Bolla speculativa in Cina, le cause: tutta colpa della leva finanziaria

Linda Tiralongo

09/07/2015

Il meccanismo del margin debt spiegherebbe cosa è successo alla Borsa di Shanghai. Il tonfo dell’8,2% è un segnale d’allerta rilevante. Cosa significa?

Bolla speculativa in Cina, le cause: tutta colpa della leva finanziaria

La vera matrice del contagio finanziario potrebbe essere la Cina e il rapido evolversi di ciò che sta accadendo in queste ore sulla Borsa di Shangai.

Il segnale di deterioramento del mercato azionario del Dragone è strettamente legato al margin debt e alla leva finanziaria messa in atto nell’arco di questo ultimi 12 mesi a ritmi sempre più esponenziali dagli investitori di Shangai.

Il tonfo del 8,2% è stato proprio l’istantanea della terribile performance del margin debt.

Finora, la finanza mondiale aveva associato il termine alla crisi finanziaria di Wall Street. Ma di certo questa oggi non è una coincidenza, quanto la prova che esiste un forte segnale di allerta che nasce a Levante, ma sotto una cattiva stella per l’Occidente.

Il crollo dell’azionariato cinese sta salendo di quota nello sfondo della finanza internazionale, superando per priorità e rischio connesso il famigerato Grexit.

Mentre per il default ellenico si tratterebbe solo di decidere chi dovrà fare cosa e la partita è contesa per lo più al livello di police makers europei, sui mercati asiatici si teme che la velocità della globalizzazione finanziaria possa compromettere i mercati internazionali e ribaltarli alla bolla speculativa di Wall Street del 2007.

Dal 12 giugno ad oggi la Cina ha mandato in fumo oltre 3000 miliardi uscendone fortemente sottocapitalizzata e compromessa.

La cifra sembrerebbe più che significativa se la si confronta con i numeri del Paese ellenico: 3000 miliardi valgono 10 volte il PIL della Grecia.

La posta in gioco è molto alta, ma soprattutto inserita in un circuito internazionale che potrebbe avere ripercussioni dall’una all’altra parte del globo in tempi brevissimi e concitati.
Ma il timore che possa scaturire una crisi finanziaria come quella di sette anni fa, porta con sé un altro fardello: molte economie si troverebbero prive degli strumenti di difesa necessari a non sopperire.

La stabilizzazione monetaria diventerebbe cioè sempre più difficile, considerato che le banche centrali non potrebbero esasperare troppo le leve del tasso di interesse e dell’espansione monetaria. Lo fanno da anni ormai per riportare a regime un sistema che è stato stravolto da Lehman in poi.

Margin debt: segnale di allerta per la Cina?
Il tonfo della Borsa di Shanghai dell’8,2% è stato proprio l’istantanea della terribile performance del margin debt.
Finora, la finanza mondiale aveva associato il termine alla crisi finanziaria di Wall Street. Ma di certo oggi ciò non sarebbe una coincidenza, quanto la prova che esiste un forte segnale di allerta.

Ma cos’è il margin debt e perchè dovrebbe preoccuparci?
Il margin debt è l’ammontare di denaro preso in prestito dagli investitori per acquistare titoli azionari. Tendenza questa più che diffusa, in un Paese mercato-centrico come la Cina.

Il punto è pero: come viene garantito questo prestito? Secondo il meccanismo del margin debt, il collaterale, la garanzia cioè, alla somma di denaro anticipata da broker o market- maker sono le stesse azioni comprate.

Ma come avviene?
Si deposita un margine di garanzia, il margin debt appunto, che corrisponde in genere al 50% del controvalore dei titoli acquistati.

Quanto costa questo prestito allora?
Per il prestito ottenuto, l’investitore paga il tasso di interesse stabilito per queste operazioni, in questo caso dalla Banca centrale cinese.

Qual è stata la dinamica del margin debt in Cina?
Il margin debt è un meccanismo che si autolimenta: se il mercato è rialzista, cioè se la tendenza è al rally dei principali indici azionari, il margin debt cresce; viceversa, quando il mercato scende al ribasso, il margin debt si sgonfia e ciò significa che non esistono più le risorse per comprare i titoli.

Tradotto per il caso cinese, è evidentecome l’indice Shanghai Composite abbia registrato dapprima un forte rally culminato al 297% sino a scendere al ribasso al 133% del mese di giugno 2015, portando cioè alla contrazione del margin debt.