Come Renzi può riprendersi il PD: fuori Conte, ora tocca a Zingaretti?

Alessandro Cipolla

10/02/2021

10/02/2021 - 15:55

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Uno dei motivi di questa crisi di governo potrebbe essere il desiderio da parte di Matteo Renzi di riprendere il controllo del PD: l’obiettivo adesso sarebbe far saltare Nicola Zingaretti per rompere l’asse con i 5 Stelle, spianando così la strada a un rientro di Italia Viva.

Come Renzi può riprendersi il PD: fuori Conte, ora tocca a Zingaretti?

Fatto fuori Giuseppe Conte, il prossimo nel mirino di Matteo Renzi potrebbe essere Nicola Zingaretti, il tutto per spianare la strada a un ritorno di Italia Viva nei ranghi del Partito Democratico dopo la scissione del settembre 2019.

Sarebbe questa una delle chiavi di lettura di questa crisi di governo, innescata dai renziani con le dimissioni delle ex ministre Bellanova e Bonetti e che adesso, salvo clamorosi colpi di scena, si concluderà con la nascita del governo Draghi.

Un ulteriore mattone di questo piano sarebbe ormai pronto a essere posto: la spaccatura del Movimento 5 Stelle, ormai sempre più nel caos con il voto su Rousseau sul governo Draghi che potrebbe segnare l’inizio del disgregamento pentastellato.

Con i grillini in crisi a quel punto sarebbe più facile lanciare l’assalto a Nicola Zingaretti, tramite un Congresso già evocato da chi nel PD vedrebbe di buon occhio una rottura dell’asse con i 5 Stelle e una pace con Matteo Renzi e, magari, pure con Carlo Calenda.

Renzi e il PD

Nonostante la soddisfazione per le premesse, soprattutto dal punto di vista programmatico, del nuovo governo targato Mario Draghi, per capire l’aria che tira all’interno del PD basta vedere cosa ha detto Andrea Orlando, uno dei big più vicini a Nicola Zingaretti, nelle scorse ore ai microfoni di Radio24.

L’alleanza col M5S? Non so se sarà strutturale o meno. Penso che se si vuole costruire un campo alternativo alla destra, anche in vista delle prossime elezioni, il passaggio obbligato è il rapporto con il M5S, che è l’unica via che si presenta, le altre sono chiacchiere. Chi nel PD critica questa linea proponga un’alternativa credibile. L’auspicio naturalmente di tutti è che non si voglia tornare al PD del 2018, che non soltanto non aveva numeri migliori di questo, ma soprattutto aveva un sistema di alleanze pressoché nullo, una situazione che nessuno mi auguro voglia riproporre.

Il discorso appare essere molto chiaro: nonostante la fine del Conte-bis, il futuro politico del Partito Democratico è quello di una alleanza anche a livello locale con il Movimento 5 Stelle e Liberi e Uguali.

Questa sarebbe la volontà anche di Beppe Grillo e dell’ala governista del Movimento, meno di quella dura e pura guidata da Alessandro Di Battista, con un simposio giallorosso che inevitabilmente finirebbe per mettere alla porta Italia Viva.

Tralasciando i sondaggi che da mesi sono pessimi per Matteo Renzi, un assaggio di cosa possa significare questo per IV si è avuto alle scorse regionali: dove il partito non è andato con il PD, la sua lista ha preso il 2,42% in Liguria (insieme a +Europa e PSI), l’1,08% in Puglia e lo 0,60% in Veneto.

La strada del Congresso

Se inizialmente il piano di Renzi era quello di svuotare i dem come Macron in Francia ha fatto con i Socialisti, stando a queste percentuali i risultati sembrerebbero essere diametralmente opposti.

Ecco che allora la soluzione potrebbe essere un progressivo rientro tra i ranghi del PD, che però potrebbe avvenire soltanto se dovesse naufragare il progetto politico di una alleanza strutturale con i 5 Stelle.

L’ostacolo principale così sarebbe Nicola Zingaretti, grande sponsor dell’asse con il Movimento, tanto che da giorni si starebbe parlando di un possibile Congresso del partito dove il segretario potrebbe finire sotto accusa.

Ora garantiamo al governo di iniziare ad agire - ha dichiarato il 7 febbraio il capogruppo dem al Senato Andrea Marcucci, da molti considerato vicino a Matteo Renzi - poi con calma credo che sarà lo stesso Zingaretti a sentire la necessità di un Congresso”.

Al momento sarebbe ancora prematura una resa dei conti, ma già si starebbe scaldando Stefano Bonaccini che potrebbe essere il grande sfidante di Nicola Zingaretti per la guida del Partito Democratico.

Con un nuovo segretario, magari non ultras dell’alleanza con i grillini e più interessato al dialogo con i moderati, potrebbero esserci i presupposti per un riavvicinamento tra il Partito Democratico e Italia Viva.

Naturalmente molto dipenderà anche da quello che succederà nell’universo pentastellato, ma il sentore è che nonostante questa crisi di governo sia destinata al suo epilogo, per i partiti anche di centrodestra il futuro sia ancora tutto da scrivere.

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