800 miliardi per la guerra: l’ipocrisia di un’Europa che rifiuta la pace

Lorenza Morello

17/03/2025

Mentre i potenti d’Europa rifiutano la pace e puntano su una nuova corsa agli armamenti, ci chiediamo: se quei miliardi li potessimo destinare altrove, cosa sceglierebbero davvero i cittadini?

800 miliardi per la guerra: l’ipocrisia di un’Europa che rifiuta la pace

Volenti o nolenti, tutti abbiamo avuto notizia della manifestazione organizzata dalla famiglia Elkann per il tramite di Michele Serra, lo scorso sabato a Roma.

Una retorica disgustosa di una messinscena anche fuori tempo perché nel momento in cui Putin si dice pronto alla pace, Zelensky pure e Trump più di tutti, i signori dell’Europa dicono “Questa pace non ci piace!” Eh già, molto meglio la guerra. Tanto mica ci vanno i vostri figli a combattere, vero?

Per questo il prof Vecchioni dice che non bisogna confondere pace e pacifismo, mentre sulla guerra non ci sono questioni da fare. Tra guerra e pace, lui ha già scelto.

Dunque, tanto l’Europa quanto il palco romano (che sproloquia a gogo, come Bentivoglio che cita Pericle a sproposito per giustificare una posizione ingiustificabile -ma con l’alfabetismo funzionale dilagante, chi vuoi che se ne accorga?!-) inneggiano a ottocento miliardi: da sperperare con l’illusione di difendersi da un’eventuale guerra globale a forte rischio che possa essere l’ultima.

Altre morti, altre distruzioni per l’incapacità di trovare, nel 2024, un modo alternativo al conflitto per porre fine a uno scontro tra trogloditi; secoli di civiltà buttati nel Tevere, ancora una riverenza ai soliti mercanti di morte: gli unici che continuano a guadagnarci da ogni follia umana, gli unici in grado di influire sulle decisioni dei potenti della Terra.
Manco a dirlo, all’indomani di questo show, il Ministro Urso (così come il collega Merz per la Germania) propone la riconversione dell’industria automotive in industria bellica di cui -guarda un po’- beneficerebbe anche Stellantis.

Sì, avete capito bene, Stellantis. Di proprietà di quella stessa famiglia che ha riunito 50 mila persone si e no in piazza pagando pullman da tutta Italia e che pochi mesi fa ne ha lasciate a casa quasi 2 mila (chissà dove erano i garanti della sinistra che sabato erano sul palco, in quel momento). Un investimento ben riuscito, direi, altro che Tavares! Bravo, Elkann!
Ottocento miliardi in quattro anni, è questo il piano. Che tradotto significa più tasse, più debiti e meno servizi per tutti.

Ottocento miliardi, dicevo: quelli che non si sono mai voluti trovare per progetti ben più essenziali e che adesso, come per incanto, salteranno fuori (quasi tutti dalle nostre tasche per l’appunto). Ne basterebbe meno della metà per debellare per sempre la fame nel mondo, ma con una tale montagna di soldi si potrebbero trasformare tante emergenze in problematiche in fase di risoluzione. Qualche esempio?

  • Accesso per tutti all’acqua potabile (150 mld)
  • Investimenti sulla sanità globale (250 mld per ricerca, farmaci essenziali, costruzioni di ospedali)
  • Istruzione gratuita per tutti (200 mld)
  • Annullamento del digital divide e internet gratuito per tutti (150 mld)
  • Potenziamento ricerche in tecnologie innovative (250 mld)
  • Protezione ecosistemi e biodiversità (100 mld)
  • O con la stessa cifra globale, contrastare sul serio le disparità che creano iniquità e morte, a prescindere dalle guerre.

Detto ciò, la prima domanda è: se lor signori chiedessero a noi tutti cittadini del mondo come spenderli, cosa pensano che risponderebbe la maggioranza?
Da qui, la seconda: sarà mica per questo che a nessuno di loro salterà mai in mente di indire un referendum per domandarcelo?