Cambio euro-dollaro affonda con Trump: analisi e previsioni post elezioni USA

Matteo Bienna

12 Novembre 2016 - 18:00

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Il cambio euro-dollaro attende, vive e passa oltre le elezioni USA 2016 mantenendo la sola direzione del ribasso: vediamo le prospettive di EUR/USD con Trump presidente.

Il cambio euro-dollaro porta a termine la settimana delle elezioni USA infilando cinque giornate ribassiste consecutive, con la quotazione scesa da 1,108 fino a 1,0829, nuovo minimo dallo scorso marzo.

L’inaspettata vittoria di Donald Trump ha portato ad un’altrettanta inaspettata reazione dei mercati e in particolare del dollaro USA, rafforzato dal nuovo nome alla Casa Bianca.

La fiducia nei confronti del nuovo presidente degli Stati Uniti nasce dai possibili benefici economici di alcune sue politiche, in particolar modo fiscali, e nella convinzione che metterà da parte i toni estremisti che hanno caratterizzato buona parte della sua campagna elettorale, così come ha fatto nel discorso inaugurale.

In attesa di capire quanto realistiche si mostreranno queste aspettative, soprattutto in relazione alla Fed e al prossimo rialzo dei tassi di interesse, il biglietto verde riprende il glorioso cammino di ottobre, segnando importanti passi e nuovi record, come nel caso del cambio dollaro-rublo russo.

Dopo aver visto le prospettive della prossima settimana per il comparto azionario nostrano, analizziamo ora il breve termine del cambio euro-dollaro.

Cambio euro-dollaro a picco con elezioni USA: in arrivo nuovi minimi?

Il cambio euro-dollaro ferma il suo crollo e chiude la settimana a quota 1,085, esattamente in corrispondenza del livello di minimo toccato nel ribasso di fine ottobre.

Viene quindi ripreso il movimento che stava caratterizzando l’autunno di EUR/USD, dove l’aspettativa di un rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed nel mese di dicembre veniva scontata in anticipo da parte del mercato.

Il percorso di rafforzamento del biglietto verde non è stato quindi pregiudicato dalle elezioni USA e dalla vittoria di Trump, anzi. Il nuovo presidente sembra aver offerto ulteriore benzina al ribasso, arrivato fino al test del supporto a 1,082.

In attesa di capire quanto i trend di questi primi giorni post-elezioni USA siano destinati a durare, è evidente che il mercato si attende a questo punto una Fed pronta ad intervenire a dicembre, come era in programma.

Se così non dovesse essere, infatti, tutta l’inerzia di questi giorni potrebbe tornare ad invertirsi, visto il segnale di sfiducia che in questo scenario la Federal Reserve mostrerebbe, facendo nascere nuovi scetticismi nei confronti della figura di Trump.

Intanto euro-dollaro non perde tempo e va a spingere verso nuovi minimi, vicino ormai a quelli del 2016, come osservabile dal seguente grafico giornaliero:

I numerosi livelli di prezzo evidenziati dal recente andamento di EUR/USD non devono distrarre dal prezzo attuale, di 1,085, subito di importanza cruciale per l’inizio di settimana.

Prima supporto ora resistenza, questo livello vede a breve distanza quota 1,082, appena sfiorata nella giornata di venerdì e che, se tagliata, porterebbe la quotazione sull’1,07, ai minimi assoluti da gennaio.

La forza con la quale si porta avanti il ribasso può quindi far pensare ad una continuazione verso nuovi minimi annuali, al di sotto del supporto a 1,078, con il riferimento che segue a 1,070, target ancora più importante perché avvicinerebbe euro-dollaro alla zona toccata solo due volte nel 2015, e si parla di minimi storici.

L’attuale livello è stato però anche supporto e non è da escludere una ripresa e quindi una fase di consolidamento verso le prime resistenze a 1,091 e 1,096, zona all’interno della quale si aggirerà anche la media mobile a 20 periodi.

La trendline in rosso si mantiene valida, nonostante il falso breakout nella notte delle elelzioni, ed eventuali rialzi sarebbero ancora iscritti all’interno di un movimento di fondo ribassista finché si manterranno al di sotto di essa.

Passate le turbolenze delle banche centrali e delle presidenziali americane, ora tornano di rilievo i market mover.

Nel calendario economico della prossima settimana si dovrà prestare attenzione alla giornata di giovedì, con le inflazioni di entrambe le aree, e a quella di martedì, con le vendite al dettaglio USA, mentre mercoledì arriveranno dati interessanti sull’indice dei prezzi di produzione, sempre d’oltre oceano.

Il trend ribassista in atto, a meno di uscite impreviste del nuovo presidente o di market mover inaspettati, sembra in ogni caso destinato a continuare, presupposto che tuttavia non esclude giornate di ritracciamento verso i livelli evidenziati in precedenza.

Il dollaro USA è tornato grande protagonista, così come gli Stati Uniti di Trump.

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