Wall Street festeggia l’AI, ma i bond raccontano un’altra storia: rendimenti in salita, petrolio sopra i 100 dollari e inflazione che torna a far paura. Il rally tecnologico ha un problema.
Ci sono giorni, sui mercati, in cui ti accorgi che due racconti opposti stanno andando avanti insieme, sullo stesso grafico, senza darsi fastidio. Da un lato la festa: AI, produttività, utili che esploderanno, il futuro che è già qui. Dall’altro qualcosa di più ruvido, che fa meno rumore ma pesa di più: bollette che non scendono, petrolio che si rimette in moto, rendimenti dei titoli di Stato che salgono come se niente fosse, e banche centrali con le mani molto meno libere di quanto si raccontasse fino a pochi mesi fa.
È in questa specie di stridore che ci muoviamo adesso. Wall Street ha corso a lungo su una promessa - un nuovo ciclo trainato dall’intelligenza artificiale - e per un po’ è bastata. Ma il mercato obbligazionario, che di solito ha meno fascino e più memoria, ha rimesso sul tavolo una domanda che nessuno voleva davvero affrontare: quanto vale la crescita di domani, se il denaro oggi torna a costare?
Non è una questione di tifo, AI sì o AI no. La storia è più sottile. Anche le rivoluzioni vere, quelle che cambiano davvero come si lavora e come si produce, prima o poi devono sedersi al tavolo con tassi, energia, inflazione, margini. E quando questi quattro convitati si girano tutti dalla stessa parte - quella sbagliata - il mercato smette di sognare e ricomincia a contare. [...]
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