Che fine hanno fatto i 5 Stelle? Scomparsi con il coronavirus

Alessandro Cipolla

02/04/2020

22/06/2021 - 17:57

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Da quando è scoppiata l’emergenza coronavirus si sono perse le tracce del Movimento 5 Stelle: senza più Di Maio a fare da frontman, i pentastellati sono spariti dai principali palcoscenici politici calando nei sondaggi.

Che fine ha fatto il Movimento 5 Stelle? In questo momento di grande difficoltà per il Paese, alle prese con l’emergenza sanitaria dettata dal coronavirus e quella economica derivante dall’epidemia, si sono perse le tracce del partito che alle ultime elezioni è stato il più votato con oltre il 32% delle preferenze eleggendo più di un terzo degli attuali parlamentari.

Se da una parte c’è il consueto attivismo di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, senza considerare quello più machiavellico di Matteo Renzi, tutto il peso di questa crisi sembrerebbe essere sulle spalle del premier Giuseppe Conte, visto che il Partito Democratico ha dovuto fare i conti con il contagio del proprio segretario Nicola Zingaretti.

Nelle ultime settimane ogni tanto è arrivata la notizia di una dichiarazione da parte degli esponenti più in vista dei 5 Stelle, tra Beppe Grillo che ha proposto il reddito universale per tutti e il reggente Vito Crimi invece un taglio allo stipendio dei parlamentari da destinare alla lotta al coronavirus.

L’ex capo politico Luigi Di Maio, che comunque ricopre l’importante ruolo di ministro degli Esteri, nno sta andando oltre lo svolgimento del compitino limitandosi a qualche intervista e a presenziare a Pratica di Mare l’arrivo degli aiuti dalla Russia.

Tutti razzi questi sparati sporadicamente dal Movimento 5 Stelle come a voler ricordare ogni tanto della loro esistenza, proprio mentre l’Italia sta attraversando con ogni probabilità il suo momento più difficile dal secondo dopoguerra.

I 5 Stelle evaporati con il coronavirus

Senza dubbio l’emergenza coronavirus è arrivata nel momento più complicato per il Movimento 5 Stelle. Uscito con le ossa rotte dalle ultime elezioni europee e regionali, ha dovuto incassare il passo indietro di Luigi Di Maio dal ruolo di capo politico.

Le redini al momento sono in mano a Vito Crimi, che però è soltanto un traghettatore aspettando gli stati generali che però a questo punto sono rinviati a data da destinarsi vista l’epidemia in corso.

Alessandro Di Battista che viene dato come il grande favorito per la leadership pentastellata da quando è iniziata l’emergenza tace. Se guardiamo la sua bacheca Facebook, solitamente molto vivace, appare nell’ultimo mese scarna di post la metà dei quali relativi a fatti di politica estera.

La comunicazione social che da sempre è stata la vera bocca di fuoco dei 5 Stelle ormai si limita a post contenenti le misure decise dal governo, oppure qualche stoccata ai leader del centrodestra giusto per non perdere la vena polemica.

Tutta la gestione della crisi coronavirus è di fatto in mano a Palazzo Chigi, con il principale partito della maggioranza che non sembrerebbe essere capace di dettare una sua propria linea su argomenti fondamentali come il braccio di ferro con l’Europa oppure le misure da mettere in campo per sostenere imprese, lavoratori e famiglie.

Intanto Giuseppe Conte, ormai sempre più smarcato dai grillini e vicino alle posizioni del PD, continua a crescere nelle indagini sul gradimento dei leader mentre gli ultimi sondaggi politici danno un Movimento 5 Stelle in calo e sorpassato anche da Fratelli d’Italia nelle intenzioni di voto.

Se nel film Animal House quando la sua confraternita era ormai in ginocchio John Belushi pronunciava la celebre frase “quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare”, di fronte a questa grave crisi sanitaria ed economica i 5 Stelle risultano essere impalpabili nonostante la grande fiducia che nel 2018 gli elettori gli hanno riservato alle urne.

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