Quanto rende investire €100 al mese a settembre 2026?

Ufficio Studi Money.it

23 Settembre 2026 - 14:35

Dove valutare di mettere 100 euro al mese? PAC, conti deposito al 4% e BFP a confronto.

Quanto rende investire €100 al mese a settembre 2026?

Iniziare a investire 100 euro al mese a settembre 2026 può rendere, in dieci anni, tra i 13.400 e i 15.700 euro netti a fronte di 12.000 euro effettivamente versati. La forbice, tuttavia, dipende dallo strumento scelto e dall’orizzonte temporale e si è comunque esposti al rischio di mercato.

Su un conto deposito al 3% lordo si arriva a circa 13.422 euro, mentre con un piano di accumulo obbligazionario si può arrivare a circa 14.019 euro. Con un PAC azionario, ipotizzando un generoso rendimento medio del 7% lordo, si punta a circa 15.677 euro. Decidere di tenere gli stessi soldi fermi sul conto corrente significa, invece, ritrovarsi con 12.000 euro esatti, ma che tra dieci anni varranno molto meno di oggi a causa dell’erosione dell’inflazione.

Su vent’anni, con 24.000 euro versati si può passare a 30.178 euro con il conto deposito e a 41.963 euro con il PAC azionario al 7%, con una differenza di quasi 12.000 euro, la metà di quanto si è versato.

Quanto rende 100 euro al mese? La tabella di confronto

Calcoliamo il capitale finale al netto della tassazione, ipotizzando versamenti costanti di 100 euro a fine mese e capitalizzazione mensile:

Strumento 5 anni10 anni15 anni20 anni
Capitale versato €6.000 €12.000 €18.000 €24.000
Conto corrente (0%) €6.000 €12.000 €18.000 €24.000
Conto deposito 3% lordo €6.339 €13.422 €21.333 €30.178
Conto deposito 4% promozionale €6.458 €13.945 €22.624 €32.688
PAC obbligazionario 3,5% lordo €6.475 €14.019 €22.812 €33.056
PAC azionario 5% lordo €6.580 €14.495 €24.013 €35.465
PAC azionario 7% lordo €6.832 €15.677 €27.132 €41.963

In questi calcoli di esempio ipotizziamo un versamento a fine mese, un rendimento costante per tutto il periodo, ritenuta del 26% sugli interessi per conti deposito ed ETF azionari, 12,50% per gli strumenti obbligazionari governativi. Non è considerata l’imposta di bollo dello 0,20% annuo, che riduce ulteriormente il guadagno netto. I rendimenti azionari e obbligazionari sono ipotesi di scenario, non costituiscono risultati garantiti.

Sui cinque anni la scelta dello strumento sposta poco: tra il conto deposito più prudente e il PAC azionario più ottimistico ballano meno di 500 euro, a fronte di un rischio incomparabile. Sui vent’anni le diverse scelte hanno risultati ben diversi, merito della capitalizzazione composta, che ha bisogno di tempo per dare il suo meglio.

1) Conto deposito

A settembre 2026 i conti deposito vincolati offrono rendimenti lordi annui compresi grosso modo tra il 2% e il 4%, a seconda della durata del vincolo e delle condizioni richieste. Sui conti liberi, senza penali di prelievo, le proposte si collocano intorno al 2,5-3%.

Prendendo il 3% lordo come riferimento realistico, la ritenuta del 26% lo riduce al 2,22% netto.

Orizzonte VersatoCapitale nettoInteressi netti
5 anni €6.000 €6.339 €339
10 anni €12.000 €13.422 €1.422
15 anni €18.000 €21.333 €3.333
20 anni €24.000 €30.178 €6.178

Il rialzo dei tassi della BCE ha riacceso la concorrenza tra le banche e le offerte al 4% lordo sono tornate, ma sono tutte promozionali e condizionate, e soprattutto durano pochi mesi. Crédit Agricole riconosce il 4% sulla nuova liquidità per un vincolo di quattro mesi; Banca Mediolanum propone un deposito a sei mesi al 4% ai nuovi clienti che aprono un conto e accreditano lo stipendio; ING offre il 4% per dodici mesi sul Conto Arancio, a condizione di aprire il conto corrente e accreditare lo stipendio o un bonifico mensile di almeno 1.000 euro.

