Il punto di vista della GenZ sulla politica

Il punto di vista della GenZ sulla politica

di Marta De Vivo e Paolo Di Falco

Chi si prende la responsabilità di farci tornare a scuola?

Paolo Di Falco

2 dicembre 2020

Chi si prende la responsabilità di farci tornare a scuola?

Da novembre oltre 2,4 milioni di studenti sono a casa: quando potremo tornare tra i banchi a seguire le lezioni in presenza e in sicurezza?

Nonostante le varie riunioni ancora non si sa quando noi studenti delle superiori ritorneremo in classe e in che condizioni lo faremo. La chiusura è la via più facile ma la riapertura è il momento più difficile soprattutto se non preparata prima. Come abbiamo visto l’apertura delle scuole a settembre è stata gestita un po’ male: linee guida poco chiare sulla responsabilità dei contagi, banchi monoposto in alcune scuole mai arrivati e, soprattutto, la mancanza di un piano per i trasporti che come conseguenza ha portato alla richiusura delle scuole. Da notare come adesso si riparli di apertura ma non si sia pensato né ad una soluzione per i trasporti né a test rapidi o misure più efficienti. A tutto questo si aggiunge l’indecisione sulle riaperture: il governo è diviso e le regioni spingono per un ritorno in classe il 7 gennaio.

Tutti a scuola sabato e domenica


In questo clima di confusione, a cui siamo ormai abituati, c’è chi ci tiene a fare delle proposte molto originali che prevedono delle soluzioni molto ridicole a problematiche serie. Tra queste rientra la proposta della ministra dei trasporti De Micheli di aprire le scuole anche il sabato e la domenica per evitare gli assembramenti sui mezzi del trasporto pubblico locale. Si possono risolvere i problemi in questo modo? Possiamo tentare di risolvere anni di mancati investimenti con un’apertura domenicale delle scuole che creerebbe problemi di orario e un ulteriore sovraccarico scolastico? Forse noi studenti meritiamo qualcosa in più.

Tutte quelle scuole, quei docenti che stanno cercando di portare avanti il loro compito tra mille difficoltà tecnologiche credo che meritino molto di più di ulteriori complicazioni. Siamo in emergenza ma perché non siamo mai in grado di sfruttare il tempo che abbiamo a disposizione per organizzarci? Perché non si cerca di fare un punto serio sui trasporti? Ad onor del vero il governo poco prima della riapertura di settembre ha stanziato ben 300 milioni destinati alle Regioni per permettere di fare le gare pubbliche e aumentare le flotte di autobus attingendo alle compagnie private (oltre a 150 milioni destinati ai Comuni per potenziare gli scuolabus).

Ma la spesa essendo stata decisa quando ormai era stato già approvato l’ulteriore scostamento di bilancio è stata solamente autorizzata. Questo significa che le Regioni avrebbero dovuto anticipare le risorse, per poi essere risarcite con i fondi della manovra. Le regioni hanno così speso 120 milioni all’incirca. Occorre però fare una precisazione: i primi 150 milioni sono stati suddivisi tra le regioni secondo i criteri già usati nella ripartizione del Fondo per il trasporto pubblico e quindi erano già spendibili. Per spendere l’altra metà, invece, serviva un decreto di riparto del ministero dei Trasporti, che non arrivò.

Perché la didattica a distanza non funziona


Tutti affermano di pensare a noi studenti ma purtroppo i fatti dicono ben altro. Qualcuno si è mai chiesto perché la didattica a distanza non va e non sta dando i risultati sperati? Premesso che nessun computer o telefono potrà mai sostituire una lezione in presenza, la DAD è molto più pesante. Rimanere per cinque ore davanti lo stesso schermo per ascoltare una voce monotona non è affatto facile: considerando che l’attenzione cala già in presenza dopo i primi 20 minuti, figuriamoci in didattica a distanza. Ma non solo questo: purtroppo non tutti hanno la stessa connessione, non tutti hanno le stesse possibilità economiche e se uno degli obiettivi primari della scuola era quello di far sparire queste difficoltà con l’istruzione, purtroppo la didattica a distanza le acuisce. La DAD non riesce a raggiungere tutti: nelle zone difficili del nostro Paese come si può pretendere che uno studente sia in grado di seguire una lezione a distanza quando spesso a mancare è persino il pane quotidiano sulla tavola? Purtroppo prima di pensare di sostituire l’insegnamento in presenza con la DAD si doveva, a parer mio, pensare se il nostro Paese fosse pronto a tutto questo, fornire a tutti gli stessi strumenti di partenza.

Vi chiediamo la cortesia di farci tornare


Basta con slogan o posizioni politiche di facciata, la maggior parte degli studenti, me compreso, vorrebbe tornare in classe in condizioni di sicurezza. Ci aspettiamo un Governo che abbia a cuore il nostro futuro, la nostra istruzione. Ci aspettiamo delle risposte perché fino ad ora abbiamo ricevuto solamente delle promesse. In fondo credo che non stiamo assolutamente chiedendo l’impossibile se non di poter tornare tra i nostri banchi, di poter tornare con tutte le precauzioni del caso a riempire le nostre aule, di poter tornare a guardarci in faccia anziché farlo attraverso una webcam.

Partecipa alla discussione

Marta De Vivo

19 anni, blogger, bilingual, pensatrice, parlatrice. Founder @martaforfew

Paolo Di Falco

18 anni, di Siracusa. Ho creato La Politica Del Popolo, un sito di news gestito da giovani.

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