Oggi vi propongo qualche considerazione sui differenti comparti azionari, sempre in modo mi auguro semplice, e qualche grafico che rappresenta bene ciò mi sembra utile condividere.
La curva dei rendimenti degli Stati Uniti si è fortemente irripidita anche a seguito delle crescenti aspettative di un avvio del taglio tassi che sarà forse annunciato in settimana.
Di seguito i rendimenti per le varie scadenze dei singoli Treasury per differenti scadenze, mentre nel grafico successivo l’andamento del rendimento del Treasury 10 anni da inizio 2024 e rappresenta il modo in cui i tassi di interesse delle obbligazioni variano a seconda della loro scadenza. Infine, nel terzo grafico viene mostrata la curva dei rendimenti dei titoli di Stato degli Stati Uniti facendo un confronto tra la situazione attuale, di un mese fa e di un anno fa.
Titoli emessi dagli USA
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Rendimento titoli di Stato USA
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Curva dei rendimenti dei titoli di Stato USA
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Per quanto riguarda gli indici azionari, è da notare come venerdì scorso i dati su un calo dell’inflazione agli obiettivi di lungo termine abbia interrotto la discesa dei Titoli Growth e Tech, trascinando invece al rialzo ai Titoli Value a media e bassa capitalizzazione, quindi non solo del Dow Jones ma anche del Russell 2000.
A guidare il movimento sono state infatti le società a piccola e media capitalizzazione: l’indice Russell 2000 è salito dell’1,7%, +3,5% la settimana. Anche per effetto della spinta di 3M (+22%), il Dow Jones ha guadagnato l’1,6%, +0,7% la settimana. Dopo tre sedute consecutive di ribasso il Nasdaq ha chiuso in rialzo la seduta, +1%, ma non la settimana, -2%.
Quali suggerimenti ci dicono queste informazioni che ho voluto condividere con voi tutti?
Prima di tutto dobbiamo sapere che la curva invertita come nel primo grafico favorisce le Large Cap che, vista la loro grande solidità, più facilmente possono finanziarsi a lungo termine rispetto alle Mid e Small Cap. In pratica emettono debito (corporate bond) e investono in Equity con operazioni di buyback.
Ma i prezzi, come è noto, si muovono sulle aspettative future, e sappiamo benissimo che la FED in settimana potrebbe aprire la strada al primo taglio dei tassi probabilmente di soli 25 bp a settembre.
Anche se non sarà un taglio significativo, è un cambio della politica monetaria che ci auguriamo si dispiegherà nel 2025 e nel 2026. Ciò potrebbe portare la curva dei Treasury a normalizzarsi, agendo come scritto in più occasioni, sui tassi a breve e di conseguenza favorendo, sul campo azionario, le Mid e Small Cap.
Un ultimo grafico preparato oggi per voi, che dice molto più di tante parole. Ho messo a confronto l’andamento dal 1° gennaio 2024 ad oggi tra S&P 500 (linea con le barre verticali), Nasdaq (Linea azzurra) e Russell 2000 (linea gialla), rappresentativo appunto delle Mid e Small Cap. Poi ho inserito anche l’Oro (linea viola).
Confronto S&P 500 vs Nasdaq vs Russell 2000 vs Oro
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Vi renderete conto come da metà giugno tutta la narrazione sulle Large Cap Growth USA, la forte concentrazione sui primi sette titoli per capitalizzazione che condiziona tutto il mercato - ed è assolutamente vero - è venuta meno. Ed i Titoli a piccola e media capitalizzazione che da gennaio erano a zero hanno recuperato in un mese quasi tutta la differenza maturata sino a quel punto. Ci sono elementi che giustificano ex post questo andamento? Io li ho rappresentati parlando della curva dei rendimenti obbligazionari, ma altrettanto plausibili e probabilmente veri sono le motivazioni che la corsa dei prezzi deve avere delle pause, e gli storni che spesso arrivano sono assolutamente salutari, una caratteristica del mercato e non un’anomalia. Ancora? L’inevitabile ritorno verso la media. Ogni eccesso, in rialzo o in ribasso, prima o poi viene assorbito e gli indici o i prezzi dei Titoli ritrovano il loro livello di equilibrio.
Quando facciamo le nostre scelte, magari in autonomia, tendiamo a cercare informazioni che avvalorino le nostre convinzioni, utilizzando in realtà pochissimi elementi che ci inducono in errore, mentre comporta una grande fatica recuperare ad esempio elementi statistici quali le serie storiche di lungo periodo, che poi si devono anche saper maneggiare con cura.
L’ultimo grafico inoltre cosa mi dice? Che per ridurre il rischio non devo necessariamente diminuire la percentuale di azionario nel mio portafoglio, ma semplicemente avere una diversificazione più efficiente, dove i vari settori azionari (Growth e Value) e le varie capitalizzazioni (Large Mid e Small Cap) trovino il giusto spazio.
Perché se nessuno sa cosa avverrà domani, e la nostra arma migliore è sempre la diversificazione. E la pazienza.