Al 4% lordo (2,96% netto) i dieci anni varrebbero 13.945 euro invece di 13.422. Sono 523 euro in più, significativi, è vero, ma la riga della tabella ipotizza che quel tasso resti invariato per dieci anni: nella realtà le promozioni durano da quattro a dodici mesi, dopodiché si torna al tasso base.

Attenzione poi all’imposta di bollo dello 0,20% annuo sul saldo, che sui quindici anni erode qualche centinaio di euro rispetto alle cifre in tabella. Occhio anche alla scadenza della promozione: il conto va rinegoziato o spostato, altrimenti il rendimento crolla senza che nessuno lo comunichi.

2) Buoni Fruttiferi Postali

Il prodotto di riferimento del risparmio postale è oggi il Buono 3x4 con premio, emesso da Cassa Depositi e Prestiti, collocato da Poste Italiane e garantito dallo Stato italiano. Le condizioni attualmente in vigore prevedono dodici anni di durata suddivisi in quattro trienni, con tassi crescenti riconosciuti alla fine di ciascuno:

Periodo di possesso Rendimento effettivo annuo lordo
alla fine del 3° anno 1,00%
alla fine del 6° anno 1,50%
alla fine del 9° anno 2,00%
alla fine del 12° anno 2,50% + premio dell’8%

Portato a scadenza con il premio, il rendimento effettivo annuo lordo è del 2,99%, che grazie alla tassazione agevolata al 12,50% corrisponde a circa il 2,67% netto. In pratica, ogni 100 euro sottoscritti oggi diventano circa 137 euro netti nel 2038.

Qui però il calcolo cambia natura, perché questo strumento non funziona come un piano di accumulo. Ogni buono ha un proprio orologio di dodici anni che parte dalla data di sottoscrizione, e il premio dell’8% spetta soltanto sul valore nominale effettivamente portato a scadenza. I 100 euro sottoscritti questo mese maturano il premio nel 2038, quelli di ottobre nel 2038 con un mese di ritardo, quelli del prossimo anno nel 2039. Non esiste una data unica in cui l’intero accumulo arriva al traguardo.

C’è un secondo vincolo, ancora più rilevante per chi versa piccole somme: prima del compimento del terzo anno non viene corrisposto alcun interesse. Chi riscatta prima recupera esattamente il capitale versato, senza nulla in più.

Il 3x4 rimane un buon strumento per una somma singola destinata a restare ferma dodici anni. Per l’accantonamento mensile, i piani di risparmio postali sono costruiti per quello scopo.

3) PAC obbligazionario

Il BTP decennale rende oggi circa il 4,35% lordo, contro il 3,52% del Bund tedesco, con uno spread di 89 punti base. È il livello più alto degli ultimi due anni, e il confronto con gli altri Paesi dell’area euro racconta un cambiamento: la settimana scorsa il decennale francese ha superato il 4,48%, quindi l’Italia si finanzia a costi inferiori alla Francia.

Ipotizzando un rendimento medio del 3,5% lordo su un paniere di titoli governativi area euro, ipotesi prudente rispetto ai livelli attuali del decennale italiano, la tassazione agevolata al 12,50% (solo se il PAC è composto esclusivamente da titoli di Stato soggetti alla tassazione agevolata) lascia un 3,06% netto:

Orizzonte VersatoCapitale nettoInteressi netti
5 anni €6.000 €6.475 €475
10 anni €12.000 €14.019 €2.019
15 anni €18.000 €22.812 €4.812
20 anni €24.000 €33.056 €9.056

Ricordiamo che la BCE ha alzato i tassi due volte nel 2026, l’11 giugno e il 10 settembre, portando il tasso sui depositi al 2,50%, e si riunisce di nuovo il 29 ottobre. Alla vigilia dell’ultima riunione i mercati prezzavano un tasso sui depositi al 2,73% a dicembre.

Quando i tassi salgono, il prezzo delle obbligazioni già in portafoglio scende e il valore della quota del fondo scende con esso. Chi versa ogni mese compra quindi a prezzi progressivamente più bassi, mentre il gestore sostituisce i titoli in scadenza con emissioni nuove che pagano cedole più alte. Il rendimento medio del portafoglio migliora versamento dopo versamento.

