Cos’è il “cuneo fiscale” e perché Di Maio lo vuole ridurre

Cuneo fiscale: cos’è e perché Di Maio lo vuole ridurre? Cosa cambierebbe per la busta paga dei lavoratori?

Cos'è il “cuneo fiscale” e perché Di Maio lo vuole ridurre

Negli ultimi giorni si parla molto di cuneo fiscale.

Il Governo Conte lo mette al primo posto nella classifica degli impegni che l’Italia intende affrontare e la riduzione del costo complessivo del lavoro sarà uno dei punti cardine della Legge di Bilancio allo studio di Lega e M5S.

Bisogna rilanciare le imprese e l’occupazione, bisogna far sì che l’Italia torni ad essere “una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, come recita l’art.1 della nostra Costituzione, per fare ciò l’abbassamento del cuneo fiscale deve essere, secondo sindacati e Confindustria, una priorità dell’Esecutivo.

Il vice premier e ministro del lavoro Luigi Di Maio promette che con le nuove misure varate nei prossimi giorni, le buste paga del 2019 saranno finalmente più ricche. Il taglio del cuneo fiscale potrebbe arrivare già con le modifiche parlamentari al decreto dignità.

Prima di entrare nel merito della situazione occorre però comprendere cosa sia il cuneo fiscale e quale situazione debbano attualmente affrontare lavoratori e imprese.

Cuneo fiscale: cos’è?

Per cuneo fiscale s’intende la somma delle imposte (dirette, indirette, contributi previdenziali) che pesano sul costo del lavoro, sia per quanto riguarda i datori di lavoro, sia per quanto riguarda i dipendenti e i liberi professionisti.

Parlando in parole povere, il cuneo fiscale non è altro che la differenza tra lo stipendio lordo versato dal datore di lavoro e la busta paga netta incassata dai dipendenti.

Le imposte considerate nel calcolo sono quelle che gravano sia sui datori di lavoro che sui lavoratori dipendenti, autonomi o liberi professionisti.

Cos’è il Cuneo fiscale? La situazione italiana. L’ultimo rapporto Istat: differenza tra stipendio netto, stipendio lordo e costo azienda

Per quanto riguarda l’Italia per fare il punto della situazione occorre fare riferimento ai più recenti dati forniti dall’Istat. Per esempio il “Rapporto sulle condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie” pubblicato nello scorso mese di dicembre e relativo all’anno 2016.

Secondo questo studio, nel 2016 il cuneo fiscale e contributivo è stato pari al 46,0% del costo del lavoro, in lieve calo rispetto agli anni precedenti (46,2% nel 2014, 46,7% nel 2012).

Il costo del lavoro, che è dato dalla somma delle retribuzioni lorde dei lavoratori e dei contributi sociali a carico dei datori di lavoro, dal 2006 al 2015 mostra un andamento crescente segnato dalla riforma delle aliquote fiscali e contributive nel 2007, a cui è seguito un costante incremento del carico contributivo e delle imposte soprattutto per la crescita delle addizionali regionali e comunali. Si veda a questo proposito il seguente grafico tratto sempre dallo studio Istat:

Nel 2015 il costo del lavoro risulta pari in media a 32.000 euro.

La retribuzione netta che resta a disposizione del lavoratore rappresenta poco più della metà del totale del costo del lavoro (54%, pari a 17.270 euro).

La parte rimanente (46,0%, ossia 14.729 euro) costituisce il cuneo fiscale e contributivo, ossia la somma dell’imposta personale sul reddito da lavoro dipendente e dei contributi sociali del lavoratore e del datore di lavoro.

In altre parole, affinché un lavoratore possa percepire 1.000 euro, l’azienda deve spenderne poco meno di 1.900 (quindi circa il doppio) tra stipendio netto, imposte, contributi previdenziali e assicurazione Inail.

La componente più elevata del cuneo fiscale e contributivo è costituita dai contributi sociali dei datori di lavoro (25,4%) mentre il restante 20,6% risulta a carico dei lavoratori: il 14,0%, sotto forma di imposte dirette e il 6,6% di contributi sociali.

Cuneo fiscale in Italia: differenze territoriali e di genere

Il costo del lavoro risulta più elevato al Nord rispetto alle altre ripartizioni e la quota di retribuzione netta a disposizione del lavoratore raggiunge, infatti, il valore minimo del 52,6% nel Nord-ovest.

Per quanto riguarda le percettrici di reddito da lavoro dipendente, il costo del lavoro è circa il 75% di quello dei dipendenti e la retribuzione netta è pari al 79,3% di quella maschile.

Cuneo fiscale: gli ultimi dati ISTAT disponibili
Rapporto Istat sulle condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie

Cuneo fiscale: trend decennale e speranze per il futuro

Altri dati molto interessanti, anche se un pò datati ormai sono quelli di uno studio Ocse del 2015.

Secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, nel corso del decennio compreso tra il 2002 ed il 2012 - quindi in una fase economica che ha visto due diverse congiunture, favorevole e sfavorevole - il cuneo fiscale italiano è aumentato dell’1% nonostante l’emergenza occupazione, soprattutto giovanile, dilagante nel Paese.

Ciò diventa ancora più grave se pensiamo che, mentre in Italia il cuneo si ampliava, nello stesso arco di tempo gli altri Paesi competitori attuavano una generale riduzione dello 0,9% per andare incontro alle esigenze di imprese e lavoratori.

Leggendo questi dati appare chiaro come delle misure volte a ridurre il cuneo fiscale possano essere molto importanti per il Paese.

Di Maio ha promesso di metterle in atto entro il prossimo autunno, con l’approvazione della Legge di Bilancio. Staremo a vedere...

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