3 indicatori da monitorare per capire dove andranno le azioni con la guerra commerciale

Redazione Money Premium

22 Aprile 2025 - 07:33

L’indice S&P 500 ha registrato una flessione dell’18% dal picco di febbraio, ma la volatilità e i dazi potrebbero suggerire un quadro più complesso per gli investitori a lungo termine.

3 indicatori da monitorare per capire dove andranno le azioni con la guerra commerciale

L’indice S&P 500 ha recentemente visto una riduzione del 18% rispetto al suo picco di febbraio, un calo che ha sollevato molte preoccupazioni tra gli investitori.

Tuttavia, un’analisi più attenta rivela che questo tipo di fluttuazione non è una novità per i mercati finanziari.

Ad esempio, durante il quarto trimestre del 2018, il mercato azionario subì una discesa del 20%, senza però che questa fosse ricordata come una crisi vera e propria.

Più recenti cali significativi, come quelli del 2020 (pandemia di Covid-19) e del 2008 (crisi finanziaria globale), videro l’indice scendere rispettivamente del 33% e del 57%. A confronto, il calo attuale sembra relativamente contenuto.
Nonostante ciò, la velocità della discesa e la crescente volatilità sono segnali preoccupanti.

L’incertezza politica ed economica, in particolare legata alla crisi tariffaria, lascia pensare che il peggio possa non essere ancora alle spalle. L’attuale situazione mette gli investitori davanti a una scelta difficile, ma per chi è posizionato in liquidità o in obbligazioni a breve termine, potrebbe esserci un’opportunità di acquistare a prezzi più convenienti, come suggerito da Warren Buffett. Per gli investitori più razionali e fortunati, il mercato potrebbe infatti sembrare un’occasione di acquisto, piuttosto che una ragione per vendere.

Uno degli indicatori più semplici per analizzare la valutazione di un mercato azionario è il rapporto prezzo/utili (P/E). Se guardiamo al valore attuale del P/E per l’S&P 500, vediamo che siamo tornati ai livelli pre-pandemia, che sono ancora relativamente alti se confrontati con i dati degli ultimi due decenni. Alcuni economisti, come quelli di Unhedged, sostengono che questo potrebbe essere dovuto alla politica fiscale particolarmente espansiva adottata negli anni successivi alla pandemia, che ha inondato i mercati di liquidità.

Se la politica fiscale dovesse restringersi nei prossimi anni, come suggerito da alcuni esponenti dell’amministrazione Trump, i titoli azionari potrebbero essere sopravvalutati, con il rischio che offrano ritorni inferiori alla media nel lungo periodo.

Un altro indicatore utile per comprendere le valutazioni dei mercati è il rendimento degli utili aggiustato ciclicamente (CAPE), sviluppato dal premio Nobel Robert Shiller. Questo indice prende in considerazione una media degli utili degli ultimi dieci anni, regolata per il tasso di interesse a lungo termine, e fornisce un’indicazione di quanto i titoli azionari offrano rendimento extra rispetto ai titoli di stato. Nonostante un recente aumento, il rendimento degli utili rispetto ai tassi di interesse non sembra ancora allettante per gli investitori, suggerendo che i titoli azionari non siano particolarmente convenienti al momento.

Un altro modo per analizzare le valutazioni dei mercati è il tasso di sconto, che rappresenta il tasso di rendimento necessario per giustificare i prezzi correnti delle azioni in relazione ai flussi di cassa futuri attesi. Da quando è stata istituita l’Organizzazione mondiale del commercio nel 1995, la liberalizzazione commerciale ha contribuito a ridurre l’inflazione e a mantenere bassi i tassi di interesse, spingendo verso l’alto i mercati azionari. Tuttavia, l’aumento delle tariffe doganali potrebbe avere un effetto contrario, portando a tassi di sconto più alti e, quindi, a una contrazione dei prezzi delle azioni.

I cambiamenti tariffari in atto, in particolare quelli introdotti durante l’amministrazione Trump, potrebbero avere implicazioni a lungo termine per i mercati finanziari. Le tariffe elevate potrebbero portare a un aumento del tasso di sconto, il che si tradurrebbe in una riduzione del valore delle azioni.

La relazione è chiara: ogni aumento di un punto percentuale nel tasso di sconto potrebbe tradursi in una variazione del 20% nei prezzi delle azioni. Questo fenomeno suggerisce che le valutazioni attuali dei mercati potrebbero non riflettere un ritorno adeguato nel lungo periodo, a meno che non vi siano correttivi significativi.

Infine, se guardiamo ai principali titoli tecnologici che guidano l’andamento dell’S&P 500, come Apple, Microsoft e Amazon, vediamo che, nonostante abbiano subito il grosso della vendite legate alle tariffe, hanno solo perso circa un anno di guadagni. Questo non deve sorprendere, considerando che le recenti performance dei mercati azionari sono state caratterizzate da un rally estremamente forte, che ora sta semplicemente correggendo.

I mercati azionari non sembrano particolarmente convenienti al momento, e la volatilità legata alle politiche tariffarie potrebbe essere ancora in corso. Se le tariffe continuano a rimanere elevate, potremmo trovarci di fronte a un periodo di rendimenti più bassi per gli investitori a lungo termine.