Accordo franco-tedesco su Fondo dell’eurozona, premierà le riforme

Parigi e Berlino, dopo una lunga trattativa, hanno stilato un documento condiviso sul fondo dell’eurozona

Accordo franco-tedesco su Fondo dell'eurozona, premierà le riforme

Berlino e Parigi hanno raggiunto un accordo su un nuovo fondo, l’Eurozone Budgetary Instrument: uno strumento che intende promuovere la competitività e la convergenza dell’eurozona, garantendo così maggiore stabilità all’intera area.

Il fondo, proposto dalla coppia franco-tedesca, dovrebbe entrare a far parte del bilancio dell’UE e sostenere le riforme nazionali degli Stati membri, identificate nel semestre europeo.

Fondo dell’eurozona, accordo franco-tedesco

Il nuovo strumento – di cui ancora non si conosce l’importo complessivo - non sarà disponibile prima del 2021, data in cui entrerà in vigore il prossimo bilancio dell’UE. Le somme stanziate saranno determinate nei negoziati che dovranno partire entro la fine del 2019.

Il fondo sarà accessibile solo a quei paesi dell’eurozona che garantiranno una “prudente politica finanziaria e dei conti pubblici” - si legge nel documento di quattro pagine.

Finanzierà gli investimenti identificati nel semestre europeo, preferibilmente quelli collegati a riforme nazionali che puntino alla crescita e alla riduzione del deficit pubblico.

I piani politici con le riforme programmate saranno al vaglio della Commissione europea che dovrebbe approvarne i contenuti in consultazione con i governi. Il denaro sarà trasferito in base ai progressi di implementazione delle attività. Il fondo potrà essere destinato anche ai progetti di investimento e programmi di investimento pubblico, ma sempre in relazione

“alle aree strategiche di intervento individuate dal semestre europeo e, preferibilmente, con riferimento alle riforme individuate”.

Un atto di diritto comunitario dovrebbe regolarne il funzionamento e stabilirne le priorità. A questo si dovrebbe poi aggiungere un accordo intergovernativo.

La tempistica dovrebbe essere più breve rispetto a quella dei fondi strutturali e di coesione, grazie anche a una governance affidata all’eurozona. Questo dovrebbe garantirne una maggiore flessibilità.

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