Niente da fare: i BTP e diversi altri Titoli di Stato vengono attaccati dai sell anche nella giornata di oggi, mercoledì 2 settembre 2026. La traiettoria rialzista dei rendimenti, dunque, non si ferma, con gli yield del BTP a 10 anni che hanno sfondato anche la soglia psicologica del 4,20%.
Soglia già superata da un po’ dagli OAT, ovvero dai Titoli di Stato francesi, che avanzano oggi al 4,24% (+4 punti base mentre scriviamo), confermandosi dunque superiori ai rendimenti del 4,21% dei Titoli di Stato italiani. Occhio anche ai Treasury USA a 10 anni che, nelle ultime ore, e prima di ritracciare, sono balzati fino al 4,814%, al record dal novembre del 2023.
Il sell off globale sui bond continua. Rendimenti BTP & Co. vicini al picco o no?
Persiste di conseguenza il grande dubbio: fino a che punto i rendimenti dei vari Titoli di Stato mondiali - in salita praticamente ovunque, come hanno dimostrano anche gli yield sui bond sovrani giapponesi JGB, schizzati al record in 30 anni - continueranno a salire?
Ha senso parlare di picco testato dagli yield, oppure le vendite sui Titoli di debito, e la relativa ascesa dei rendimenti - andranno avanti ancora per molto?
A rispondere a questa domanda è stato Mauro Valle, Head of Fixed Income di Generali Asset Management che ha sottolineato che, nel caso in cui la fiducia dei mercati verso la Fed di Kevin Warsh si consolidasse, i rendimenti dei Treasury USA potrebbero avere raggiunto già “i massimi ciclici”, complice la possibilità che “le iniziative di Bessent volte a sostenere il tratto lungo dei Treasury attraverso operazioni di buyback” abbiano successo. Iniziative, va precisato, che finora si sono rivelate in realtà poco efficaci visto che, dopo un iniziale ribasso seguito all’annuncio del rafforzamento dei buyback, i rendimenti americani sono schizzati a nuovi valori record.
Valle commenta anche il trend recente dei BTP, dei Bund e di altri Titoli di Stato dell’Eurozona, sottolineando che, secondo Generali Asset Management, “i rendimenti dei Bund si collocano già in prossimità dei livelli massimi e riflettono adeguatamente sia i rischi inflazionistici sia quelli legati alla BCE”.
Le dichiarazioni dell’esperto hanno fatto seguito alla pubblicazione, avvenuta nella giornata di ieri, del dato relativo all’inflazione dell’area euro, che ad agosto ha accelerato il passo, salendo su base annua del 3,3%, rispetto al 2,9% di luglio.
La view di Valle (Generali AM) sui BTP. Confermata la preferenza, anche per questi altri bond
Qual è dunque la view di Mauro Valle sui titoli di stato europei?
L’Head of Fixed Income di Generali Asset Management conferma che “l’esposizione lunga alla duration nei portafogli rimane invariata”, ovvero che viene confermata la posizione favorevole alle obbligazioni nel caso in cui i rendimenti dovessero segnare un calo.
Inoltre, “viene confermata la preferenza per i Titoli di Stato italiani, europei e spagnoli, a fronte di un sottopeso sui titoli francesi ”.
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Preoccupazione per gli OAT, i Titoli di Stato francesi. C’entrano anche le elezioni presidenziali
Di fatto, i BTP secondo Valle “continuano a offrire un profilo interessante, con gli spread BTP-Bund intorno agli 80 punti base, livelli che riteniamo sostenibili grazie a una dinamica di crescita economica favorevole, al miglioramento dei conti pubblici e a rischi elettorali ancora lontani”.
La preoccupazione è invece per i Titoli di Stato francesi, dunque per gli OAT:
“La Francia, al contrario, appare maggiormente vulnerabile. Sebbene gli spread OAT-Bund (ovvero Francia-Germania) siano già prossimi ai livelli più elevati osservati negli ultimi due anni, la prossima legge di bilancio potrebbe mantenere il deficit pubblico al di sopra del 5% del PIL. Inoltre, l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali, una competizione di fatto già avviata, potrebbe continuare a esercitare pressioni sui titoli di Stato francesi”.
