3 azioni tech che con i crolli di Trump sono tornate a valori equi

Tommaso Scarpellini

11 Aprile 2025 - 19:21

3 big cap USA tornano su valutazioni eque dopo i crolli legati alle incertezze politiche. Focus su multipli, crescita attesa e contesto settoriale per Alphabet, Microsoft e Apple.

3 azioni tech che con i crolli di Trump sono tornate a valori equi

“Il mercato crolla! Ah no, il mercato sale! Aspetta, il mercato crolla di nuovo, vendi! Aspetta, Trump leva i dazi… compra!”
Chi sta vivendo questo momento storico seguendo questa narrativa emotiva da breaking news, probabilmente sta sbagliando qualcosa. E non perché le news politiche non siano rilevanti, lo sono eccome, ma perché l’errore è nel perdere il quadro d’insieme, nell’inseguire i titoli, invece di osservare i fondamentali.

In un contesto dove le decisioni economiche e commerciali degli Stati Uniti vengono annunciate e poi ritrattate nel giro di una giornata, dove la politica estera diventa moneta di scambio per il consenso interno, il rischio per l’investitore è quello di confondere la volatilità con il valore. E invece no: la volatilità genera rumore, il valore si nasconde nei numeri.

È qui che entra in gioco l’approccio di chi, oltre le urla di mercato, si concentra su dati concreti: multipli. Osservando con attenzione questi elementi, è possibile notare che alcune big cap americane, vere e proprie colonne portanti del mercato, sono tornate su valutazioni più ragionevoli, se non addirittura interessanti.

Alphabet: leader nel settore Internet Content & Information

Alphabet, la holding di Google, appartiene al settore dei Communication Services e in particolare all’industria dell’Internet Content & Information. Si muove all’interno di un comparto che, secondo le ultime stime FactSet, dovrebbe crescere nel 2025 del 7,2% in termini di ricavi e del 12,2% negli utili. Una fotografia molto simile alle stime sulla stessa Alphabet, che dimostra come il business della società sia ancora saldamente allineato al trend settoriale.

A rendere il quadro ancora più interessante è il confronto con l’indice S&P 500 Communication Services, dove le azioni GOOG e GOOGL rappresentano insieme circa il 30% dell’intero peso. Il p/e medio del settore è oggi intorno a 20,4x, un livello che Alphabet, dopo i recenti storni, ha nuovamente raggiunto. Anche l’RSI del comparto resta sotto i 30 punti, segno che il sell-off non è stato accompagnato da eccessi speculativi. Insomma, Google non è più prezzata a premio rispetto al suo settore di riferimento.

GOOG, 1W GOOG, 1W Grafico a candele settimanali del titolo GOOG. Fonte: baha.com

Microsoft: l’AI c’è, ma ora anche il prezzo ha più senso

Il colosso guidato da Satya Nadella è sempre stato considerato una delle azioni più solide del mercato, ma negli ultimi mesi ha comunque subito le onde della volatilità politica e macroeconomica. Eppure, guardando i dati, Microsoft si trova oggi a trattare con un P/E forward di 29,63x, rispetto a una media storica di 31,31x. La crescita attesa degli utili per il 2025 è robusta, con un +12,96% previsto, in linea con il suo posizionamento come leader nel settore software e intelligenza artificiale.

Anche dal punto di vista tecnico, il titolo ha reagito positivamente dopo le prime fasi di panic selling legate al ritorno di Trump e alle sue dichiarazioni aggressive. L’RSI segnala un recupero ma non un ritorno a livelli di euforia. Ecco quindi un altro gigante tornato su valutazioni più eque.

Apple: quando il leader diventa value (quasi)

Apple è sempre stata vista come una growth stock, ma con una crescita attesa degli utili nel 2025 limitata a +4,32%, sembra oggi aver assunto contorni più difensivi. Tuttavia, con un P/E forward di 27,38x, con un RSI ai minimi dell’oscillazione.

Ci sono dei rischi

Naturalmente, il fatto che siano tornate a valutazioni, ai dati di oggi, più eque del passato, non significa che debbano iniziare a crescere di nuovo. Per due motivi:

  • Le aspettative di crescita degli utili potrebbero abbassarsi
  • Il mercato potrebbe continuare a scontare dei ribassi a causa di ulteriore pessimismo.

La calma oltre il rumore

Il mercato può anche urlare a ogni tweet: «Crollo! Rally! Dazi! Tassi!»
Ma la vera analisi inizia nel momento in cui si spengono le notifiche.

Alphabet, Microsoft e Apple non hanno bisogno di presentazioni, ma forse oggi hanno bisogno di essere guardate con occhi nuovi. Perché dietro la nebbia della politica e l’instabilità della cronaca, ci sono dei numeri da valutare.