Cos’è il “cuneo fiscale” e perché bisogna ridurlo

Cos’è il cuneo fiscale? Il tema è al centro della discussione sulla riforma fiscale della Legge di Bilancio 2020. Vediamo perché è importante ridurlo e cosa cambierebbe per la busta paga dei lavoratori.

Cos'è il “cuneo fiscale” e perché bisogna ridurlo

Cos’è il cuneo fiscale? In tanti se lo saranno chiesto a fronte delle dichiarazioni dei due Vice Premier, Salvini e Di Maio, sulla riforma della tassazione dei redditi da lavoro attesa in Legge di Bilancio 2020.

La riduzione del cuneo fiscale è al primo posto nella classifica degli impegni che l’Italia intende affrontare e la riduzione del costo complessivo del lavoro sarà uno dei punti cardine della Legge di Bilancio allo studio di Lega e M5S.

Bisogna rilanciare le imprese e l’occupazione, bisogna far sì che l’Italia torni ad essere “una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, come recita l’art.1 della nostra Costituzione, per fare ciò l’abbassamento del cuneo fiscale deve essere, secondo sindacati e Confindustria, una priorità dell’Esecutivo.

Non è certo ora la prima volta che si parla di taglio al cuneo fiscale. Si attendevano novità già con la scorsa Manovra, ma l’unico intervento in merito è stato rappresentato dal taglio delle tariffe Inail che poco ha inciso sulla complessa materia del costo del lavoro.

Ora la promessa è che si arrivi ad una soluzione più decisa con la Legge di Bilancio 2020.

Prima di entrare nel merito della situazione occorre però comprendere cosa sia il cuneo fiscale e quale situazione debbano attualmente affrontare lavoratori e imprese.

Cuneo fiscale: cos’è?

Per cuneo fiscale s’intende la somma delle imposte (dirette, indirette, contributi previdenziali) che pesano sul costo del lavoro, sia per quanto riguarda i datori di lavoro, sia per quanto riguarda i dipendenti e i liberi professionisti.

Parlando in parole povere, il cuneo fiscale non è altro che la differenza tra lo stipendio lordo versato dal datore di lavoro e la busta paga netta incassata dai dipendenti.

Le imposte considerate nel calcolo sono quelle che gravano sia sui datori di lavoro che sui lavoratori dipendenti, autonomi o liberi professionisti.

Cos’è il Cuneo fiscale? La situazione italiana. L’ultimo rapporto Istat: differenza tra stipendio netto, stipendio lordo e costo azienda

Per quanto riguarda l’Italia per fare il punto della situazione occorre fare riferimento ai più recenti dati forniti dall’Istat. Per esempio il “Rapporto sulle condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie” pubblicato nello scorso dicembre e relativo all’anno 2016.

Secondo questo studio, nel 2016 il cuneo fiscale e contributivo è stato pari al 46,0% del costo del lavoro, in lieve calo rispetto agli anni precedenti (46,2% nel 2014, 46,7% nel 2012).

Il costo del lavoro, che è dato dalla somma delle retribuzioni lorde dei lavoratori e dei contributi sociali a carico dei datori di lavoro, dal 2006 al 2015 mostra un andamento crescente segnato dalla riforma delle aliquote fiscali e contributive nel 2007, a cui è seguito un costante incremento del carico contributivo e delle imposte soprattutto per la crescita delle addizionali regionali e comunali. Si veda a questo proposito il seguente grafico tratto sempre dallo studio Istat:

Nel 2015 il costo del lavoro risulta pari in media a 32.000 euro.

La retribuzione netta che resta a disposizione del lavoratore rappresenta poco più della metà del totale del costo del lavoro (54%, pari a 17.270 euro).

La parte rimanente (46,0%, ossia 14.729 euro) costituisce il cuneo fiscale e contributivo, ossia la somma dell’imposta personale sul reddito da lavoro dipendente e dei contributi sociali del lavoratore e del datore di lavoro.

In altre parole, affinché un lavoratore possa percepire 1.000 euro, l’azienda deve spenderne poco meno di 1.900 (quindi circa il doppio) tra stipendio netto, imposte, contributi previdenziali e assicurazione Inail.

La componente più elevata del cuneo fiscale e contributivo è costituita dai contributi sociali dei datori di lavoro (25,4%) mentre il restante 20,6% risulta a carico dei lavoratori: il 14,0%, sotto forma di imposte dirette e il 6,6% di contributi sociali.

Cuneo fiscale in Italia: differenze territoriali e di genere

Il costo del lavoro risulta più elevato al Nord rispetto alle altre ripartizioni e la quota di retribuzione netta a disposizione del lavoratore raggiunge, infatti, il valore minimo del 52,6% nel Nord-ovest.

Per quanto riguarda le percettrici di reddito da lavoro dipendente, il costo del lavoro è circa il 75% di quello dei dipendenti e la retribuzione netta è pari al 79,3% di quella maschile.

Cuneo fiscale: gli ultimi dati ISTAT disponibili
Rapporto Istat sulle condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie

Cuneo fiscale: trend decennale e speranze per il futuro

Altri dati molto interessanti, anche se un pò datati ormai sono quelli di uno studio Ocse del 2015.

Secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, nel corso del decennio compreso tra il 2002 ed il 2012 - quindi in una fase economica che ha visto due diverse congiunture, favorevole e sfavorevole - il cuneo fiscale italiano è aumentato dell’1% nonostante l’emergenza occupazione, soprattutto giovanile, dilagante nel Paese.

Ciò diventa ancora più grave se pensiamo che, mentre in Italia il cuneo si ampliava, nello stesso arco di tempo gli altri Paesi competitori attuavano una generale riduzione dello 0,9% per andare incontro alle esigenze di imprese e lavoratori.

Leggendo questi dati appare chiaro come delle misure volte a ridurre il cuneo fiscale possano essere molto importanti per il Paese.

Di Maio ha promesso di metterle in atto entro il prossimo autunno, con l’approvazione della Legge di Bilancio. Staremo a vedere...

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