Vuoi un rendimento del 2,5% netto senza rischiare in Borsa? Ecco dove guardare

Gerardo Marciano

14 Gennaio 2026 - 06:54

Tre BTP in scadenza 2030 offrono rendimenti lordi intorno al 2,7%: perché battono i Buoni Postali, come pesa lo “sconto” sul prezzo e quali rischi tassi considerare.

Vuoi un rendimento del 2,5% netto senza rischiare in Borsa? Ecco dove guardare

Nel mondo degli investimenti non esistono certezze assolute. Ogni scelta comporta rischi legati alle variabili macroeconomiche, alla solidità dell’emittente e alle dinamiche dei mercati finanziari. Rendimento, liquidità, rischio di credito e volatilità dei prezzi sono fattori che devono sempre essere valutati con attenzione. Anche strumenti tradizionalmente considerati “sicuri”, come i titoli di Stato, non sono immuni dalle oscillazioni dei tassi di interesse, dall’inflazione e dalle decisioni delle banche centrali, in primo luogo la Banca Centrale Europea.

Oggi il tasso di riferimento della BCE è intorno al 2%, e questo livello rappresenta una sorta di linea di galleggiamento per tutto il mercato obbligazionario europeo. Per ottenere rendimenti fissi chiaramente superiori a questa soglia è in genere necessario allungare le scadenze. Non a caso i BTP italiani a 10 anni offrono rendimenti lordi intorno al 3,4–3,5% annuo, mentre quelli a 20 anni si collocano intorno al 4%, un premio che il mercato riconosce a chi accetta di vincolare il capitale per molto tempo e di esporsi a una maggiore incertezza sui tassi futuri.

Su orizzonti più brevi, invece, il confronto è più selettivo. I Buoni Postali a tasso fisso con durata di quattro–cinque anni rendono oggi circa l’1,50–1,59% lordo annuo: uno strumento molto sicuro, ma con una remunerazione piuttosto contenuta. All’estremo opposto ci sono i mercati azionari, che storicamente offrono rendimenti potenzialmente molto più elevati, ma con una probabilità solo intorno al 60% di chiudere in positivo su un orizzonte di cinque anni e con il rischio concreto di subire forti perdite nei momenti di crisi.

I migliori rendimenti a 5 anni

È proprio tra questi due poli – sicurezza e rischio – che si collocano i tre BTP con scadenza nel 2030: il BTP 1,65% dicembre 2030, il BTP 0,95% agosto 2030 e il BTP 2,7% ottobre 2030. Tutti hanno una vita residua di circa quattro–cinque anni, ma offrono rendimenti effettivi alla scadenza intorno al 2,7% lordo, cioè quasi un punto percentuale in più dei Buoni Postali. In termini netti si traducono in rendimenti tra circa il 2,4% e il 2,5% annuo, un livello che, per questa durata e con rischio di Stato italiano, rappresenta oggi uno dei migliori compromessi disponibili.

Il motivo di questa convenienza non sta tanto nelle cedole, quanto nei prezzi di mercato. Il BTP dicembre 2030 quota intorno a 95 e quello di agosto 2030 addirittura intorno a 92–93: sono titoli acquistabili sotto la pari, il che significa che oltre agli interessi l’investitore incassa anche un guadagno in conto capitale quando a scadenza il titolo viene rimborsato a 100. Questo “sconto” iniziale è ciò che spinge verso l’alto il rendimento totale. Il BTP ottobre 2030, invece, quota vicino a 100 e punta più sulla cedola elevata, offrendo un flusso di reddito più regolare ma un rendimento complessivo leggermente inferiore.

A rendere più chiaro il profilo di rischio di questi titoli è la loro duration modificata, che misura la sensibilità del prezzo alle variazioni dei tassi di interesse. I valori sono molto simili: circa 4,57 per il BTP dicembre 2030, 4,32 per quello di agosto e 4,31 per quello di ottobre. In pratica questo significa che, se i tassi di mercato salissero di 1 punto percentuale, il prezzo di questi BTP potrebbe scendere di circa il 4–4,5%; se invece i tassi scendessero di 1 punto, il loro valore salirebbe di una percentuale analoga. Sono quindi titoli molto meno volatili dei BTP decennali o ventennali, ma non sono affatto immobili: un ciclo di rialzi o ribassi dei tassi nei prossimi anni si rifletterebbe in modo sensibile sui loro prezzi.

Le insidie dell’investimento in questi BTP

Questo è il vero rischio per chi non intende portarli a scadenza. Chi li acquista con l’idea di tenerli fino al 2030 sa che, salvo eventi estremi, incasserà le cedole e il rimborso a 100, ottenendo il rendimento previsto. Chi invece potrebbe dover vendere prima si espone al rischio di mercato: se in quel momento i tassi saranno più alti di oggi, il prezzo potrebbe essere più basso e la vendita potrebbe avvenire in perdita; se i tassi saranno più bassi, si potrebbe realizzare una plusvalenza.

Inoltre, va ricordato che rispetto a questi BTP esistono strumenti che possono rendere di più, ma a fronte di rischi superiori. Oltre ai mercati azionari, esistono anche obbligazioni emesse da società private che sulla stessa durata possono pagare interessi di diversi punti percentuali superiori ai BTP. Tuttavia questo maggior rendimento riflette un rischio di credito più alto: un’azienda può avere difficoltà finanziarie o fallire, mentre uno Stato, pur non privo di rischi, offre una protezione maggiore sul rimborso del capitale.

In sintesi, questi tre BTP rappresentano oggi uno dei punti più interessanti della curva dei rendimenti italiani per chi investe su quattro–cinque anni. Battono nettamente i Buoni Postali, evitano l’elevata volatilità delle scadenze molto lunghe e offrono un rendimento difficilmente eguagliabile da strumenti di pari durata e rischio simile.