Questo, tuttavia, vale solo per chi accumula. Chi ha già investito un capitale in obbligazioni lunghe vede il controvalore scendere quando i tassi salgono, e non ha versamenti futuri con cui mediare il prezzo di carico.

4) PAC azionario

Sull’azionario nessuno può indicare un rendimento certo, quindi qui i numeri vanno letti come scenari e non come promesse. I due riferimenti più usati sono un 5% lordo annuo, prudente, e un 7% lordo, in linea con la media storica di lungo periodo di un indice azionario globale. Su entrambi, ricordiamo, grava la ritenuta del 26%.

Orizzonte VersatoScenario 5% lordoScenario 7% lordo
5 anni €6.000 €6.580 €6.832
10 anni €12.000 €14.495 €15.677
15 anni €18.000 €24.013 €27.132
20 anni €24.000 €35.465 €41.963

Si tratta di una simulazione semplificata del rendimento netto, non della fiscalità effettiva di un determinato ETF.

Anche in questo caso, per comprendere il senso dei numeri occorre un po’ di contesto. Il Nasdaq ha aggiornato i propri massimi nelle ultime sedute, mentre Piazza Affari si muove poco sotto i massimi dell’anno, con il FTSE Mib che ha chiuso lunedì 22 settembre a 52.095 punti, contro il record 2026 di 53.717 punti toccato il 7 agosto. Chi avvia un PAC azionario oggi lo fa quindi con prezzi elevati e con banche centrali tornate a stringere: la Fed ha alzato i tassi il 16 settembre, la BCE il 10. Una combinazione che storicamente comprime i rendimenti dei due-tre anni successivi rispetto alla media.

Il piano di accumulo attenua il problema ma non lo elimina: ogni versamento cattura il prezzo del giorno in cui viene eseguito. I 100 euro di settembre entrano ai valori di settembre. Il vantaggio è che le rate successive comprano più quote a meno, non che il rischio di prezzo scompaia. Vale però anche il contrario. Restare liquidi in attesa della correzione ha un costo certo, a fronte di un beneficio che potrebbe non arrivare mai. Su orizzonti oltre i dieci anni il mese di partenza incide poco; su orizzonti di tre o quattro anni incide moltissimo, e allora il problema non è il timing: è che l’azionario non è lo strumento giusto per quella scadenza.

Quanto pesano tasse e inflazione?

I numeri delle tabelle già esposte sono al netto delle imposte, ma la vera convenienza emerge solo confrontandoli con l’inflazione. Ad agosto l’inflazione dell’area euro è salita al 3,3%, il livello più alto da settembre 2023, e in Italia l’indice NIC si è attestato sullo stesso valore. Dietro c’è il caro energia legato al conflitto in Medio Oriente: dopo gli attacchi alle infrastrutture petrolifere saudite il Brent ha superato quota 110 dollari a metà settembre, per poi ripiegare intorno ai 102 dollari al barile.

Questo significa che un conto deposito al 3% lordo, che rende il 2,22% netto, ha oggi un rendimento reale nettamente negativo. Anche il Buono 3x4 al 2,67% netto resta sotto l’inflazione corrente, pur collocandosi sopra le proiezioni della BCE per gli anni successivi, che indicano una discesa al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028.

Gli strumenti a capitale garantito, in questa fase, proteggono il valore nominale del risparmio ma non il potere d’acquisto. Chi versa 100 euro al mese su un conto deposito non guadagna: perde solo più lentamente rispetto a chi lascia la liquidità sul conto corrente.

Conviene investire 100 euro al mese a settembre 2026?

100 euro al mese non cambiano la situazione finanziaria di nessuno nel giro di cinque anni, dato che la differenza tra lo strumento migliore e quello peggiore, su questo orizzonte, è inferiore agli 850 euro. Diventano invece un capitale rilevante su quindici o venti anni, dove la stessa scelta vale tra i 12.000 e i 18.000 euro di differenza.

Serve quindi chiedersi quanta volatilità si è disposti a sopportare per arrivare in fondo. Dopo anni in cui i mercati hanno abituato bene, la risposta che ci si dà a bocce ferme quasi mai coincide con quella che si dà quando il portafoglio perde il 20%. E chi vende nel momento sbagliato azzera qualsiasi rendimento teorico dello strumento che aveva scelto.

DISCLAIMER
Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.