Anticipo TFS/TFR dipendenti pubblici, novità 2019: 30 mila euro subito e detassazione Irpef

Nel decreto che riforma le pensioni è prevista la possibilità per lo Stato di stipulare convenzioni con banche e istituti di credito per garantire ai dipendenti pubblici un anticipo del TFR/TFS fino a 30.000€.

Anticipo TFS/TFR dipendenti pubblici, novità 2019: 30 mila euro subito e detassazione Irpef

L’anticipo dell’indennità di fine servizio (“comunque denominata”) per i dipendenti pubblici è una delle novità contenute nel “decretone” che riforma le pensioni e introduce il reddito di cittadinanza.

Come noto, infatti, oggi i dipendenti pubblici per ricevere l’indennità di buonuscita (TFR o TFS a seconda del regime di appartenenza) devono attendere diversi mesi; un’attesa variabile a seconda della motivazione che ha portato alla cessazione del rapporto di lavoro.

Nel dettaglio, tolto il caso di cessazione per inabilità o decesso - per i quali bisogna attendere appena 105 giorni per il pagamento del TFR/TFS - la liquidazione viene pagata dopo 12 (pensione di vecchiaia) o 24 mesi (pensione anticipata o dimissioni), con altri 3 mesi di tolleranza.

Nel peggiore dei casi, quindi, la prima rata del TFR/TFS - di massimo 50.000€ - potrebbe arrivare dopo 27 mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Il decreto pensioni, inoltre, ha introdotto un’ulteriore “penalizzazione” per quei dipendenti pubblici che accedono alla pensione facendo ricorso a Quota 100; in questo caso, infatti, il TFR/TFS (a seconda del regime di appartenenza del dipendente) viene pagato solamente al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia, quindi al compimento dei 67 anni di età.

Tuttavia, sempre nello stesso decreto si è cercato di tendere la mano in favore dei dipendenti pubblici permettendo loro di ricevere fino a 30.000€ di TFR/TFS al momento stesso della cessazione del rapporto di lavoro, tramite un prestito erogato da un istituto di credito con un tasso di interesse agevolato.

Inoltre, viene introdotta una detassazione Irpef variabile dall’1,5% al 7,5% sulla quota di TFS pagata nei mesi successivi al pensionamento.

Prima di andare avanti è importante ricordare che già oggi ci sono degli istituti di credito che hanno previsto delle forme di finanziamento per l’anticipo del TFR/TFS dei dipendenti pubblici e senza limiti di importo (potete consultarli cliccando qui); in questo caso, comunque, il tasso di interesse dovrebbe essere meno conveniente rispetto a quello previsto dai nuovi accordi.

Anticipo TFS/TFR: prestito bancario fino a 30.000€

Per prima cosa bisogna fare chiarezza sulla differenza tra TFS (trattamento di fine servizio) e TFR (trattamento di fine rapporto). Nel dettaglio, si parla dell’uno e dell’altro compenso corrisposto a titolo di indennità di liquidazione a seconda dell’anno di assunzione dell’interessato:

  • TFR: per i lavoratori assunti a tempo determinato successivamente al 30 maggio 2000, oppure assunti con contratto a tempo indeterminato successivamente al 1 gennaio 2001
  • TFS: per il personale assunto a tempo indeterminato prima del 1 gennaio 2001.

In questo caso specifico, quindi, i dipendenti pubblici che andranno in pensione nel 2019 rientrano tutti - o quasi - nel regime di TFS. A questo punto vediamo cosa dice il decreto in merito alla possibilità di ricevere un anticipo di questa indennità.

È nel comma II dell’articolo 23 che se ne parla, stabilendo che tutti possono beneficiare di questa possibilità indipendentemente dall’opzione alla quale si è fatto ricorso per l’accesso alla pensione. L’anticipo del TFS/TFR, quindi, non vale solamente per chi ricorre a Quota 100.

L’importo massimo che si può ottenere con l’anticipo è di 30.000€, mentre per l’importo restante bisognerà rispettare le tempistiche prestabilite; come comunicato da Matteo Salvini in conferenza stampa, però, c’è la possibilità che a breve questo limite venga innalzato fino a 40.000€ o 45.000€.

Spetterà a “il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, il Ministro della Pubblica Amministrazione e l’Associazione Bancaria Italiana, sentito l’INPS” stipulare - entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale - gli accordi con banche e istituti di credito per un tasso di finanziamento agevolato per i dipendenti pubblici.

In ogni caso, viene stabilito che il tasso di interesse annuo a carico del soggetto finanziato -”comprensivo di ogni eventuale onere” - non può essere superiore al “limite massimo del valore dell’indice generale del Rendistato pubblicato, con cadenza mensile dalla Banca d’Italia, aumentato di 30 centesimi”. Vi è poi il vantaggio che il finanziamento è esente da “imposta di registro, dall’imposta di bollo e da ogni altra imposta indiretta, nonché da ogni altro tributo o diritto”.

In ogni caso, l’importo del TFS ricevuto a titolo di anticipo - con i relativi interessi - viene trattenuto dall’Inps che provvede alla restituzione del prestito alla concorrenza dell’indennità di buonuscita.

Detassazione del TFS/TFR

L’articolo successivo, il n° 24, invece prevede un regime di tassazione agevolato per il TFS. Nel dettaglio, l’aliquota Irpef sull’indennità di fine servizio (“comunque denominata”) è ridotta - per le indennità corrisposte almeno dopo i 12 mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro, nella misura pari a:

  • 1,5% per le indennità corrisposte dopo 12 mesi;
  • 3,0% per le indennità corrisposte dopo i 24 mesi;
  • 4,5% per le indennità corrisposte dopo i 36 mesi;
  • 6,0% per le indennità corrisposte dopo i 48 mesi;
  • 7,5% per le indennità corrisposte dopo i 60 mesi.

Questa disposizione, però si applica solamente sull’imponibile dell’indennità inferiore ai 50.000€.

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