Che cos’è un ETF? Quanto rende e come investire in ETF

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Che cos'è un ETF? Quanto rende e come investire in ETF

Gli ETF sono particolari tipi di fondi che replicano fedelmente l’andamento di un prodotto finanziario sottostante. Ecco cosa sono, come funzionano e perché investire in ETF in questo momento.

ETF è una sigla che sta per Exchange Traded Fund e caratterizza una particolare categoria di fondi comuni di investimento o SICAV gestiti in modo non attivo, ovvero senza un gestore umano che decida in che modo e proporzione investire nel tentativo di sovraperformare il proprio benckmark.

Come per ogni strumento finanziario si dovrà decidere quale tipologia di ETF scegliere e soprattutto capire la durata del nostro investimento.
Gli ETF permettono anche ai non esperti di investire, dal momento che i costi di gestione sono inferiori.


Di seguito troverete una guida completa per conoscere meglio questo strumento e sapere in che modo scegliere un ETF.

Cosa sono gli ETF

Gli ETF sono fondi che replicano con la maggiore precisione possibile esattezza il loro benchmark, ovvero l’andamento di un paniere di titoli individuato secondo il criterio dichiarato nel prospetto informativo. Esistono ad esempio ETF che replicano l’andamento della borsa di Tokio o dei 30 titoli a maggior capitalizzazione della borsa tedesca.

Gli ETF permettono quindi agli investitori, anche con piccole somme e non esperti, di operare su differenti tipologie di panieri.
I prodotti offerti dagli ETF sono inoltre tantissimi, tra questi troviamo anche gli esempi che vi abbiamo proposto sopra.

Quanto rende un ETF

Il rendimento di un ETF è molto simile o identico all’andamento dell’indice o del paniere sottostante, mentre per un normale fondo comune che investa sullo stesso sottostante il rendimento potrebbe essere migliore o peggiore del benchmark a seconda delle scelte del gestore.

Investire in ETF è un modo semplice ed economicamente efficiente per distribuire la propria esposizione su più titoli anziché acquistare i singoli titoli per creare il proprio portafoglio.
Gli ETF sono inoltre meno costosi dei fondi tradizionali in termini di costi di gestione che sono in genere nell’ordine dello 0,10% annuo sul capitale investito contro un costo che spesso si avvicina all’1% nel caso dei fondi tradizionali: un elemento decisivo soprattutto in un’epoca di bassi rendimenti in cui i costi di gestione possono trasformare in perdite i già magri profitti.

Altra caratteristica interessante degli ETF è la loro quotazione in real time, proprio come se fossero singoli titoli azionari.

Su cosa è possibile investire utilizzando gli ETF?

È possibile utilizzare gli ETF per investire su numerosissimi indici di diverso tipo e natura, tra cui:

  • Indici obbligazionari, che possono essere titoli di stato o titoli di società private dell’area euro e non;
  • Indici azionari rappresentativi di singoli mercati e di intere aree geografiche, si potrà decidere di investire sull’indice italiano o su quello inglese;
  • Indici azionari dei mercati emergenti;
  • Indici azionari settoriali: in questo ambito rientrano i vari settori che hanno società quotate in Borsa e spaziano dal settore tecnologico fino ai servizi energetici;
  • Indici di materie prime: si potrà in questo modo investire anche su oro o argento, beni rifugio e adatti ai momenti di mercato laterale;
  • Indici azionari style;
  • Indici di società immobiliari e di private equity.

Come potete vedere quindi le possibilità di investimento con gli ETF sono davvero tante e permettono di investire su qualsiasi strumento finanziario.

L’offerta mondiale di ETF è inoltre in continuo aumento grazie ai bassi costi di gestione e la minore incertezza sul rendimento rispetto ai normali fondi comuni di investimento.

I vantaggi degli ETF rispetto ai normali fondi comuni di investimento

Gli ETF sono strumenti decisamente vantaggiosi tenendo conto che:

  • Hanno patrimonio autonomo dall’emittente.
  • Non hanno commissioni di ingresso o uscita ma solo di gestione (non legate alle performance) in genere molto basse (0,1-1,5%).
  • Tutti i profitti sugli ETF armonizzati sono tassati al 12,5%
  • Possono pagare dividendi
  • Sono estremamente liquidi e sono scambiabili in tempo real come titoli azionari
  • Con alcuni intermediari è possibile vendere ETF allo scoperto, cioè scommettendo sul ribasso degli stessi grazie ai CFD.


Una serie di pro che non possono non essere presi in considerazione, quando si sceglie lo strumento su cui investire.

Gli svantaggi di investire in ETF

Purtroppo non ci sono solo vantaggi in questo tipo di investimento, come per tutti gli strumenti finanziari esistono anche dei contro a questo investimento.
Il principale problema è il rischio legato a questo strumento.

Mediante la diversificazione si possono infatti provare a ridurre i rischi, ma non cancellarli del tutto. Difatti l’andamento del sottostante potrebbe non performare nel modo che avevamo preventivato e portare a perdite considerevoli.

