Nel complesso scenario dei metalli di base, lo zinco e il piombo stanno attraversando un momento critico.
Le prospettive di mercato si sono notevolmente deteriorate nel primo trimestre del 2025, con una tendenza ribassista che coinvolge sia gli analisti che i principali fondi d’investimento.
La causa principale è un’evidente disconnessione tra offerta e domanda, che genera surplus di mercato difficili da assorbire nel breve periodo.
A confermare la fragilità dell’attuale contesto, sono arrivate le ultime stime dell’International Lead and Zinc Study Group (ILZSG), che prevede una sovrapproduzione per entrambi i metalli.
Lo zinco, utilizzato principalmente per la galvanizzazione dell’acciaio – un processo fondamentale nel settore delle costruzioni – ha mostrato finora nel 2025 una performance sottotono rispetto agli altri metalli trattati alla London Metal Exchange (LME). Dopo aver toccato a inizio aprile il minimo annuale a 2.515,50 dollari per tonnellata, ha tentato un parziale rimbalzo, stabilizzandosi intorno ai 2.636 dollari. Tuttavia, il prezzo resta in netto calo rispetto ai livelli di gennaio. Gli investitori istituzionali hanno rapidamente ridotto le posizioni lunghe – passate da 41.000 a poco meno di 2.000 contratti – mentre aumentano quelle corte, segno tangibile di una fiducia in calo.
A pesare su questo orientamento è soprattutto la revisione al ribasso delle aspettative di domanda: secondo ILZSG, nel 2025 l’uso globale di zinco crescerà appena dell’1%, rispetto all’1,6% previsto nel settembre scorso. Nel frattempo, la produzione mineraria globale dovrebbe aumentare del 4,3%, alimentando un incremento dell’1,8% nella produzione di metallo raffinato. Ne risulta un surplus previsto di 93.000 tonnellate, che evidenzia come le dinamiche di offerta siano oggi decisamente più forti di quelle della domanda. Un segnale concreto è arrivato dai margini dei trattamenti per i raffinatori, in risalita dopo i minimi storici del 2024, sintomo di una maggiore disponibilità di concentrato.
L’economia cinese, il principale motore della domanda industriale globale, gioca un ruolo cruciale. Le difficoltà del settore edilizio nel paese – tradizionalmente il maggiore consumatore di zinco per la galvanizzazione – compromettono ogni possibilità di ripresa solida del mercato. I dati sulle importazioni confermano comunque una forte attività sul lato dell’approvvigionamento: nel primo trimestre del 2025, la Cina ha aumentato del 37% le importazioni di concentrato di zinco rispetto all’anno precedente. Ma tutto questo non basta, e lo squilibrio resta marcato.
Anche il mercato del piombo si trova in una situazione di eccesso di offerta, sebbene le sue dinamiche siano in parte differenti. La domanda è dominata dalle batterie per il settore automobilistico, le quali rappresentano circa il 65% dell’utilizzo globale di piombo, con una quota significativa legata alla sostituzione delle batterie esistenti. Questo rende il mercato del piombo leggermente più stabile sul piano della domanda, ma non immune dalle trasformazioni in atto nell’industria automobilistica.
L’avanzata dei veicoli elettrici, che utilizzano batterie al piombo solo per funzioni ausiliarie, ha contribuito al calo della domanda globale dello 0,8% nel 2024.
L’ILZSG prevede un rimbalzo nel 2025, con una crescita dell’1,5% nella domanda di piombo, sostenuta da un’espansione della produzione automobilistica in Europa e in Cina. Tuttavia, la produzione raffinata salirà più velocemente, con un incremento dell’1,9%, traducendosi in un surplus stimato di 82.000 tonnellate.
Inoltre, l’aumento dell’estrazione di zinco comporterà inevitabilmente una crescita anche della produzione di piombo, dato che i due metalli sono spesso co-prodotti: la produzione mineraria di piombo dovrebbe crescere del 2,3% quest’anno.
L’attività speculativa riflette bene il sentiment negativo che circonda il piombo: a gennaio 2025, i fondi avevano raggiunto una posizione netta corta record di 25.700 contratti. Dopo un temporaneo rally dei prezzi fino a 2.100 dollari a marzo, l’improvvisa caduta ai livelli più bassi da due anni e mezzo – 1.837,50 dollari per tonnellata – ha riportato in auge i venditori allo scoperto. A metà aprile, la posizione netta corta era tornata a oltre 23.000 contratti.
Nonostante ciò, il prezzo del piombo ha mostrato una certa resilienza. A differenza dello zinco, il piombo sembra meno vulnerabile alle incertezze macroeconomiche grazie alla stabilità relativa della domanda da batterie di ricambio. Inoltre, il forte pessimismo già incorporato nelle posizioni di mercato limita ulteriori pressioni ribassiste.
Il rapporto tra i due metalli sta mutando rapidamente. Alla fine del 2024, lo zinco godeva di un premio di oltre 1.000 dollari per tonnellata rispetto al piombo. Oggi, quel divario si è ridotto a 668 dollari, segnalando che gli investitori stanno rivalutando i fondamentali relativi. Il mercato dello zinco, in piena transizione dal deficit al surplus, sta perdendo il supporto speculativo, mentre il piombo, già ampiamente “venduto”, potrebbe aver raggiunto un punto di stabilizzazione.
In questo contesto, gli investitori restano cauti e inclini al pessimismo. Il rischio maggiore è rappresentato da una possibile frenata dell’economia globale legata alle tensioni geopolitiche e commerciali, un fattore che potrebbe penalizzare ulteriormente i metalli industriali. Per il momento, né lo zinco né il piombo offrono motivi convincenti per scommettere su una rapida inversione di tendenza.