Brexit e mercati: il comparto più colpito se il Regno Unito lascia l’UE

Le conseguenze di una Brexit sui mercati finanziari: Quali i settori più colpiti? Un’analisi tecnica e uno sguardo d’insieme.

La chiamata alle urne del 23 giugno per il referendum sulla Brexit potrebbe portare la Gran Bretagna a chiudere definitivamente la porta all’Unione Europea.

La Brexit, infatti, non sarebbe esente da conseguenze che, positive o negative, traccerebbero comunque i lineamenti di un’Europa differente.

Brexit: effetti sui mercati azionari

Molti analisti hanno già preannunciato un calo delle azioni laddove il Regno Unito decidesse di uscire dall’Unione Europea.

Mark Burgess della Columbia Threadneedle Investments si è spinto un passo più in là, prevedendo, in caso di una Brexit, quali settori del mercato azionario potrebbero essere colpiti più duramente.

Nel suo articolo intitolato “The Day After Brexit”, Burgess ha immaginato un quadro molto semplice sul quale innestare la sua analisi: è il 24 giugno, il dibattito è terminato e la consultazione referendaria ormai chiusa.

Il motto “la Gran Bretagna è più forte all’interno dell’Europa” non ha fatto breccia nelle menti degli inglesi.

Nella sua analisi, il già citato Burgess che è il capo azionario della Columbia Threadneedle e anche degli investimenti per Europa, Medio Oriente e Africa, ha inoltre delineato quali parti del mercato potrebbero mantenere la calma e andare avanti anche in caso di un voto a tutto favore dell’uscita dall’UE.

“La Brexit potrebbe avere maggiori ripercussioni sulle banche, mentre le azioni legate a vendite al dettaglio, assicurazioni, altri settori finanziari e a quello immobiliare sarebbero colpite in misura minore”

ha detto.

I trader possono posizionarsi a favore o contro le banche statunitensi ed europee con gli short e i long su ETF come il SPDR S&P Bank ETF o l’iShares MSCI Europe Financials ETF.

Brexit: le conseguenze sul comparto bancario

Il voto a favore dell’uscita dall’UE costerebbe alle banche miliardi di sterline alle banche inglesi, che non potrebbero più sfruttare il meccanismo che permette a banche, fondi e assicurazioni di vendere i propri servizi senza alcuna approvazione specifica in tutti i 28 stati membri dell’Unione Europea.

Alla luce di tutto questo, quali settori manterrebbero allora maggiore rigidità?

“È improbabile che le utility e le grandi imprese internazionali dovranno fronteggiare grandi cambiamenti, il tutto però sempre escludendo l’ipotesi di una Scoxit

ha detto Burgess.

Dopo la Brexit anche la Scoxit: paura contagio

Esatto, Scoxit; un’ipotetica uscita della Scozia dal Regno Unito.

Quasi due anni fa, gli elettori scozzesi hanno rifiutato l’indipendenza, evento che ha pesato molto sulla sterlina.

“Il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon potrebbe richiedere un nuovo referendum per slegare di fatto la Scozia dal Regno Unito e tornare nell’UE,”

ha scritto Burgess.

“Ma gli europei vorranno accettare un’economia così fortemente dipendente dal petrolio con il petrolio che rimane un’incognita?”

si chiede l’analista.

Si fa strada, dunque, anche un altro timore, quello legato ad una reazione a catena che porterebbe altri Stati membri a seguire le orme britanniche.

Una mossa astuta da parte dell’UE potrebbe essere quella di rendere assai difficoltosa una Brexit, in modo da fornire un deterrente per ulteriori spinte disgregatrici.

I rischi della Brexit

I rapporti internazionali post-Brexit rappresentano uno dei maggiori punti di discussione.

L’ormai “libero” Regno Unito continuerebbe a sperare nel mantenimento di alcune condizioni tra le quali:

  • Garanzia di un facile accesso ai mercati europei per le imprese inglesi;
  • Mantenimento di un determinato livello di controllo sulla circolazione delle persone (specialmente in riferimento al problema migratorio);
  • Facoltà di deregolamentazione;
  • Facoltà di voto nelle decisioni europee.

Sfortunatamente per gli inglesi questa lista di desideri non sarebbe esente da altrettante concessioni da fare all’Europa.

Resta allora da capire quanto la Gran Bretagna sarebbe disposta a cedere.

In questa prospettiva comunque, sarebbe più difficoltoso giungere a degli accordi soddisfacenti per tutte le parti in causa, e la pressione farebbe da padrona.

Brexit: le conseguenze sulla sterlina

Secondo le previsioni di Burgess, inoltre, la sterlina, già scesa del 5-6% durante i preparativi referendari, potrebbe scendere di un ulteriore 12% in seguito ad una Brexit.

Le conclusioni sottolineano ovviamente come una Brexit avrebbe delle ripercussioni enormi: le conseguenze di tale scelta aprirebbero molteplici e difficili scenari per tutti gli attori in gioco.

L’unica cosa certa per ora è che solo il tempo potrà dire come il mondo reagirà alla tanto temuta Brexit.

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