Avvocati, che fine fanno i contributi versati alla Cassa di chi non matura il diritto alla pensione?

Gli avvocati che non maturano i requisiti per il pensionamento non possono avere indietro quanto versato alla Cassa Forense. Che fine fanno questi contributi?

Avvocati, che fine fanno i contributi versati alla Cassa di chi non matura il diritto alla pensione?

Che fine fanno i contributi versati dagli avvocati che non maturano i requisiti per la pensione? Lecito chiederselo, dato che la Cassa Forense non ha il dovere di restituire le somme versate, come chiarito dalla Corte di Cassazione in più occasioni.

La restituzione viene negata perché anche se l’avvocato non matura la pensione di vecchiaia può beneficiare di una misura alternativa mediante il calcolo con metodo contributivo. Vediamo nel dettaglio come funziona e come mai la Cassa Forense non è tenuta a restituire i contributi versati.

Perché la Cassa Forense non deve restituire i contributi?

La recente sentenza della Corte di Cassazione ribadisce quanto emerso nel Palazzo di Giustizia con due precedenti ordinanze. La Suprema Corte, infatti, sia nel 2009 (sentenza n°24202) che nel 2011 (sentenza n°12209) aveva stabilito che la Cassa Forense non è dovuta alla restituzione dei contributi versati dagli iscritti, neppure nel caso in cui questi non riescano a maturare i requisiti per la pensione di vecchiaia.

Infatti, per coloro che raggiungono l’età per il normale pensionamento ma non hanno cumulato gli anni di contributi richiesti, è prevista l’opzione della pensione di vecchiaia contributiva.

L’utilizzo del sistema contributivo è penalizzante per gli avvocati perché a differenza del calcolo retributivo - di cui vi parleremo di seguito - l’importo della pensione non si basa sui redditi migliori ma sul totale dei contributi versati.

Tuttavia la possibilità di accedere al sistema contributivo è molto importante per gli avvocati - e per la stessa Cassa Forense - dal momento che quest’ultima non è obbligata a restituire i contributi versati, mentre il legale ha comunque diritto al trattamento previdenziale.

Nel dettaglio, nei prossimi anni possono accedere alla pensione di vecchiaia calcolata con il metodo contributivo gli avvocati in possesso dei seguenti requisiti:

Periodo Età avvocato Contributi versati
2017-2018 68 anni dai 5 ai 32 anni
2019-2020 69 anni dai 5 ai 33 anni
dal 1° gennaio 2021 70 anni dai 5 ai 34 anni

Discorso differente per il calcolo retributivo per la pensione dell’avvocato grazie al quale l’importo dell’assegno è più alto rispetto a quello del sistema contributivo; vediamo il perché.

Pensione avvocati: come funziona il calcolo retributivo

Gli avvocati che maturano i requisiti per la pensione di vecchiaia calcolata con il sistema retributivo hanno diritto ad un assegno con importo ben più alto, dal momento che l’importo della pensione viene calcolato sulla media dei redditi percepiti negli ultimi 15 anni di lavoro (per i dipendenti vengono presi in considerazione quelli degli ultimi 10) nella misura del 2% di questa media per ogni anno di contribuzione.

Come possiamo vedere dalla tabella successiva, però, i requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia ordinaria retributiva sono più difficili da raggiungere:

Periodo Età avvocato Contributi versati
2017-2018 68 anni almeno 33 anni
2019-2020 69 anni almeno 34 anni
dal 1° gennaio 2021 70 anni almeno 35 anni

È bene specificare comunque che se l’avvocato matura il requisito della contribuzione minima ma non ha raggiunto l’età richiesta per la pensione di vecchiaia può comunque richiedere l’anticipo del pensionamento una volta compiuti i 65 anni di età.

In tal caso l’importo della quota di base della pensione è comunque calcolato con il sistema retributivo, ma viene ridotto dello 0,41% per ogni mese di anticipazione. Riduzione che non si applica qualora l’avvocato abbia maturato almeno 40 anni di contributi.

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