Prendendo invece in considerazione “la curva dei rendimenti, continuiamo a privilegiare le scadenze brevi e intermedie rispetto al tratto lungo della curva”, con “una posizione corta sul tratto lungo della curva, con particolare focus sul segmento trentennale”.
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Il punto di Generali AM sull’impennata dei rendimenti dei Titoli di Stato del Giappone
Il responsabile della divisione di reddito fisso di Generali AM ha commentato anche il balzo dei rendimenti dei Titoli di Stato giapponesi, con quelli decennali che hanno superato nella giornata di ieri la soglia psicologica del 3%.
“Il decennale giapponese è salito sino al 3%, prima volta dal 1996, e il trentennale punta al 4,2%”, ha osservato Valle, facendo notare che “l’economia giapponese sta scontando una fase di trasformazione, guidata dal governo Takaichi, che punta a sostenere una fase di crescita trainata da investimenti strategici pubblico-privati, espansione fiscale e una forte ripresa degli investimenti delle imprese, per favorire crescita salari e domanda interna”.
La trasformazione sta avvenendo parallelamente a quanto prezzato dagli operatori, ha continuato Valle, sottolineando che “il consenso di mercato continua a essere orientato verso un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan ”, anche se “con un ritmo graduale, alla luce dei rischi esterni, della debolezza della domanda interna e dell’incertezza che circonda la crescita globale e l’andamento delle materie prime”.
Il trend al rialzo dei rendimenti dei JGB si spiega anche con la debolezza dello yen, conclude l’esperto, “che alimenta timori di inflazione importata”, mentre “i prezzi del petrolio fanno aumentare le aspettative di inflazione e delle necessità di maggiori rialzi da parte della BoJ, in un contesto di pressione globale sulle parti a lunga delle curve dei tassi”.
Viene spiegato così il trend rialzista degli yield dei Titoli di Stato giapponesi che, secondo le rilevazioni di Bloomberg, sono volati di ben +139 punti base nell’arco di un anno, e che oggi viaggiano attorno al 2,99%.
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Timori rialzi tassi BCE e conseguenze sui bond? Occhio al CPI core
Tornando in Eurozona, secondo Valle “proprio l’evoluzione del Core CPI” - che ad agosto, sulla base dei dati diffusi ieri, è salita al ritmo del 2,5% su base annua - “rappresenterà la variabile chiave per determinare il percorso della BCE oltre il rialzo dei tassi di 25 punti base, ampiamente scontato dal mercato per la riunione di settembre”.
Generali Investment Management non manifesta tuttavia timori eccessivi per un possibile orientamento ancora più hawkish sui tassi da parte della BCE, ricordando che “ulteriori interventi restrittivi richiederebbero probabilmente una significativa sorpresa al rialzo dell’inflazione di fondo, scenario per il quale al momento non emergono evidenze concrete”.
Lo dimostrerebbe lo stesso trend dei rendimenti dei Bund che, per l’appunto, “già in prossimità dei livelli massimi del ciclo, incorporano in misura adeguata sia i rischi legati all’inflazione sia quelli connessi alla politica monetaria della BCE, sostenendo pertanto un orientamento costruttivo sulla duration ”.
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L’incognita è soprattutto per il futuro dei Treasury, anche per incertezza tassi Fed
Per concludere, l’incognita riguarda piuttosto il possibile trend dei Treasury, visto che lo scenario sui tassi USA rimane poco chiaro: “Pur ribadendo con fermezza l’impegno nel contrasto all’inflazione, il presidente della Federal Reserve continua a mantenere un approccio volutamente prudente e non del tutto esplicito sulle future scelte di politica monetaria, lasciando che siano i prossimi dati su mercato del lavoro e inflazione a determinare l’orientamento delle decisioni future”, ha commentato infatti Mauro Valle, prevedendo un calo degli yield a 10 anni fino al 4,50% nel caso in cui “gli sforzi di Bessent volti ad aumentare i buyback dei Treasury trentennali e la determinazione di Warsh nel contrasto all’inflazione venissero percepiti come credibili dal mercato”.
In caso contrario, “qualora emergessero dubbi sulla credibilità della Fed o tornassero a prevalere le preoccupazioni legate all’ampliamento dei deficit fiscali statunitensi, un movimento dei rendimenti verso il 5% rimarrebbe uno scenario del tutto plausibile”.