In Cina torna la preoccupazione per l’andamento del credito. I bilanci delle grandi banche cinesi sembrano tutt’altro che solidi. Ritorna l’avversione per il rischio
Nonostante il buon dato relativo al pil del terzo trimestre, cresciuto oltre le attese al 7,8% su base annua, in Cina restano ancora da sciogliere diversi nodi, in particolare quelli relativi alla stabilità dei tassi interbancari e al rischio credito. Le piccole e medie imprese cinesi hanno registrato le maggiori perdite degli ultimi 21 mesi a causa del rafforzamento dello yuan, che è salito su livelli record sul dollaro a causa delle aspettative di ulteriore rinvio del tapering. Intanto desta molte preoccupazioni l’andamento dei bilanci delle banche cinesi, che hanno visto triplicare il numero delle sofferenze in portafoglio.
Nel primo semestre del 2013 le cinque più grandi banche del paese, tra le quali spiccano Agricultural Bank of China, Bank of China e Bank of Communications, sono state costrette a iscrivere in bilancio 22,4 miliardi di yuan tra i non-performing loans, ovvero tra i crediti di difficile riscossione. E’ stato così raggiunto uno stock totale di 349,9 miliardi di yuan, pari all’1% dei prestiti. La notizia ha fatto scendere la borsa di Shanghai, che ha perso l’1,3%, mentre il ChiNext, ovvero l’indice di borsa delle Pmi cinesi, ha perso il 3,9%.
I timori per l’andamento del mercato del credito in Cina hanno fatto crollare la borsa di Tokyo: l’indice azionario Nikkei-225 ha chiuso la seduta con una perdita dell’1,95% a 14.426,05 punti. Sul forex forti acquisti sullo yen. Il tasso di cambio dollaro-yen è crollato a 97,26 sui livelli più bassi da oltre dieci giorni, perdendo così quasi 100 pip dall’inizio delle contrattazioni sui mercati asiatici. Crolla anche il cambio euro-yen, che ieri sera era salito sui livelli più alti da novembre 2009. Il cross Eur/Jpy è sceso fin sotto 134.
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