Cresce la paura sui mercati, nonostante l’euforia che ha portato l’S&P 500 a toccare nuovi record a 6.100 punti. Gli esperti monitorano con attenzione i fattori che potrebbero dare il via al prossimo crollo del mercato, con 7 cigni neri che minacciano il mondo nel 2025. La calma apparente, confermata dall’indice di volatilità del Cboe (VIX) sui minimi da fine luglio a 13 punti, nasconde infatti tensioni profonde, pronte a emergere al minimo segnale di squilibrio.
I mercati non stanno prezzando il rischio di una guerra commerciale
Fonte Goldman Sachs, Bloomberg
Non si tratta solo dei timori legati alle incertezze geopolitiche e ai conflitti in corso in Ucraina e tra Israele e Hamas, ma di una preoccupazione più ampia derivante dai cambiamenti politici sotto l’amministrazione di Donald Trump. Secondo Goldman Sachs, in questo momento i mercati stanno sottovalutando il rischio di una guerra commerciale derivante dall’introduzione di dazi, con effetti al ribasso su azioni e rendimenti obbligazionari.
Tuttavia, le coperture contro il crollo del mercato azionario sono in crescita, come evidenziato dall’indice Cboe Skew, che riflette le dinamiche legate alla volatilità e viene utilizzato dagli operatori per captare i rischi di coda. In questo momento è in zona di attenzione.
Indice Cboe Skew
Fonte Tradingview
Vediamo di seguito i 7 cigni neri che minacciano il mondo nel 2025.
Cosa sono i cigni neri (spiegato semplice)
La teoria del cigno nero è stata sviluppata dal premio Nobel per la matematica Nassim Nicholas Taleb e si riferisce a eventi rari e imprevedibili che hanno un impatto significativo sull’economia globale. Questi eventi sono caratterizzati da tre aspetti fondamentali:
- Rarità: sono eventi inattesi e molto rari.
- Impatto profondo e duraturo: hanno conseguenze enormi, sia a livello individuale che collettivo.
- Retrospettiva: dopo che si sono verificati, tendiamo a razionalizzarli come se fossero stati prevedibili.
La storia recente è costellata di cigni neri: dall’attacco dell’11 settembre 2001, alla crisi finanziaria del 2008. Questi eventi hanno cambiato radicalmente il corso della storia e le nostre percezioni della realtà.
Secondo la definizione che abbiamo dato, un cigno nero è imprevedibile, ma non può essere ignorato. Non è un caso dunque che gli investitori più esperti stiano comprando protezioni contro un eventuale crollo del mercato. L’indice Cboe Skew misura la domanda di opzioni put (ribassiste) rispetto alle call (rialziste). Il rialzo dell’indice segnala che gli investitori si aspettano possibili turbolenze di mercato.
Skew di volatilità put/call
Fonte Reuters
7 cigni neri che minacciano il mondo nel 2025
I prossimi cigni neri potrebbero scaturire da una combinazione di incertezze geopolitiche, economiche e di politica monetaria:
1) Escalation delle tensioni geopolitiche
L’ordine mondiale potrebbe subire un duro contraccolpo nel caso in cui i conflitti in Ucraina e Medio Oriente si trasformino in conflitti su larga scala, con il coinvolgimento diretto di grandi potenze come Stati Uniti o Cina.
Con una crescente influenza dei BRICS, la spinta alla de-dollarizzazione potrebbe accelerare fratture nei mercati finanziari globali, con il rischio di un nuovo ordine economico che minaccia la leadership occidentale.
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2) Gli Stati Uniti ritirano il sostegno all’Ucraina
La presidenza di Donald Trump potrebbe portare a un disimpegno dagli attuali impegni militari in Ucraina, lasciando l’Europa a dover colmare il vuoto strategico e finanziario, con ricadute sui bilanci nazionali già fragili.
3) Aumento delle tensioni commerciali globali
La reintroduzione di dazi da parte degli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump potrebbe innescare ritorsioni, amplificando le frizioni con la Cina e con altri Paesi colpiti dalle tariffe, destabilizzando le catene di approvvigionamento globali.
L’Eurozona potrebbe essere colpita duramente dalle guerre commerciali, aggravata dalla dipendenza dalle esportazioni e dai vincoli di bilancio imposti dal Patto di Stabilità.
4) Vulnerabilità economica e finanziaria
Il rally dei mercati azionari è alimentato dalla crescita delle società tecnologiche. Questa concentrazione potrebbe accentuare il rischio di una bolla, simile a quella del 1999, con conseguenze globali se le aspettative di crescita non venissero rispettate.
La forte concentrazione settoriale e geografica nei mercati azionari, unita alla loro dipendenza dagli Stati Uniti, potrebbe intensificare l’instabilità dei mercati globali in caso di shock economici o finanziari.
5) Politica monetaria incerta
La difficoltà nel contenere l’inflazione su un percorso sostenibile verso il 2% potrebbe alimentare la volatilità nei mercati finanziari, specialmente in un contesto caratterizzato da dinamiche economiche divergenti tra Europa e Stati Uniti.
In Europa, la politica monetaria resta per il momento espansiva, ma potrebbe non supportare adeguatamente la crescita. Il rischio di una stagnazione economica prolungata, soprattutto in un periodo caratterizzato da vincoli di bilancio stringenti, rappresenta un fattore di rischio significativo.
Negli Stati Uniti, le politiche protezionistiche di Trump rischiano di alimentare pressioni sui consumi e sull’inflazione, complicando ulteriormente la gestione della politica monetaria della Federal Reserve e mettendo a rischio la stabilità economica.
6) Fattori interni all’UE
Le turbolenze politiche e le difficoltà economiche in Paesi chiave come Francia e Germania potrebbero compromettere la coesione europea, riducendo la capacità dell’UE di affrontare le sfide strutturali ed economiche. In questo scenario, si inserisce poi la grave crisi del settore automobilistico, con le principali aziende tedesche, da Volkswagen, a Ford, Audi e Bosch, che stanno tagliando migliaia di posti di lavoro. A complicare ulteriormente questo scenario già complesso si aggiunge l’incertezza legata alla possibile reintroduzione dei dazi proposta da Trump. Tante, troppe vulnerabilità che creano le condizioni per un crollo di mercato, come evidenziato dalla Bce nell’ultimo numero della Financial Stability Review. Secondo alcuni analisti, la crisi in Francia e Germania potrebbe provocare una crisi del debito in stile greco.
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7) Rischi legati alla Cina
Gli stimoli fiscali in Cina potrebbero non essere sufficienti per invertire la spirale discendente dell’economia. L’introduzione di nuovi dazi da parte dell’amministrazione Trump rischia di mettere ulteriormente sotto pressione la già fragile economia cinese, trasformando questa vulnerabilità in un grave rischio sistemico. Questo scenario potrebbe rappresentare un vero e proprio cigno nero, ovvero un evento imprevedibile con un impatto altamente significativo.
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