5 azioni da comprare ora per andare in pensione con 1 milione di euro

Claudia Cervi

9 Dicembre 2025 - 15:29

La strategia dei dividendi che trasforma il tempo nel miglior alleato. Ecco le azioni più solide con crescita stabile e rendite costanti.

5 azioni da comprare ora per andare in pensione con 1 milione di euro

Arriverà un momento in cui guarderai il conto in banca e capirai se hai giocato d’anticipo oppure no. Per molti questo momento coincide con la pensione e la domanda è sempre la stessa: “avrò abbastanza soldi per garantirmi il solito stile di vita?” È qui che entra in gioco una strategia semplice, quasi banale ma con la sua efficacia, che pochi iniziano per tempo: costruire un portafoglio che paga dividendi crescenti ogni anno, indipendentemente da come si muove il mercato.

Nel 2026 gli investitori potrebbero tornare a guardare proprio ai titoli che non promettono movimenti esplosivi ma guadagni stabili, business solidi, dividendi in crescita che, se reinvestiti, possono trasformarsi in un capitale interessante.

Esistono almeno 5 azioni, sparse sul mercato italiano, europeo e statunitense, con tutte le carte in regola per permettere all’investitore di raggiungere la somma di 1 milione di euro quando arriverà il momento della pensione. Il punto non è indovinare il prossimo titolo “esplosivo”, ma scegliere aziende che, mattone dopo mattone, costruiscono ricchezza anche quando non guardi il grafico.

1) Chevron (CVX)

Ci sono aziende che cavalcano il ciclo del petrolio e aziende che lo attraversano senza battere ciglio: Chevron appartiene decisamente alla seconda categoria. Da più di trent’anni aumenta il dividendo con regolarità, anche quando il mercato dell’energia balla. Il segreto del titolo è offrire cash flow enormi, disciplina finanziaria e un modello di business che continua a generare ricchezza anche nei periodi in cui il barile scende.

Per chi costruisce reddito di lungo periodo, Chevron è la classica certezza da lasciare in portafoglio e dimenticare. Non promette rally vertiginosi, ma promette qualcosa di molto più interessante: un dividendo che cresce lentamente ma inesorabilmente, attualmente al 4,6%, sostenuto da un settore che, volenti o nolenti, resterà centrale ancora per anni.

2) Verizon (VZ)

Tra le telecom americane, Verizon è il titolo che gli investitori “income” citano sempre per primo. Perché? Perché fa esattamente quello che ci si aspetta da una utility delle comunicazioni: incassa flussi costanti, li trasforma in dividendi e mantiene la volatilità sotto controllo. Un rendimento che oggi sfiora il 6,7%, oltre vent’anni di aumenti consecutivi e una politica di deleveraging che piace molto al mercato.

La crescita non è esplosiva, certo. Ma è proprio questo il punto. In un portafoglio orientato alla pensione, Verizon fa il lavoro sporco: paga. E continua a farlo anche quando il mercato si agita.

3) Enbridge (ENB)

Enbridge è una di quelle società che sembrano costruite apposta per chi investe per i dividendi: yield stabile tra il 5,6% e il 5,9%, storia pluridecennale di aumenti, business regolato che genera cash flow prevedibile. Ma, per onestà, c’è anche l’altro lato della medaglia. Il payout sugli utili supera il 130-145%, un livello che può far storcere il naso. Sul cash flow la situazione è più tranquilla, ma comunque tirata. La leva finanziaria è alta e lo scenario dei tassi conta più di quanto si pensi.

Detto questo, Enbridge continua a macinare utili. Per il 2025 ha un EBITDA tra 19,4 e 20 miliardi di dollari, con un backlog da 35 miliardi che dà visibilità futura. Non è un titolo per chi cerca crescita esplosiva, ma per chi vuole un dividendo robusto, quasi da utility, con un profilo difensivo. Accetti un po’ di rischio regolatore e di leva, in cambio di una rendita che resta una delle più interessanti del mercato nordamericano.

4) Terna (TRN)

Se c’è una società italiana che sembra progettata per la pensione degli investitori, quella è Terna. Gestisce la rete elettrica nazionale, opera in un settore regolato, ha visibilità sui ricavi e reinveste in infrastrutture strategiche. Il risultato? Dividendi in crescita costante da oltre dieci anni e un rendimento intorno al 4,3-4,4%, con payout al 70% circa.

Nel piano 2024-2028 Terna promette crescita degli utili mid-single digit e una politica dei dividendi ancora più prevedibile, con minima pari al 2024. È uno di quei titoli che non ti faranno dormire male: bassa volatilità, alta resilienza e una rendita che aumenta in linea con i piani industriali.

5) Novartis (NOVN)

Novartis è un titolo da lunghe traversate: non esplode, non crolla, semplicemente cresce. Da oltre 25 anni non taglia il dividendo e lo aumenta con una costanza svizzera. Rendimento tra il 3% e il 3,3%, payout sostenibile (circa 55-60%) e un business che non dipende dai cicli economici.

La pipeline è ampia, la crescita delle vendite resta high-single digit e la guidance 2025 è stata rivista al rialzo. In un portafoglio da pensione, Novartis ha una funzione chiara: stabilizzare, dare solidità, pagare. Senza bisogno di fare rumore.

In quanto tempo si può accumulare 1 milione di euro?

Per capire se questi titoli possono davvero portarti a 1 milione di euro, servono due fattori: tempo e reinvestimento dei dividendi, l’aspetto più potente di tutta la storia.

Per semplicità di calcolo, assumiamo un rendimento medio annuo atteso del 6% (tra dividendi e crescita dei prezzi), il reinvestimento pieno dei dividendi e nessun versamento aggiuntivo.

Supponiamo poi di partire con un capitale di 100.000 euro e di investirlo in un portafoglio che rende, in media e come anticipato, il 6% all’anno grazie ai dividendi reinvestiti. All’inizio il capitale cresce piano, quasi impercettibilmente. Ma anno dopo anno, l’interesse composto comincia a fare quello per cui è famoso: moltiplicare.

Il risultato? Per trasformare quei 100.000 euro in 1 milione servono circa 40 anni. Sì, sono molti. Ma è la matematica del compounding: quando il capitale di partenza è contenuto, è il tempo a fare da acceleratore. Più gliene dai, più lui lavora per te.

Ora immaginiamo che il punto di partenza sia diverso, più modesto, in qualche modo più credibile. Con capitale iniziale di 20.000 euro, l’investitore si ritroverebbe con quasi 206.000 euro dopo 40 anni, cifra che schizza a 514.000 e 771.000 euro con investimenti iniziali rispettivamente di 50.000 e 75.000 euro.
Siamo lontani da 1 milione, è vero, ma parliamo di cifre esponenzialmente più alte rispetto al capitale iniziale, indipendentemente dalla sua entità.

Con lo stesso rendimento medio del 6%, il quadro cambia completamente com un investimento di 500.000 euro. Qui il compounding non parte da una collina, ma da una montagna e la crescita è molto più rapida, immediata, percepibile. In questo caso il traguardo del milione arriva in circa 12 anni.

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