dipendenti.

Compito del professionista ed in generale di quanti si occupano dell’elaborazione paghe e gestione del personale è fornire una serie di consigli alle aziende al fine di sfruttare al meglio gli strumenti normativi e diminuire così il cuneo fiscale per i dipendenti.

1) Verificare la quota di contributi previdenziali e assistenziali a carico del lavoratore

I contributi previdenziali ed assistenziali destinati all’Inps sono a carico di:

  • lavoratore, attraverso una trattenuta in busta paga operata dall’azienda;
  • azienda (per la quota più rilevante) da versare con modello F24 insieme ai contributi a carico del lavoratore.

Dal momento che i contributi a carico del dipendente incidono sul netto in busta paga è opportuno verificare che la percentuale da applicare sulla retribuzione imponibile ai fini previdenziali sia quella corretta.

A tal proposito l’Inps mette a disposizione un servizio online che, partendo dall’inquadramento dell’azienda e dal numero di dipendenti occupati, restituisce l’aliquota previdenziale da assumere per il calcolo dei contributi carico azienda e dipendente.

Il servizio in questione è raggiungibile collegandosi a «Inps.it - Imprese e Liberi Professionisti - Accesso ai servizi per aziende e consulenti».

Una volta effettuato l’accesso con le credenziali Spid, Cie o Cns, è necessario selezionare «UNIEMENS - Calcolo aliquote contributive».

2) Verificare che tutti i neo assunti abbiano la riduzione contributi IVS

È opportuno consigliare all’azienda di verificare che tutti i lavoratori neo assunti abbiano attivata, all’interno del software paghe, l’opzione per beneficiare della riduzione dei contributi IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti) a carico dei dipendenti stessi.

In via eccezionale, per i periodi di paga dal 1° gennaio 2023 al 31 dicembre 2023, i lavoratori hanno infatti diritto ad un esonero sulla quota dei contributi previdenziali IVS pari a:

  • 2% se la retribuzione imponibile ai fini previdenziali non eccede l’importo di 2.692,00 euro;
  • 3% se la retribuzione imponibile ai fini previdenziali non eccede l’importo di 1.923,00 euro.

La retribuzione imponibile dev’essere comunque parametrata su base mensile per 13 mensilità.

A norma di quanto previsto dal recente Decreto Lavoro (D.L. 4 maggio 2023 numero 48) la percentuale di esonero sulla quota dei contributi previdenziali passa dal 1° luglio 2023 al 31 dicembre 2023 a:

  • 6% se la retribuzione imponibile non eccede i 2.692,00 euro;
  • 7% se la retribuzione imponibile non eccede i 1.923,00 euro.

Quest’ultimo aumento non si estende tuttavia al rateo di tredicesima. Ciò significa che la riduzione dei contributi sul rateo di mensilità aggiuntiva resta pari alle percentuali già vigenti, pari al 2 - 3%.

3) Verificare l’applicazione del trattamento integrativo

L’azienda o coloro che si occupano dell’elaborazione delle buste paga è opportuno che verifichino il riconoscimento in cedolino del trattamento integrativo in favore dei dipendenti che:

  • rientrano nelle condizioni reddituali richieste dalla normativa;
  • non abbiano rinunciato al trattamento integrativo;
  • non abbiano richiesto l’applicazione del trattamento integrativo in sede di conguaglio di fine anno / fine rapporto.

La normativa (articolo 1, comma 1, Decreto - legge 5 febbraio 2020 numero 3) dispone che, in assenza di disposizioni contrarie da parte del lavoratore dipendente, in presenza di un reddito complessivo nel periodo d’imposta non superiore a 15 mila euro, il datore di lavoro è tenuto a riconoscere in busta paga un credito d’imposta pari a 1.200 euro netti annui (100 euro medi mensili).

La casistica in questione non interessa quanti hanno un reddito superiore a 15 mila euro ma pari o inferiore a 28 mila euro. In tal caso l’applicazione del trattamento integrativo è garantita direttamente in sede di dichiarazione dei redditi (modello 730 o Redditi Persone Fisiche) a patto che la somma di una serie di detrazioni (elencate all’articolo 1, comma 1, D.L. numero 3/2020) sia di ammontare superiore all’Irpef lorda.

In caso positivo, il trattamento integrativo è riconosciuto per una somma pari alla differenza tra le detrazioni sopra indicate e l’Irpef lorda. In ogni caso, il trattamento integrativo non può eccedere i 1.200 euro annui.

4) Accertarsi che le detrazioni da lavoro dipendente siano effettivamente riconosciute

Obiettivo delle detrazioni è abbattere l’Irpef lorda, calcolata in base al reddito totalizzato dal contribuente.

Tra i vari tipi di detrazioni esistenti, quelle da lavoro dipendente spettano in ragione delle spese che il contribuente è chiamato a sostenere per rendere la prestazione lavorativa. Si pensi ai costi legati ai mezzi di trasporto privati (auto) e/o pubblici.

L’importo riconosciuto a titolo di detrazione varia in funzione del reddito complessivo del contribuente:

  • Reddito non superiore a 15 mila euro, detrazione complessiva pari a 1.880,00 euro;
  • Reddito complessivo compreso tra 15 mila e 28 mila euro, detrazione pari a 1.910 + [1.190 * (28.000 - reddito complessivo) / 13.000];
  • Reddito complessivo tra 28 mila e 50 mila euro, detrazione pari a 1.910 * [(50.000 - reddito complessivo) / 22.000];
  • Reddito complessivo oltre 50 mila euro, detrazione pari a 0.

Viene inoltre riconosciuto un importo aggiuntivo di 65 euro per i redditi superiori a 25 mila euro ma non eccedenti i 35 mila euro.

È opportuno precisare che gli importi detraibili devono essere rapportati ai periodi lavorati nell’anno. Per i contribuenti che si collocano nella fascia reddituale fino a 15 mila euro, l’ammontare della detrazione effettivamente spettante non può essere inferiore a 690 euro, somma aumentata a 1.380 euro per i rapporti di lavoro a tempo determinato.

Al pari del trattamento integrativo anche le detrazioni da lavoro dipendente devono essere riconosciute in automatico dal datore di lavoro in busta paga, a meno che il dipendente non vi rinunci o ne chieda l’applicazione in sede di conguaglio di fine anno/fine rapporto.

L’azienda è pertanto chiamata a verificare che tutti i dipendenti potenzialmente beneficiari delle detrazioni abbiano attivata, all’interno del software paghe, la relativa opzione.