Per aumentare il proprio credito fiscale bisogna pianificare molto attentamente le spese: solo in questo modo si può riuscire ad avere un rimborso maggiore senza sfociare nell’incapienza fiscale.
Non si deve pensare che il credito fiscale sia qualcosa di inalterabile, visto che il contribuente può aumentarlo. In questo articolo andremo a vedere cos’è il credito fiscale e quali sono gli 8 semplici modi che permettono a qualsiasi contribuente di aumentarlo.
La differenza tra un conguaglio di importo basso e un rimborso consistente, nella maggior parte dei casi, risiede nella capacità del contribuente di trovare quelle spese che potrebbe essere utile fare, ma che molto spesso si ignorano. Nei crediti di imposta, infatti, esiste un vero e proprio tesoretto che nella maggior parte dei casi i contribuenti ignorano per mancanza di informazione.
Quello che bisogna considerare, infatti, è che massimizzare il rimborso fiscale non è una questione di fortuna, ma di metodo e pianificazione. Per chi vuole ottenere il massimo credito possibile, infatti, non è possibile limitarsi all’ordinaria amministrazione, ma si deve utilizzare la dichiarazione dei redditi come opportunità strategica per recuperare somme preziose.
Il credito di imposta, o credito fiscale, è un vero e proprio bonus riconosciuto dallo Stato che permette l’utilizzo per la riduzione delle tasse che si devono pagare o per ottenere un rimborso. Si tratta di un importo specifico che il contribuente vanta nei confronti dell’Erario.
Per riscuotere un credito fiscale Irpef, il modo più semplice è quello di presentare ladichiarazione dei redditi che permette di avere un conguaglio delle imposte. Presentando modello 730/2026 o modello Redditi, infatti, si fornisce al Fisco l’elenco dei propri redditi, ma al contempo si presenta anche una lista delle spese detraibili o deducibili effettuate. In questo modo, proprio grazie alle detrazioni e deduzioni, si acquisisce credito fiscale da sottrarre all’imposta.
Come aumentare il credito fiscale
Il credito fiscale che si otterrà dalla dichiarazione dei redditi dell’anno successivo può essere pianificato. Basti pensare che quando si presenta la dichiarazione dei redditi ci si riferisce all’anno di imposta successivo: quella del 2026 si riferisce ai redditi e alle spese del 2025. Quest’anno, quindi, si può pianificare il credito fiscale dell’anno prossimo stando bene attenti a non superare la capienza fiscale (ovvero l’importo di imposte da versare poiché il credito non può superare l’imposta) per non rischiare di essere incapienti rispetto al credito.
Come si aumenta il credito fiscale? Le possibilità sono due: aumentando le detrazioni spettanti o pagando più imposta del dovuto. Detto così sembra un controsenso aumentare l’imposta che si versa per recuperare l’eccedenza l’anno successivo, ma ha un senso se si pensa alle detrazioni riconosciute in busta paga mensilmente: se si evita di fruire di detrazioni che impattano poco sulla retribuzione, si potranno ottenere a conguaglio nella dichiarazione dei redditi in un’unica soluzione (si può considerare la dichiarazione come una sorta di salvadanaio in cui accantonare le detrazioni).
Gli 8 modi per aumentare il credito fiscale
Andiamo a vedere i passi che si possono compiere nel 2025 per assicurarsi un credito fiscale più alto.
1) Utilizzare nel giusto modo le spese detraibili
Spese mediche, veterinarie, funebri, di istruzione ecc. possono essere sostenute dall’uno o l’altro coniuge; fare in modo di destinare la detrazione (intestazione di fatture o ricevute) al coniuge con la capienza fiscale più alta potrebbe permettere di avere più spazio di manovra.
Da quest’anno, inoltre, si deve fare attenzione anche al tetto imposto per le detrazioni imposto in presenza di redditi superiori a 75.000. Proprio in virtù di questa novità è importante pianificare prima chi dei due coniugi deve intestarsi la fattura della spesa per non perdere il diritto alla detrazione (lasciando al coniuge con reddito maggiore a 75.000 solo le spese a lui riferite).
Il ragionamento ha senso soprattutto quando si parla di spese molto alte (il tetto, infatti, è sulle spese detraibili e non sulle detrazioni spettanti): in caso di bonus edilizi la pianificazione delle future detrazioni (durano per 10 anni) va fatta con molta cura.
2) Pianificare le spese deducibili
Allo stesso modo di quelle detraibili, anche le spese deducibili possono essere destinate all’uno o all’altro coniuge per fare in modo che ne approfitti chi ha una maggiore capacità (ad esempio eventuali contributi o riscatto laurea per i figli).
Da sottolineare che le spese deducibili abbassano il reddito imponibile e agiscono prima del calcolo dell’imposta dovuta: qui è molto più difficile incappare nell’incapienza fiscale e queste spese possono essere usate per portararsi nello scaglione di reddito inferiore (per pagare meno tasse).
