Banche italiane: preoccupa l’indice Roe, costi troppo elevati

Pierandrea Ferrari

24 Novembre 2020 - 17:25

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L’indice Roe delle banche italiane è al di sotto della media continentale. A pesare anche la voce dei costi, che dovrebbero essere tagliati almeno del 30% per mantenere l’equilibrio nel lungo periodo.

Banche italiane: preoccupa l'indice Roe, costi troppo elevati

La sostenibilità del settore bancario italiano è messa in discussione dalla scarsa profittabilità degli istituti nostrani e da un livello dei costi che eccede la quota ottimale del 30%.

La fotografia viene scattata dall’indice Roe, che colloca le banche italiane al di sotto della media europea per quanto riguarda la redditività del capitale.

La legacy del passato, inoltre, contribuisce a frenare gli istituti tradizionali: anche per questo i costi dovranno essere tagliati nei prossimi anni, mettendo così a rischio i posti di lavoro in un anno che, come evidenziato dal rapporto di inizio novembre redatto dall’ufficio studi di Firs Cisl, ha già registrato una contrazione pari a 5.000 unità nel settore bancario.

Profittabilità delle banche italiane sotto la media europea

Il Roe – acronimo che sta per Return on Equity – è un indice economico che tasta la redditività del capitale proprio, parametro ottenuto dividendo l’utile netto per i mezzi propri. Questo indicatore permette di misurare il rendimento del capitale conferito dai soci ad un’azienda.

Nell’ambito del settore bancario italiano, l’indice Roe fotografa la profittabilità del business degli istituti di credito nel Paese. Profittabilità che, nei primi sei mesi dell’anno, appare ampiamente al di sotto degli standard europei.

La redditività del capitale delle banche italiane si ferma infatti a quota 0,3%, contro una media continentale pari al 0,75%. Nelle prime posizioni Francia (2%), Germania (1,5%) e Olanda (0,8%), mentre affondano in territorio negativo le banche spagnole (-4%).

I ricavi, dunque, sono un problema strutturale del settore bancario italiano, poiché non permettono a quest’ultimo di soddisfare gli investitori. Come evidenziato dall’Osservatorio Banca Imprese 2030 – nato dalla collaborazione dell’Università Cattaneo con la Fondazione Corriere della Sera e L’Economica – c’è in atto un inaridimento delle fonti di reddito nel settore, tra calo delle commissioni e interessi bassi.

I costi continuano a gravare sul settore bancario

La questione relativa alla scarsa profittabilità delle banche italiane si intreccia alla problematica degli alti costi sostenuti, con gli istituti tradizionali frenati anche dagli impegni assunti con la clientela nei decenni passati.

Il capitolo relativo ai costi impone inevitabilmente una riflessione sull’occupazione nel settore. Secondo alcune stime, il settore necessiterebbe idealmente di un taglio delle spese pari al 30-35% in un arco di tempo che va dai tre ai cinque anni.

L’intervento è considerato essenziale per garantire la sostenibilità delle banche italiane nel lungo periodo, ma solleva pesanti interrogativi sul futuro dei dipendenti. In tal senso, procede il confronto tra Abi – Associazione bancaria italiana guidata da Antonio Patuelli – e i sindacati del settore, con l’obiettivo di tutelare i lavoratori degli istituti nel prossimo futuro.

La fotografia scattata sul rapporto tra entrate e uscite delle maggiori banche italiane nei primi nove mesi del 2020, d’altronde, evidenzia la necessità degli istituti di reperire gli strumenti più adatti per rafforzarsi. Intesa Sanpaolo, ad esempio, ha registrato 199 euro di entrate ogni 100 euro di costi sostenuti, cifra che scende a 175 euro per il Gruppo Unicredit. Fanalino di coda il Monte dei Paschi di Siena, che fermandosi a 134 euro si conferma l’istituto italiano in maggiore sofferenza a causa delle pesanti eredità del passato.

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