Wall Street: una bomba da 620 miliardi sta per esplodere

Claudia Cervi

22 Marzo 2023 - 16:44

La Fed adotta politiche monetarie preventive per evitare rischi finanziari globali. Monitorare l’economia è fondamentale per prevenire una nuova crisi: un esperto spiega cosa può succedere.

Wall Street: una bomba da 620 miliardi sta per esplodere

Il recente fallimento di SVB ha evidenziato le criticità del settore bancario, dando il via ad una crisi delle banche che richiama alla mente il tristemente noto crac di Lehman. Ma la situazione è ancora più preoccupante: le istituzioni finanziarie americane si trovano con perdite non contabilizzate sui bond del valore di 620 miliardi di dollari, una bomba a orologeria pronta ad esplodere e con potenziali conseguenze disastrose sul sistema finanziario globale.

Anche il piano di salvataggio della Fed, noto come Bank Term Funding Program (Btfp), potrebbe rappresentare solo un sollievo temporaneo e non una soluzione definitiva al rischio finanziario complessivo. L’attuale situazione è sotto la lente d’ingrandimento degli analisti finanziari, che cercano di capire l’entità della crisi finanziaria e quali saranno le conseguenze su Wall Street, sul mercato azionario globale e sulle economie mondiali.

Crisi bancaria: conseguenze su economia e mercato azionario in 10 punti

L’economista Fabio Scacciavillani offre un’analisi approfondita sulle conseguenze attuali e sulle previsioni future dell’economia, presentando il suo punto di vista in dieci punti di particolare interesse. L’economista si concentra sugli aspetti più ampi e complessi del sistema economico, piuttosto che sulle cause specifiche dei fallimenti. La sua analisi offre una panoramica dettagliata e articolata delle dinamiche economiche, mettendo in luce le sfide e le opportunità che si presentano in questo momento storico.

  1. Il settore bancario (o parti di esso) non può fallire, altrimenti si producono conseguenze devastanti, come abbiamo imparato dalla Grande Depressione del 1929-1933 e dopo il crollo di Lehman Brothers nel 2008.
  2. Le banche non sono istituzioni «sicure», sono aziende che possono indebitarsi per un ammontare superiore al proprio capitale, il che può essere preoccupante: ogni 8 euro di capitale possono indebitarsi fino a 100 euro, sottolinea Scacciavillani. All’inizio del 2022, le banche americane avevano un Tier1 complessivo di 2 trilioni di dollari, a fronte di un totale di attività detenute pari a 24 trilioni di dollari. Ricordiamo che il Tier1 è un indicatore che misura la solidità finanziaria delle banche, in base al rapporto tra il capitale di rischio (ovvero il capitale che potrebbe essere perso in caso di insolvenza) e gli attivi ponderati per il rischio. In pratica, più alto è il rapporto, più la banca è considerata solida.
  3. Se il valore degli attivi patrimoniali scendesse di poco meno del 10%, il capitale della banca si azzera. Attualmente le perdite non contabilizzate sui bond dell’intero sistema bancario americano ammontano a 620 miliardi di dollari (da 8 miliardi del 2021). «Se i valori dei portafogli obbligazionari in pancia alle banche diminuissero del 10 per cento, più di un quarto del patrimonio netto delle banche evaporerebbe e servirebbero gigantesche iniezioni di denaro fresco», sottolinea l’economista.
  4. Quando il capitale di una banca si assottiglia pericolosamente e se la banca è troppo grande per fallire, il governo può intervenire.
  5. Ciò implica che le banche sopra una certa dimensione o grado di interconnessione, diventano pubbliche (almeno in parte) quando diventano insolventi. Con quali soldi interviene lo Stato? A volte i debiti delle banche ricadono su azionisti e obbligazionisti, come nel caso di SVB, altre volte viene aumentato il debito pubblico, con ricadute dirette sul contribuente.
  6. I rischi che aleggiano sul sistema finanziario sono di complessità tale che non esistono né modelli matematici né menti umane capaci di gestirli sempre e comunque. I regolatori dell’attività bancaria dovrebbero scongiurare le insolvenze, ma la complessità del sistema finanziario rende difficile la prevenzione di tali situazioni.
  7. L’aver ignorato il rischio di concentrazione del portafoglio prestiti nel settore tecnologico e delle start-up potrebbe essere oggetto di discussioni per molti anni, sia che si tratti di un errore, di una mancanza di conoscenza o di un’allerta ignorata da parte dei regolatori.
  8. Molte banche americane sono a rischio e potrebbero subire perdite a causa dell’inversione della curva dei rendimenti, che potrebbe causare un impatto sui loro bilanci. Le banche pagano il tasso a breve sui depositi e vengono remunerate con il tasso a lungo sui prestiti, quindi se la situazione patologica persiste, ci potrebbe essere un aumento della percezione del rischio di controparte, soprattutto per le banche più piccole che non hanno il potere di mercato per pagare tassi elevati sui depositi.
  9. Negli ultimi vent’anni, dopo ogni crisi, sono state introdotte nuove regole per cercare di eliminare i rischi, ma ogni volta emergono nuove situazioni imprevedibili. L’effetto di queste regole è quello di rendere il sistema più fragile, poiché tutte le banche devono seguire gli stessi criteri di gestione del rischio, impedendo al mercato di funzionare correttamente con opinioni divergenti.
  10. La politica monetaria espansiva (Quantitative easing) e la riduzione dei tassi di interesse di Fed e Bce hanno spinto molte istituzioni finanziarie a cercare rendimenti più elevati attraverso investimenti rischiosi, come le obbligazioni a lunga scadenza. Tuttavia, il processo di riduzione della politica monetaria (il Quantitative tightening) è un terreno inesplorato che potrebbe portare alla luce fragilità inaspettate, come dimostra il fallimento della SVB e il rischio di ulteriori fallimenti in futuro.

Crisi banche: perché i salvataggi gravano sui cittadini

Dalle riflessioni di Scacciavillani possiamo trarre alcune conclusioni fondamentali:

  • il fallimento di una banca può propagarsi ad altre banche e istituzioni finanziarie, causando un effetto domino che può avere conseguenze disastrose sull’economia nel suo complesso.
  • il debito bancario è inevitabilmente interconnesso al debito pubblico: molti economisti sostengono che il debito delle banche debba essere considerato parte integrante del debito pubblico, in quanto l’eventuale fallimento delle banche richiede spesso l’intervento dello Stato e il sostegno dei contribuenti. Altri economisti, invece, sostengono che le banche debbano essere considerate imprese private, anche se in alcuni casi troppo grandi per fallire, e che la loro attività debba essere sottoposta a una rigorosa supervisione e regolamentazione da parte delle autorità competenti.
  • Se la Fed non alzerà i tassi di interesse nella riunione di oggi 22 marzo - per evitare una crisi finanziaria - rischia in ogni caso di aggravare l’inflazione, specie quella core, che si sta rivelando più tenace del previsto.

In ogni caso la miccia resta in mano ai cittadini.