Alberto Micalizzi: l’Europa è una corporation ma uscirne non avrebbe senso (VIDEO)

L’Europa è una corporation con una moneta limitata, ma parlare di uscita non ha alcun senso. Quello che ci ha veramente imbrigliato sono stati i trattati e quanto accaduto negli anni ’90. Parla Alberto Micalizzi, economista e ricercatore universitario.

L’Europa è una corporation con una moneta limitata ma parlare di uscita non ha alcun senso. Quello che ci ha veramente imbrigliato, sono stati i trattati e quanto accaduto negli anni ’90. Parola di Alberto Micalizzi. economista e ricercatore universitario, ospite della nuova puntata di “Testa o Croce” , il format di Money.it che ha aperto un dibattito di qualità sulla moneta unica.

Uscita dall’Euro, dibattito senza una logica

Si è parlato di Euro soprattutto sui social, tra pro e contro, purtroppo spesso si è trattato di un dibattito da bar. Nei miei siti dal 2012 ad oggi, non ho mai utilizzato il termine “uscita dall’Euro”, pur essendo tra i più lucidi critici dell’Ue, da me considerata una corporation che gestisce una grande piattaforma monetaria. Una piattaforma con un valore intrinseco, senza una relazione con obiettivi di tipo sociale, nazionale e di crescita. Uscire da qualcosa che è una galassia ed una nube è incomprensibile.
Il dibattito sull’uscita è fuori dalla logica. L’Europa è una zona geostrategica molto importante, è inevitabile che noi ci dotassimo di strutture anche monetarie per partecipare alla grande competizione globale. Dal 1980 ad oggi il Pil dei paesi dell’Ue è passato dal 35% al 20% . Siamo in discesa.
Il peso percentuale della nostra produzione di valore aggiunto nel mondo calerà ancora. La popolazione europea è scesa al 6%, i grandi attori stanno crescendo altrove, fuori dall’Ue.
Ci sono aree emergenti nel Pacifico, in Sudamerica, in Africa: in questo scenario la scelta corretta non è se uscire dall’Euro ma semmai dove posizionarsi. Pensare di giocare da soli nello scenario globale, con le stesse strutture degli anni ’90, non ha alcun senso.

Domanda interna massacrata

L’Euro era un qualcosa che poteva funzionare come regolamento interbancario. Dovremmo passare da una moneta unica ad una moneta comune, ossia un sistema di compensazione tra Paesi che c’è sempre stato (vedi l’Ecu) con lo scopo di raggiungere un equilibrio monetario e commerciale.
Se la moneta è funzionale a qualcosa, allora ne servono almeno due: una per regolare i flussi tra Stati (import ed export), un’altra per la domanda interna. L’Euro si è rivelato inadatto proprio in quest’ultimo aspetto, si sono massacrate le domande interne di tutti i Paesi.
Anche la stessa Germania sta sperimentando una diminuzione della produzione industriale. Dopo la crisi il mondo non è finito, sono fallite banche e assicurazioni, da allora ad oggi il mercato americano ha avuto il più grande apprezzamento della storia. Non vedo catastrofi ma solo il rischio di andare avanti in una situazione di vischiosità per inerzia.

Il dominio del neoliberismo

L’idea dei neolibersti storici partiva da Smith, sostanzialmente diceva che il mercato è animato da spiriti animali, lasciati liberi di agire per il proprio tornaconto personale potevano essere in grado di creare valore per tutti. In questa visione il privato fa meglio perché più motivato.
I neoliberisti della nuova corrente forgiata attorno alla riproposizione del liberismo storico dalla seconda guerra mondiale in poi, riprendono i tasselli di fondo: minimizzazione dell’intervento dello stato, mercati lasciati a se stessi, meno regole possibili.
Nel liberismo storico però c’era un soggetto specifico, il classico imprenditore. Oggi l’attore di questo nuovo mondo è impersonale, impalpabile, il mondo è governato da corporation. Non solo gli stati singoli diventano trascurabili ma la scena viene calcata da soggetti che sono non più governati secondo regole democratiche.
Esistono grandi fondi di investimento che possiedono banche, industrie del cinema e alimentari, agenzie di rating con 6,2 miliardi di attivo, il triplo o quadruplo del Pil italiano.

Trattati scritti dai banchieri

Le banche centrali fanno politiche che sono indipendenti dalle esigenze degli Stati, la Bce per statuto (non può occuparsi di crescita ma solo della stabilità del valore della sua moneta). Le banche partecipano ad un gioco tutto loro. La scena internazionale è cambiata radicalmente. In un contesto come questo come si può sostenere l’uscita dall’Euro? Uno che dice voglio uscire dall’Euro e basta, oppure sostiene di riprendere il controllo della Banca d’Italia, di tornare a stampare la lira, non è un sovranista ma uno scemo che non ha colto cosa è successo negli ultimi 20 anni.
Il nocciolo di tutta la questione non è tanto l’Unione Europea ma gli interessi perseguiti da chi ha scritto e firmato i trattati degli anni ’90 nell’epoca della privatizzazione del mondo bancario, della perdita degli strumenti di politica economica dello Stato: si è quindi distrutta l’essenza del miracolo italiano del dopo guerra.
In quella fase storica l’Euro era solo un progetto e dunque non può essere il responsabile di quegli scenari. Si sono fatti gli interessi della casta dei banchieri. Rileggere oggi tutti gli articoli dei trattati, nell’ottica del piccolo banchiere, fa benissimo comprendere i motivi per cui sono stati scritti in quel modo. C’è stata una deviazione di tutto il nostro vivere.
Oggi se fallisce un piccolo imprenditore, non gli passerà per tutta la vita, è una morte civile. Se invece un banchiere commette una truffa, la passa liscia.
Le regole, i mercati, la magistratura, la stampa: tutto è stato deformato per avvantaggiare questo tipo di casta. La vera cosa da fare sarebbe quella di creare una vera ed effettiva banca pubblica che possa partecipare alle aste del Tesoro.

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