Borse: rimbalzo arrivato? Si chiude così un gennaio nero

Shangai maglia nera, Mosca sorprende tutti. Ecco cosa resta di un gennaio nero per gli indici azionari e perché si guarda con grande attenzione al petrolio

Mese di gennaio da dimenticare per le Borse e per gli indici azionari, “l’effetto Cina” ha travolto i mercati sin dai primi giorni dell’anno e ora l’inizio di febbraio fa sperare in un rimbalzo che è appena agli inizi e potrebbe dare buoni frutti.

Ecco quali sono stati i peggiori degli indici azionari e quali, nonostante tutto, sono riusciti a maturare buoni risultati e a sorprendere i mercati finanziari.

Borse: gennaio nero per gli indici azionari

Lo Shangai Composite è stato il peggiore degli indici azionari con una perdita che ha superato il 23%: in media, un’azione quotata nella Borsa di Shangai ha perso questo mese quasi un quarto del suo valore. Negativa, ma ben più rosea la situazione nel resto del mondo: l’indice Hang Seng segna -10% e il nostro FTSE MIB si è rivelato il peggiore in Europa con un -12,89%. Meglio di Piazza Affari vanno anche Atene e Madrid, mentre tra i migliori compaiono il francese CAC 40 (-5,56%) e il britannico FTSE 100 (-3,03%).

Borse: sorpresa a Mosca, indice RTS positivo supera tutti

L’indice RTS della Borsa di Mosca risulta in gennaio il migliore tra i maggiori indici mondiali ed ha fatto registrare il +2,37% in netta controtendenza con i mercati internazionali. Anche l’RTS ha subìto negativamente gli effetti della contrazione dell’economia cinese, ma la correlazione tra petrolio e rublo ha svolto un ruolo importante: le aziende del settore petrolifero, infatti, sono riuscite ad attutire il colpo del crollo del petrolio grazie al guadagno sul tasso di cambio e, in un secondo momento, il rimbalzo del prezzo del greggio e degli indici si è manifestato a Mosca con risonanza amplificata, tanto da permettere la chiusura del bilancio di gennaio in attivo.

Borse, un occhio sul petrolio

Per un effettivo rimbalzo degli indici azionari nel mese di febbraio sarà necessario anche il sostegno del prezzo del petrolio. Le aziende del segmento petrolifero sono tra le più capitalizzate nelle diverse Borse mondiali e il loro peso nei rispettivi indici ha una grande influenza sugli scambi.

L’attuale possibilità di un accordo tra Putin e l’OPEC sulla riduzione dell’offerta di petrolio potrebbe essere un fattore di stimolo per il prezzo del greggio e anche l’analisi tecnica presenta una situazione interessante: la quotazione del petrolio WTI sta testando proprio adesso la trendline negativa sul grafico con timeframe daily e il suo breakout potrebbe portare ad una risalita verso i target di 35 e 38 dollari al barile.

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