Il viaggio di Europa e Italia per il gas fa tappa in Israele

Violetta Silvestri

14 Giugno 2022 - 13:07

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L’Europa continua a tessere la sua tela energetica nella ricerca di nuovi partner che possano sostituire la Russia. La corsa al gas si dirige verso Israele. Con un occhio anche in Turchia.

Il viaggio di Europa e Italia per il gas fa tappa in Israele

Il gas europeo, nel prossimo futuro, potrebbe passare da Israele.

La visita separata, ma contemporanea, di Draghi e Von der Leyen a Tel Aviv è il chiaro segnale di quanto si stia facendo fitta la rete di relazioni diplomatiche con gli Stati che possono vendere combustibile e sostituire, quindi, la Russia.

Nuovi e vecchi equilibri geopolitici si impongono, con la Turchia di Erdogan che non vuole perdere la partita della crisi energetica e punta anche sul suo gas.

L’Italia resta tra le nazioni più vivaci nella ricerca di nuovi partner per l’energia. Non a caso, Draghi andrà anche ad Ankara.

Le mire europee sul gas d’Israele

L’Unione Europea continua a esplorare due grandi progetti energetici con Israele mentre lavora per ridurre la sua dipendenza dai combustibili fossili russi, ha affermato martedì la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Si tratta di un cavo elettrico che collega Israele con Cipro e la Grecia e di un gasdotto per gas naturale e idrogeno nel Mediterraneo orientale.

L’Ue è stata in trattative con Israele negli ultimi mesi per l’invio di gas in Europa attraverso l’Egitto, che terminali per l’esportazione di gas naturale liquefatto.

“Il comportamento del Cremlino rafforza solo la nostra determinazione a liberarci dalla dipendenza dai combustibili fossili russi”, ha affermato Von der Leyen. “Stiamo ora esplorando modi per rafforzare la nostra cooperazione energetica con Israele”.

Il ministro dell’Energia israeliano Karine Elharrar ha recentemente annullato un piano per fermare la nuova esplorazione di gas nel Mediterraneo orientale, annunciando che una gara di licenza inizierà entro la fine dell’anno.

Draghi: missione gas per l’Italia in Israele, con un occhio in Turchia

Non solo l’Europa in modo comunitario: anche i singoli Paesi si stanno dando da fare per diversificare le fonti di gas. L’Italia è uno di questi, con Draghi in missione a Tel Aviv il 13 e 14 giugno.

Lo scopo è rafforzare la cooperazione energetica visto che la nostra nazione ha una forte dipendenza dal gas russo. In che modo? L’obiettivo è favorire a vantaggio italiano il Leviathan, un enorme giacimento che si trova a 130 km da Haifa nella zona economica esclusiva e che confina con il giacimento Zhor, in Egitto, che ha scoperto l’Eni.

Si prevedono riserve pari a 600 miliardi di metri cubi, che diventerebbero 900 se aggiunte a quelle del giacimento Tamar, attivo dal 2013.

Leviathan è cruciale e potrebbe superare anche lo stop del progetto per il gasdotto EastMed, bloccato da Usa e Turchia.

Draghi si recherà anche ad Ankara. La missione è soprattutto legata a un accordo per il passaggio delle navi di grano bloccate nel mar Nero, con la Turchia che si propone da mediatrice.

Tuttavia, la questione energetica è sempre sotto i riflettori. Secondo il presidente Erdogan, la Turchia aumenterà la produzione di gas nel suo progetto di punta sul Mar Nero.

La produzione giornaliera del giacimento di Sakarya raggiungerà il picco di 40 milioni di metri cubi nel 2026, ha affermato il presidente. La Turchia è un grande importatore netto di energia e le scoperte di gas del Mar Nero potrebbero rafforzare il suo saldo di parte corrente, aiutando a sua volta la lira.

Non sembrano esserci spazi per contrattare scambi, vista la dipendenza energetica da Russia, Iran e Azerbaigian di Ankara. Tuttavia, la fame di gas dell’Europa e di potere di Erdogan potrebbe spingere verso novità, come accordi per futuri approvvigionamenti.

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