Assegno di mantenimento figli: come si calcola, rivalutazione e fino a che età è obbligatorio

Dopo separazione e divorzio, su uno dei genitori può gravare l’obbligo dell’assegno di mantenimento verso i figli. In questa guida come si calcola, quando viene rivalutato e se spetta anche ai figli maggiorenni.

Assegno di mantenimento figli: come si calcola, rivalutazione e fino a che età è obbligatorio

L’assegno di mantenimento è una somma di denaro da versare periodicamente in favore del o dei figli dopo la separazione o il divorzio, se il giudice o gli accordi presi tra i coniugi così stabiliscono. Il mantenimento serve a sostenere il coniuge economicamente più debole a cui viene affidata la prole per provvedere a tutte le spese di gestione, salute, educative e alimentari. Una volta determinato - dal giudice o dalle parti in accordo - la cifra può essere rivalutata se cambiano gli indici Istat o le condizioni economiche degli ex coniugi.

In questo articolo di approfondimento tutte le informazioni utili riguardo l’assegno di mantenimento, il suo calcolo e la sua rivalutazione.

Assegno di mantenimento figli: come si calcola

Calcolare l’assegno di mantenimento non è cosa da poco. Se gli ex coniugi non sono d’accordo questo va determinato dal giudice in sede di divorzio o separazione. Il calcolo deve prendere in considerazione diversi fattori:

  • le esigenze dei figli (educative e di salute);
  • il tenore di vita durante il matrimonio (questo criterio è caduto per l’assegno divorzile ma resta valido per quello di mantenimento);
  • il tempo di permanenza dei figli a casa dell’uno o dell’altro genitore, quindi se l’affidamento è esclusivo o condiviso;
  • la disponibilità economica e patrimoniale degli ex coniugi.

L’assegno di mantenimento, una volta stabilito, deve essere versato periodicamente. A questo però possono aggiungersi anche delle spese extra, per esempio per particolari visite mediche o esperienze di studio che non rientrano nella gestione ordinaria.

Mantenimento, spetta anche ai figli maggiorenni?

Una questione molto dibattuta è l’assegno per i figli maggiorenni. Chiariamo subito che il 18° anno di età non segna la fine dell’assegno di mantenimento perché questo è legato all’autosufficienza economica del figlio e non alla sua età, anche se la giurisprudenza ha posto dei limiti.

Per porre fine al mantenimento non basta che il figlio abbia trovato un lavoro, ma serve che questo abbia una retribuzione idonea ad avere una vita dignitosa e corrispondente alla sua professionalità. Questo non significa che l’assegno di mantenimento sia dovuto per sempre: l’obbligo cessa se il genitore dimostra che il figlio è una “scansafatiche” e che non trova un lavoro adeguato per sua negligenza e non per effettiva impossibilità.

Rivalutazione assegno di mantenimento

Una volta che il giudice, o le parti di comune accordo, decidono l’importo dell’assegno di mantenimento per i figli, questo non è fisso ma è soggetto a diversi tipi di rivalutazione.

Innanzitutto la rivalutazione secondo gli indici Istat, che rappresentano il costo medio della vita registrato di anno in anno. L’adeguamento dell’assegno viene fatto periodicamente sia in caso di divorzio che di separazione ed ha come riferimento l’indice Istat rispetto al mese della prima erogazione dell’importo. La rivalutazione può operare in aumento o diminuzione, ma quasi sempre si tratta di differenze esigue.

Invece può essere molto più incisiva la rivalutazione per mutamento delle condizioni economiche del genitore obbligato. Questa deve essere decisa dal giudice o concordata tra le parti e può dipendere da molti fattori: ad esempio il licenziamento, il pensionamento o l’arrivo di una cospicua eredità.

Altro motivo di rivalutazione è la sopravvenienza di un nuovo nucleo familiare, e quindi di figli di secondo letto. In questo caso, infatti, l’assegno subirà una diminuzione in modo da consentire l’equo trattamento a tutti i figli. Senza considerare che l’importo dell’assegno può e deve essere rimodulato quando cambiano le esigenze della prole. Infatti un figlio all’università avrà un costo maggiore rispetto ad un bambino che frequenta la scuola elementare.

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