3) Presentare la dichiarazione dei redditi anche se non si è obbligati a farlo
Molti contribuenti pensano che presentare la dichiarazione dei redditi quando non si è obbligati a farlo sia una perdita di tempo, ma nella maggior parte dei casi si traduce in un rimborso. Presentando il 730, infatti, si possono recuperare somme che lo Stato ha già prelevato dalle entrate o di incassare bonus a cui si avrebbe diritto e che nessuno ha accreditato (come il trattamento integrativo, per esempio).
Presentando la dichiarazione dei redditi si possono recuperare detrazioni e deduzioni (che senza presentazione resterebbe all’Erario), si possono recuperare ritenute d’acconto se si ha un reddito basso e si può incassare il trattamento integrativo se il proprio datore di lavoro non lo ha erogato in busta paga mensilmente.
4) Lasciare la fruizione delle detrazioni figli a carico a conguaglio
Scegliere di non ricevere le detrazioni per i figli a carico a carico mensilmente in busta paga potrebbe essere una strategia di accantonamento finanziario, ma anche una scelta per motivi di sicurezza.
La detrazione, infatti, è riconosciuta soltanto per i figli con età compresa tra 21 e 30 anni (o per i figli disabili senza limiti di età) a patto che siano fiscalmente a carico (con reddito fino a 4.000 euro se hanno meno di 24 anni, con reddito fino a 2.840 euro se hanno compiuto i 24 anni).
Scegliere di avere la detrazione a conguaglio permette di ricevere la somma in un’unica soluzione piuttosto che frazionata in 12 mesi e di non correre il rischio di doverla restituire se, nel corso dell’anno, il figlio comincia a lavorare uscendo dal carico fiscale.
Chiedere la detrazione a conguaglio, inoltre, consente anche di valutare quale dei due genitori ha maggiore capienza fiscale.
5) Lasciare la fruizione di detrazioni per l’eventuale coniuge o altri familiari a carico a conguaglio nella dichiarazione
Per le detrazioni per l’eventuale coniuge o altri familiari vale lo stesso principio spiegato nel punto precedente: lasciare le somme a conguaglio permette di riceverle in un’unica soluzione invece che frazionate mensilmente e inoltre evita di doverle restituire nel caso in cui il coniuge o gli altri familiari inizino a lavorare e non siano più fiscalmente a carico.
6) Pianificare detrazioni o deduzioni di spese importanti
Pianificare con attenzione le detrazioni e le deduzioni di spese importanti porta sempre un vantaggio. Ovviamente non si parla di pianificare le spese mediche ordinarie, le spese di istruzione, ma una ristrutturazione o l’acquisto di mobili si.
Se nello stesso anno si effettua una ristrutturazione e il pagamento di un intervento importante dal dentista si rischia di sfociare nell’incapienza fiscale, soprattutto se si incorre nei tagli alle spese detraibili previsti per chi ha redditi superiori a 75.000 euro.
Proprio per questo è sempre meglio comprendere fino a quale importo si può recuperare dalle imposte per non perdere nulla di quello che spetta.
Un esempio su tutti è il riscatto Laurea: se il dovuto è versato in un’unica soluzione rischia di esaurire il reddito complessivo a cui sottrarlo, in questi casi meglio pagare il riscatto a rate e fruire della deduzione fiscale su più anni.
7) Non chiedere le detrazioni per lavoro dipendente in busta paga
Scegliere di avere le detrazioni da lavoro dipendente (o da pensione) in un’unica soluzione a conguaglio ha un impatto più importante sulla retribuzione mensile, ma anche a livello di conguaglio potrebbe portare al diritto di cifre abbastanza elevate. Si tratta di una considerazione da fare molto attentamente perché potrebbe equivalere a una sorta di risparmio forzoso.
8) Fare attenzione alla compilazione del modello 730
Bisogna fare molta attenzione alla compilazione del modello 730 e non limitarsi mai a confermare i dati proposti dall’Agenzia delle Entrate senza un controllo incrociato. I primi dati da monitorare sono quelli della Certificazione Unica (CU): controlla che il numero dei giorni di lavoro dipendente o pensione sia corretto, poiché da questo dipende il calcolo delle detrazioni spettanti.
Va controllato con attenzione anche il Quadro E: bisogna verificare che le spese sanitarie corrispondano ai tuoi scontrini (soprattutto se hai figli a carico) e assicurati che gli oneri pluriennali, come le rate delle ristrutturazioni edilizie degli anni passati, siano stati riportati correttamente.
Infine, un occhio di riguardo va al quadro dei familiari a carico: con l’attuale sistema dell’Assegno Unico, è frequente che i figli sopra i 21 anni non appaiano automaticamente, rischiando di farti perdere la detrazione IRPEF e le relative spese d’istruzione o sportive.
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