La rottura dell’ex capo antiterrorismo accende lo scontro tra l’America First originaria e la linea interventista: dentro il mondo MAGA nulla è più monolitico
Le dimissioni di Joe Kent da direttore del National Counterterrorism Center rappresentano molto più di un gesto individuale. Sono, piuttosto, il primo vero vulnus politico interno all’amministrazione guidata da Donald Trump dall’inizio della guerra contro l’Iran. E soprattutto, segnano l’emersione di una frattura ideologica che finora era rimasta latente dentro la galassia MAGA.
Kent non è un tecnocrate qualsiasi. Veterano della guerra in Iraq, ex forze speciali, figura organica al trumpismo più ideologico, era stato nominato proprio in quanto interprete fedele della dottrina “America First”. La sua uscita, quindi, non è una deviazione periferica ma una rottura del sistema.
Nella lettera di dimissioni, Kent è netto: non può “in buona coscienza” sostenere una guerra che, a suo dire, non risponde a una minaccia imminente e che sarebbe stata innescata da pressioni esterne, in particolare israeliane.
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