Cosa sono le Ong? Ecco come funzionano le organizzazioni che recuperano i migranti

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Cosa sono le Ong? Ecco come funzionano le organizzazioni che recuperano i migranti

Cosa sono le Ong? Come si strutturano queste organizzazioni che adesso sono al centro dell’attenzione per quanto riguarda la vicenda migranti.

Cosa sono le Ong? Ecco come si strutturano queste organizzazioni che negli ultimi tempi sono finite al centro dell’attenzione per quanto riguarda l’operato di alcune di loro nel salvataggio dei migranti nel Mediterraneo.

Nonostante esistano da decenni e alcune di loro ormai facciano parte dell’immaginario e del lessico collettivo, mai come in questo periodo le Organizzazioni non governative sono oggetto di incandescenti polemiche.

Il video riguardante la nave Iuventa della Ong tedesca Jugent Rettet, che è alla base dell’inchiesta da parte della Procura di Trapani che indaga per favoreggiamento dell’immigrazione, ha fatto il giro del mondo inasprendo ancor di più il dibattito.

Naturalmente però queste organizzazioni non si occupano solo di migranti e alcune di loro esistono anche da quasi un secolo. Vediamo allora cosa sono e come funzionano le Ong e perché ora sono attaccate per il tema dei salvataggi nel Mediterraneo.

Cosa sono e come funzionano le Ong

Le Ong sono organizzazioni senza fini di lucro e che operano in maniera indipendente dai vari Stati e dalle organizzazioni governative internazionali. In tutto il mondo ne esistono di diverse tipologie:

  • ONG di volontariato
  • ONG che organizzano progetti di cooperazione in situazioni di emergenza inviando personale specializzato
  • ONG che partecipano e sostengono progetti in paesi in via di sviluppo inviando volontari sul territorio
  • ONG specializzate in studi, ricerche e formazione di personale italiano o straniero
  • ONG che operano in Italia realizzando attività di informazione su temi di sviluppo e cooperazione internazionale

In generale, le Organizzazioni non governative si dividono in quelle che esercitano la loro attività soltanto come gruppo di pressione e in quelle, come quelle coinvolte nel salvataggio in mare dei migranti, che invece operano in modalità più diretta.

Tratto distintivo quindi è la natura privata dell’organizzazione e l’assenza della ricerca del profitto, con le Ong che si sostengono in prevalenza grazie alle donazioni dei privati e all’opera dei volontari.

Diversi sono gli ambiti in cui operano. Le più famose sono quelle Ong che si occupano delle tematiche ambientali e dei diritti umani, ma ne esistono anche di quelle che sono mosse da una motivazione politica e filosofica.

Fondata nel 1919 in Gran Bretagna, Save The Children è la più antica Organizzazione non governativa al mondo. Sempre Oltremanica, nel 1942 venne poi fondata Oxfam mentre il 1961 è l’anno di nascita delle famose WWF e Amnesty International.

In Italia le Ong vengono inquadrate come particolari Onlus operanti nel settore della cooperazione allo sviluppo, sono riconosciute dal ministero degli Esteri e inserite in un’apposita lista.

Nel nostro paese la Ong più antica è la Comunità di Sant’Egidio, fondata da Andrea Riccardi nel 1968. Le altre più famose in Italia sono la Caritas, Emergency, Legambiente e Nessuno Tocchi Caino.

La polemica sui migranti

Da sempre nell’immaginario collettivo quando si parlava di Ong si pensavano alle battaglie ambientali del WWF o di Legambiente, a quelle per i diritti umani di Amnesty International oppure veniva alla mente l’immagine di Gino Strada, il medico fondatore di Emergency.

Grandi Organizzazioni non governative queste che portano avanti delicate battaglie sui temi più scottanti riguardanti il nostro pianeta. Negli ultimi mesi invece si è parlato delle Ong soprattutto in virtù alla questione del salvataggio dei migranti nel Mediterraneo.

Da quando nel novembre del 2014 è iniziata l’operazione Triton, voluta da Bruxelles e avallata dall’Italia sostituendo di fatto Mare Nostrum, anche diverse Ong hanno deciso di cercare di aiutare concretamente i salvataggi dei migranti che tentano di arrivare sulle nostre coste.

Al momento quindi sono otto le navi facenti capo ad altrettante Organizzazioni non governative presenti nel Mediterraneo, con soltanto una di esse battente bandiera italiana.

  • Sea Watch di SeaWatch.org che batte bandiera olandese e porta fino a 350 persone;
  • Aquarius di Sos Mediterraneo/Medici senza frontiere di Gibilterra con una capienza di 500 persone;
  • Sea Eye di Sea Watch.org dall’Olanda, fino a 200 persone;
  • Iuventa di Jugendrettet.org bandiera olandese con 100 persone;
  • Minden di Lifeboat Project tedesca per 150;
  • Golfo Azzurro di Open Arms da Panama che porta fino a 500 persone;
  • Phoenix di Moas con bandiera del Belize che ne imbarca 400;
  • Prudence di Medici senza frontiere con bandiera italiana che è la più grande visto che ha 1.000 posti.

Con l’intensificarsi dall’inizio dell’anno degli sbarchi, sia dalla Lega Nord prima che dal Movimento 5 Stelle poi sono arrivate forti critiche riguardanti l’operato delle Ong in questione che, secondo i due partiti, sarebbero una sorta di “taxi del Mediterraneo” accogliendo a bordo gli immigrati a poche miglia dalle coste libiche.

Dopo le parole del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro che aveva anche parlato di comportamenti non sempre nella norma da parte delle Ong, il nostro governo in accordo con Bruxelles ha stilato un codice di comportamento che le navi devono sottoscrivere per poter approdare nei porti italiani.

Mentre alcune Ong si sono dette subito favorevoli alla cosa, altre si sono rifiutate di firmare il testo. Una di queste è la tedesca Iuventa della Jugent Rettet, che è finita poi sotto indagine a Trapani per favoreggiamento dell’immigrazione.

La Iuventa infatti, famosa per essere tra le più ardite tra le navi nel Mediterraneo, avrebbe infranto delle leggi nel trarre in salvo migranti anche non in situazione di pericolo. Secondo gli inquirenti di Trapani, non ci sarebbe una collusione con gli scafisti, ma soltanto ricerca di visibilità per poter aumentare le donazioni e così continuare la propria opera.

Il confine quindi tra ciò che è lecito e cosa lo è meno qui è molto sottile. L’azione comunque di tanti uomini e donne che ogni giorno si spendono per cercare di salvare vite umane non può comunque essere messa in discussione, anche se una maggiore collaborazione con le istituzioni potrebbero essere più funzionali anche nel cercare di individuare e fermare i trafficanti di vite umane, che sono gli unici in tutta questa vicenda a trarne enormi guadagni economici.

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