50mila migranti pronti a salpare dalla Libia, cosa faranno ora Macron e l’Europa?

L’intelligence parla di 50mila i migranti pronti a salpare dalle coste della Libia: si rischia un caos senza precedenti senza un intervento dell’Europa.

50mila migranti pronti a salpare dalla Libia, cosa faranno ora Macron e l'Europa?

Il rischio concreto è quello di ricordare questo giugno come il più critico di sempre sul fronte dell’immigrazione. Dopo gli sbarchi delle ultime ore con le relative polemiche sulla vicenda della nave Aquarius e sul ruolo delle Ong, il difficile sembrerebbe dover ancora venire.

Secondo l’intelligence infatti stando a quanto riferisce il Corriere della Sera sarebbero circa 50.000 i migranti pronti a salpare dalle coste della Libia. Una prospettiva questa che senza una presa di posizione decisa da parte dell’Europa potrebbe generare il caos più completo nel Mediterraneo.

Si torna a partire dalla Libia

La situazione sul fronte immigrazione si potrebbe fare sempre più critica. Dopo che con gli accordi stretti, non senza polemiche, dall’ex ministro Marco Minniti gli sbarchi nel nostro paese sono diminuiti dell’80%, adesso tutto sembrerebbe essere tornato a un anno fa.

Mentre negli ultimi mesi i trafficanti di essere umani erano stati costretti a inventarsi nuove rotte dalla Tunisia e dall’Algeria, adesso quello che era stato il principale lido di partenza negli scorsi anni sembrerebbe essere tornato a operare a pieno regime.

Dalle coste della Libia infatti sono partite le centinaia di migranti che sono state soccorse nel Mediterraneo negli ultimi giorni, ma questo sembrerebbe essere nulla in confronto a quello che potrebbe succedere se le informazioni dell’intelligence dovessero risultare veritiere.

Secondo il Corriere della Sera infatti ci sarebbero 50.000 migranti pronti a partire alla volta dell’Europa dalle coste libiche. Come spesso accade, con la fine del Ramadan i viaggi della speranza potrebbero intensificarsi.

In Libia autorità e milizie starebbero giocando sporco: in attesa di sapere se soldi ed equipaggiamenti continueranno ad arrivare anche con il nuovo governo, ci sarebbe un sostanziale via libera alle partenze come da monito su cosa potrebbe succedere senza una rinnovata intesa.

Ecco perché da più fronti si suggerisce al neo ministro dell’Interno Matteo Salvini di partire subito alla volta di Tripoli, per capire bene cosa stia succedendo in una Libia ormai sempre più alla deriva e in mano alle varie bande criminali.

Cosa farà l’Europa?

Se veramente nei prossimi giorni circa 50.000 migranti dovessero partire verso l’Europa, si rischierebbe un dramma umanitario. Il braccio di ferro politico in corso tra il ministro Salvini e gli altri paesi dell’Unione potrebbe generare problematiche nei soccorsi ai barconi in balia del Mediterraneo.

Senza dubbio le parole di Emmanuel Macron e del suo partito En Marche! nei confronti dell’Italia sono state fuoriluogo. La Francia infatti, oltre a non aver rispettato le quote di ricollocamento, dall’inizio dell’anno stando ai numeri snocciolati da Salvini avrebbe respinto a Ventimiglia 10.429 migranti. Di certo non un esempio di accoglienza.

Il nostro paese al momento ospita circa 160.000 immigrati, a causa anche delle lentezze burocratiche e di chi fa business con l’accoglienza sulla pelle dei disperati, con i centri di accoglienza della penisola che non potrebbero reggere l’arrivo di un numero così alto di migranti.

Chiudere i porti alle navi delle Ong non battenti bandiere italiane è un segnale a Bruxelles ma di certo non una soluzione. Basti pensare che a fronte dei 600 migranti mandati in Spagna ne sono appena sbarcati da noi 1.000.

Matteo Salvini quindi deve operare al più presto su due fronti: in primis ristabilire una trattativa con le autorità libiche, ammesso che ce ne siano, per poi inchiodare l’Europa alle sue responsabilità in tema di accoglienza.

L’Italia è stata lasciata sola per troppo tempo ma il muro contro muro non giova a nessuno: dopo le ultime dichiarazioni, adesso Macron non si può più tirare indietro nel rispettare gli accordi sul ricollocamento. Stesso discorso poi anche per gli altri paesi, Austria e Ungheria in testa.

Se veramente l’UE è una unione anche dei popoli e non soltanto economica, adesso è il momento di dimostrarlo.

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