Accorpamento Forestale-Carabinieri: perché la Corte Costituzionale deve annullare la riforma

Simone Micocci

18 Agosto 2017 - 11:15

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Per il TAR dell’Abruzzo l’accorpamento tra Corpo Forestale e Arma dei Carabinieri è incostituzionale: la Consulta può rimediare all’errore fatto dal Ministro Madia.

L’accorpamento del Corpo Forestale nell’Arma dei Carabinieri potrebbe essere incostituzionale; lo ha dichiarato il TAR dell’Abruzzo in una delle prime sentenze sui vari ricorsi (se ne contano circa 2.000) presentati dalle ex guardie forestali entrate a far parte dei Carabinieri.

Il TAR dell’Abruzzo ha inviato gli atti alla Corte Costituzionale che adesso dovrà verificare se effettivamente la riforma Madia che ha riorganizzato le Forze dell’Ordine ha violato alcune norme della Costituzione, come rilevato dai giudici amministrativi di Pescara.

Per i ricorrenti è il primo passo verso una vittoria inaspettata, mentre per la Ministra Madia - che già ha visto naufragare la riforma della Pubblica Amministrazione - è un duro colpo da digerire.

Nel caso in cui la Consulta dovesse confermare l’incostituzionalità della riforma, infatti, l’accorpamento tra Forestale e Carabinieri potrebbe perdere di ogni effetto.

Perché l’accorpamento potrebbe essere incostituzionale?

Quella del TAR dell’Abruzzo potrebbe essere solo la prima di tante ordinanze, visto che i ricorsi presentati sono tantissimi.

D’altronde le motivazioni riportate dalla sentenza dei giudici amministrativi del 9 giugno (ma pubblicata ieri) sembrano essere più che valide anche se bisognerà aspettare la pronuncia della Consulta per capire quale sarà il destino dell’accorpamento.

Nel dettaglio il TAR dell’Abruzzo ha puntato il dito non tanto sull’eliminazione del corpo della Guardia Forestale, quanto sull’accorpamento all’interno dei Carabinieri, poiché in questo modo è stato mutato lo status giuridico del personale, passato dall’essere civile a militare.

L’obbligo del passaggio nei Carabinieri per il tribunale amministrativo di Pescara costituisce una violazione del principio di autodeterminazione - tutelato dall’articolo 2 della Costituzione - poiché il personale civile è stato obbligato ad acquisire lo status di militare.

Come sottolineato dal TAR dell’Abruzzo nella riforma manca la possibilità “di esercitare una scelta pienamente libera e volontaria di divenire personale militare”.

Ma non è tutto, perché il tribunale amministrativo sono stati violati anche gli articoli 76 e 77 della Costituzione poiché il riassetto dello Stato è stato assegnato ad un Ministro (Marianna Madia, responsabile del Ministero per la semplificazione e la Pubblica Amministrazione) che non aveva le “competenze necessarie per intervenire”.

Il tutto inoltre è stato attuato con una “delega in bianco” dove sono stati utilizzati termini troppo “generici” che hanno permesso all’esecutivo di superare qualsiasi limite fissato dal Parlamento, attuando così una riforma incostituzionale.

Perché l’accorpamento Forestale-Carabinieri va annullato?

La sentenza del Tar dell’Abruzzo è solamente l’ultimo capitolo - per il momento - di una storia che va avanti da diversi mesi e che specialmente in questa estate caratterizzata dall’allarme incendi sta facendo molto discutere.

Infatti con l’eliminazione della forestale solamente 260 dei 1.056 operatori con la competenza DOS (direttori delle operazioni di spegnimento) sono passati ai Vigili del Fuoco e quindi possono essere utilizzati per la lotta agli incendi.

Gli altri sono passati nei Carabinieri, perdendo ogni possibilità di essere impiegati per le operazioni di spegnimento visto che il recente ordine del generale dell’Arma Antonio Ricciardi stabilisce che i carabinieri ex forestali “possono soffocare piccoli fuochi solo se muniti di mezzi idonei allo scopo e di adeguati dispositivi di protezione individuale”.

Insomma, per risparmiare circa 122 milioni di euro in tre anni (questa la cifra stimata dalla Madia) l’Italia si trova senza personale autorizzato per lo spegnimento degli incendi che solamente quest’estate hanno distrutto 75mila ettari di boschi.

Ecco perché bisogna sperare che la Consulta confermi quanto rilevato dal Tar dell’Abruzzo annullando gli effetti dell’accorpamento; l’Italia ha bisogno della Forestale, solo il Governo sembra non averlo capito.

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