Bund a tassi negativi, il problema di investire nel mondo alla rovescia

La discesa dei rendimenti dei titoli pubblici europei è arrivata a portare il bund a 10 anni a rendimenti negativi. Cosa comporta questo fatto in termini di investimenti e risparmio?

Quanto può durare l’equilibrio un sistema finanziario in cui i titoli di stato offrono rendimenti negativi? Se lo chiedono da tempo molti analisi in quest’epoca di crisi trascinata in cui i continui interventi delle banche centrali hanno portato delle distorsioni nel mercato che assomigliano molto a trappole da cui sarà difficile uscire.

In particolare il crollo dei rendimenti del Bund tedesco, già negativi da tempo in termini reali (considerando cioè l’inflazione) sono recentemente scesi sotto lo zero anche a livello di rendimento nominale, creando non poco sconcerto negli osservatori che giustamente si chiedono davanti a un evento mai accaduto nella Storia: «chi è tanto pazzo da continuare a comprare un asset che come rendimento ha un costo?».

Ha provato a rispondere in una nota stampa Stefan Kreuzkamp, ​​Chief Investment Officer di Deutsche Asset Management, dichiarando al proposito del Bund tedesco:

"Il rendimento dei Bund decennali tedeschi sono la misura cardine del sistema finanziario. Un segno meno di fronte a un tasso di interesse è una manifestazione simbolica di un mondo a testa in giù, della sparizione di un riferimento che distorce ogni singola asset class.

Nel gestire questo scenario dei tassi di interesse negativi, ci sono stati alcuni vincitori e molti perdenti. I risparmiatori tedeschi sono nel campo dei perdenti perché la loro esposizione alle azioni e immobili è inferiore alla media degli altri Paesi, mentre la quota di conti di risparmio è superiore alla media europea“.

Kreuzkamp sposta poi la sua attenzione sugli effetti sulle abitudini di risparmio dei tedeschi:

"Un tasso di interesse negativo ha un vantaggio: costringe i tedeschi a riconsiderare il loro comportamento di investimento. Di certo non esiste un diritto reale di ricevere un tasso di interesse positivo. Tuttavia, l’economia di mercato dipende da prezzi che forniscono segnali precisi. I programmi di QE delle banche centrali hanno distorto il lato della domanda a tal punto che non dà più una corretta indicazione del sistema di risparmio e degli investimenti nell’economia“.

Quello che Kreuzkamp non dice è che per i risparmiatori tedeschi «riconsiderare il comportamento di investimento» è tratta di un piacevole problema: i Bund a scadenza settembre 2016, quindi acquistati nel 2006 quando ancora il Governo tedesco offriva rendimenti, quotano oggi a 165€ contro i 100€ del prezzo di acquisto al collocamento: i tedeschi hanno quindi ampi margini per liquidare gli ormai infruttuosi ma sopravvalutati Bund per spostarsi sul più rischioso ma redditizio azionario.

Questo fenomeno è già in atto? Per ora si direbbe solo parzialmente dati i continui record che il Bund continua a segnare. Tuttavia un «mondo alla rovescia» come questo non può davvero durare a lungo se non a costo di interventi e distorsioni sempre più pesanti intollerabili da parte della BCE.

I rischi legati allo scenario attuale sono sostanzialmente due:

  1. Tutte le asset class viaggiano su prezzi distorti dai rendimenti «falsi» (poiché alterati dalla BCE) dei titoli di stato europei, in particolar modo del Bund. E’ quindi particolarmente difficile ad oggi costruire un portafogli di investimento equilibrato data la difficoltà nel valutare il rischio.
  2. Se il fenomeno profetizzato da Kreuzkamp dovesse innescarsi in modo rapido il prezzo del Bund (e dei titoli di stato europei in generale che verrebbero ovviamente trainati) potrebbe crollare come l’esplosione di una bolla piuttosto che gradualmente come sano ritorno alla normalità. Il prezzo del bund è talmente gonfiato che i presupposti per questo tipo di scenario sono presenti ed è certamente una delle grandi sfide della BCE gestire un ritorno alla normalità che sia il meno traumatico possibile.

Alle fine dei conti e salvo ulteriori conigli dal cilindro da parte di Mario Draghi il Bund sembra destinato ad esplodere come una bolla, il problema è: quando?

Già un anno fa Bill Gross provò a lanciare la carica per uno short di massa sul Bund ma non riuscì a portarsi dietro il mercato finendo per riportare gravi perdite.

Quando arriverà il prossimo appello alla Bill Gross e soprattutto cosa succederà alle borse e ai bilanci pubblici se e quando la bolla dei titoli di stato esploderà?

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