Brexit, gli inglesi ci ripensano? La maggioranza non è soddisfatta

Chiara Esposito

26 Dicembre 2021 - 18:15

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Un sondaggio del The Observer evidenzia gli esiti dell’uscita del Regno Unito dall’UE. Le parole dagli elettori evidenziano notevoli ripensamenti.

Brexit, gli inglesi ci ripensano? La maggioranza non è soddisfatta

Ad un anno di distanza è tempo di tirare le prime somme: come viene percepito l’esito effettivo di Brexit?

Nonostante ci sia ancora un po’ di strada da fare prima di considerarsi completata la transizione per l’uscita del Regno Unito dall’UE, alcuni giornali, come il The Observer, hanno scelto di rinnovare periodicamente le proprie indagini sul tasso di gradimento della popolazione dell’esito del referendum del 2016.

Dall’analisi statistica formulata nel 2021 in particolare è emersa una corrente di insoddisfazione piuttosto sostanziale.

Ai risultati di questo specifico studio demografico vanno però aggiunte le variabili che dal 2022 in poi potrebbero condizionare ulteriormente gli umori (e quindi la percezione complessiva) dei britannici sul tanto dibattuto «Leave». Viene da chiedersi poi se l’opinione popolare così formulata, sommata agli eventi che si profilano dirimenti per generare un’ulteriore onda d’urto, influiranno sull’immagine del leader nazionale.

La posizione in cui si trova oggi Boris Johnson in realtà è già abbastanza critica, per non dire precaria. I motivi del suo declino infatti sono diversi.

L’indagine statistica del The Observer

I dati che commentiamo derivano dal sondaggio Opinium, condotto una settimana dopo le dimissioni del ministro incaricato dal governo Johnson della Brexit, Lord Frost. Già questo dato in realtà non depone a favore dell’esecutivo, ma è solo l’ultima goccia nel mare.

L’attuale percezione della popolazione infatti affonda le sue radici in un anno di considerazioni che, chi ha vissuto in prima persona la Brexit, ha avuto modo di elaborare in ben 12 mesi dal divorzio effettivo. Proprio a partire da questa consapevolezza apprendiamo quindi che il 42% delle persone che hanno votato «Leave» nel 2016 ( per un totale di circa 17 milioni di britannici ) ha una visione negativa di come la Brexit sia andata a finire. Tra i sostenitori del «Leave» il 26% ha affermato che è andata peggio di quanto si aspettassero.

Tra le persone che hanno votato «Remain» invece l’86% ha affermato che è andata male o addirittura peggio di quanto si aspettassero; per la precisione il 59% degli elettori di «Remain» ha dichiarato:

«Mi aspettavo che andasse male e penso che sia andata così».

Tenendo conto di questo quindi solo il 7% dei Remainers pensa che la Brexit sia andata meglio del previsto.

Tirando le somme, nel complesso, solo il 14% di tutti gli elettori ha affermato che la Brexit è andata meglio del previsto. Ciò non si traduce automaticamente in un ribaltamento d’opinione rispetto all’esito del referendum di cinque anni e mezzo fa, ma questa considerazione rivela comunque che la maggioranza della popolazione non ha riscontrato effetti positivi nella Brexit all’altezza delle sue aspettative.

Altri guai all’orizzonte

Leggendo questi dati si potrebbe dire quindi che l’indagine dell’Observer sia piuttosto esaustiva ma non è così, almeno non del tutto. Il problema principale è rappresentato dalle novità che verranno introdotte dal primo gennaio 2022.

Da quel giorno infatti entreranno in vigore controlli doganali completi sulle merci esportate dall’UE verso il Regno Unito che, secondo leader aziendali come Shane Brennan, amministratore delegato della Cold Chain Federation, potrebbero dissuadere alcuni operatori più piccoli, come gli esportatori di generi alimentari, dal rifornire i rivenditori del Regno Unito poiché i loro costi e le pratiche burocratiche aumentano. La lettura di Brennan si concentra quindi sull’offerta:

“Il risultato netto sarà una minore varietà, meno prodotti specializzati freschi e di qualità sullo scaffale”.

A questa prima trance di regolamentazioni, come se non bastasse, a metà estate, seguirà un’ulteriore serie di procedure sempre sulle importazioni di generi alimentari; un vero problema per il mercato, anche nel settore agricolo e una vera incognita capace di influenzare nettamente gli elettori britannici.

L’immagine di Boris Johnson ne risentirà?

In tutto questo contesto rimane l’incognita su Johnson. La sua immagine, al di là degli scandali in cui è attualmente coinvolto che ne minano la sua credibilità ben oltre la questione Brexit, era infatti particolarmente legata alla l’idea di rendere il Regno Unito un paese sempre più proiettato fuori dall’Europa e commercialmente indipendente. Il problema è che ad oggi, al netto delle problematiche con l’UE stessa che abbiamo appena analizzato, il Regno Unito è molto lontano dal diventare la “Global Britain” che il premier e i suoi promettevano.

Gli accordi che attualmente sono in vigore con paesi come l’Australia e il Giappone non compensano minimamente le perdite economiche che potranno registrarsi nei prossimi tempi e in più non ci sono ancora accordi commerciali significativi né con gli Stati Uniti né con la Cina.

Il roseo futuro promesso agli elettori è insomma stato disatteso e secondo molti analisti sarà solo questione di tempo prima che i cittadini UK spostino il proprio malcontento dal generale al particolare in «risposta» alle proprie disillusioni.

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