Gli ETF si possono sottoscrivere solo tramite mercato secondario, ciò comporta che non si può creare un proprio paniere, ma investire in uno che è stato creato e non è possibile cambiare.

In questi panieri possono essere incluse anche società con bilanci problematici e considerate meno valide. Non si potranno in alcun modo escludere queste società dal vostro paniere, dal momento che non si potranno apportare modifiche.

Tassazione ETF: il regime fiscale

Il tema della tassazione degli ETF in Italia è piuttosto controverso: le plusvalenze sono trattate come redditi da capitale (che siano dividendi o plusvalenza da cessione a un prezzo maggiore del prezzo di acquisto) mentre le minusvalenze che si realizzano quando vendiamo a un prezzo inferiore a quello di acquisto sono considerate dal fisco italiano come redditi diversi.

Per approfondire leggi: tassazione ETF: regime fiscale, capital gain e dividendi.

Non è quindi possibile compensare le minusvalenze realizzate con le plusvalenze, con un notevole svantaggio in termini di equità fiscale.

E’ invece possibile compensare plusvalenze e minusvalenze operando sugli ETF con i CFD che come contratti derivati sottostanno alle regole del capital gain sia in profitto che in perdita.

Come investire in ETF

Per investire in ETF ci sono quindi due strade:

  1. investire direttamente in ETF con un conto titoli: in questo caso basta rivolgersi alla propria banca ed ordinare l’acquisto dell’ETF che si è scelto utilizzando il codice ISIN dello stesso
  2. Investire in ETF tramite i CFD: in questo caso è necessario rivolgersi a un broker che abbia un’offerta di CFD abbastanza ampia da includere gli ETF. Qui una lista di Broker che offrono il trading in CFD.

La prima soluzione è da perseguire per operazioni di lungo termine in cui si va a bloccare il capitale per un lungo periodo, sapendo in partenza di poter «sopportare» l’eventualità di non vendere nei periodi in cui la propria posizione sul singolo ETF è in perdita.

La seconda soluzione è più indicata per prese di posizione di breve periodo, in cui si prova a speculare su brevi movimento avvantaggiandosi anche della leva finanziaria.

Come scegliere gli ETF su cui investire

Vediamo adesso come si sceglie un ETF e quali fattori devono essere tenuti in considerazione. Prima di tutto dovremo prendere in esame tre fattori, che riguardano le nostre decisioni sull’investimento:

  • quanto vogliamo rischiare;
  • quale tempistica abbiamo scelto per il nostro investimento;
  • l’area geografica su cui vogliamo puntare.

In termini generale andranno poi guardati i volumi scambiati nel passato perché, anche se nei books è sempre presente un market-maker che fa sia denaro che lettera, è sconsigliato scegliere quelli che hanno pochi scambi o sono pari a zero.

Da tenere a mente è che gli ETF sono essenzialmente dei tracker, quindi dobbiamo guardare la correlazione che vi è tra l’ETF ed l’indice a cui fa riferimento. 
Ad esempio, se vogliamo acquistare un ETF sull’indice italiano, dobbiamo accertarci che segua gli stessi movimenti di quest’ultimo.

Altra cosa importantissima da considerare è la valuta del sottostante. Quando, ad esempio, acquistiamo un ETF sul mercato americano, dobbiamo tenere sempre a mente che mentre il primo è quotato in Euro l’altro è quotato in Dollari, quindi le oscillazioni eventuali sul cambio influiranno poi sul nostro prezzo. 

Per ovviare a questo “problema”, si stanno affacciando sempre più ETF Hedging, che sterilizzano le oscillazioni valutarie.

Queste due fondamentali, correlazione e valuta del sottostante, sono assolutamente indispensabili da tenere presenti qualora si decidesse di operare con gli ETC, ovvero quegli ETF investono in commodities.

Se invece vogliamo acquistare ETF obbligazionari, più che vedere la correlazione con il benchmark è opportuno fare un analisi dei debitori presenti all’interno, valutare la duration media e il rendimento proprio come se si stesse lavorando con una singola obbligazione.

L’offerta di questi prodotti e l’informativa (composizione portafogli, operatività) è sempre più maggiore e sempre più volta a soddisfare le richieste degli investitori, tant’è vero che questi prodotti entrano sempre più in maniera consistente nei portafogli di molti gestori.

ETF armonizzati e non armonizzati

Parte dei profitti realizzati sugli ETF non armonizzati vengono considerati dall’agenzia delle entrate come «redditi diversi» e quindi assoggettati ad aliquote più alte del 20%, a ciò si aggiunge la non deducibilità delle minusvalenze.

In linea generale gli ETF armonizzati sono ETF quotati sui mercati europei. Gi ETF quotati sulla borsa italiana sono tutti armonizzati.

In ogni caso è bene leggere il prospetto informativo per sapere se l’ETF che stiamo andando ad acquistare è armonizzato o meno.

Per iniziare ad investire in ETF attraverso i CFD o per simulare gratuitamente l’andamento di un portfolio di ETF in paper trading apri un conto demo gratuito con piattaforme che lo permettono.

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