Tre BTP in scadenza 2030 offrono rendimenti lordi intorno al 2,7%: perché battono i Buoni Postali, come pesa lo “sconto” sul prezzo e quali rischi tassi considerare.
Nel mondo degli investimenti non esistono certezze assolute. Ogni scelta comporta rischi legati alle variabili macroeconomiche, alla solidità dell’emittente e alle dinamiche dei mercati finanziari. Rendimento, liquidità, rischio di credito e volatilità dei prezzi sono fattori che devono sempre essere valutati con attenzione. Anche strumenti tradizionalmente considerati “sicuri”, come i titoli di Stato, non sono immuni dalle oscillazioni dei tassi di interesse, dall’inflazione e dalle decisioni delle banche centrali, in primo luogo la Banca Centrale Europea.
Oggi il tasso di riferimento della BCE è intorno al 2%, e questo livello rappresenta una sorta di linea di galleggiamento per tutto il mercato obbligazionario europeo. Per ottenere rendimenti fissi chiaramente superiori a questa soglia è in genere necessario allungare le scadenze. Non a caso i BTP italiani a 10 anni offrono rendimenti lordi intorno al 3,4–3,5% annuo, mentre quelli a 20 anni si collocano intorno al 4%, un premio che il mercato riconosce a chi accetta di vincolare il capitale per molto tempo e di esporsi a una maggiore incertezza sui tassi futuri.
Su orizzonti più brevi, invece, il confronto è più selettivo. I Buoni Postali a tasso fisso con durata di quattro–cinque anni rendono oggi circa l’1,50–1,59% lordo annuo: uno strumento molto sicuro, ma con una remunerazione piuttosto contenuta. All’estremo opposto ci sono i mercati azionari, che storicamente offrono rendimenti potenzialmente molto più elevati, ma con una probabilità solo intorno al 60% di chiudere in positivo su un orizzonte di cinque anni e con il rischio concreto di subire forti perdite nei momenti di crisi. [...]
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