Pensione negata a 69 anni di età nonostante i 46 anni di contributi. Ecco cos’è successo a questo lavoratore.
Chi rimanda il pensiero del pensionamento fino all’ultimo momento rischia spesso sorprese spiacevoli, proprio come questo lavoratore spagnolo. All’età di 69 anni e con 46 anni di contributi pagati si è visto negare la pensione per colpa di un dettaglio soltanto in apparenza trascurabile. In particolare, questo lavoratore vanta 16.945 giorni di contributi, che comprendono 14.379 giorni presso il Regime generale di sicurezza sociale e 2.566 giorni presso il Regime speciale per i lavoratori autonomi. Non si tratta di un errore, poiché per alcuni periodi il lavoratore ha contribuito contemporaneamente in entrambi i regimi. Nonostante ciò, si è visto ripetutamente negare il pensionamento, prima dall’Inss (equivalente spagnolo del nostrano Inps) e poi anche nelle fasi giudiziarie, visto il tentato ricorso.
Niente pensioni a 69 anni con 46 anni di contributi
Nonostante l’età e gli anni di contribuzione, il lavoratore non risponde ai requisiti previsti dalla legge di riferimento, nel dettaglio a causa di un debito contributivo (che si è rifiutato di saldare) e di un periodo di inattività. A tal proposito, viene richiesto che almeno 2 anni di contributi siano versati nei 15 anni precedenti al pensionamento, circostanza a cui si può derogare soltanto in ipotesi di inattività involontaria e incolpevole (come una malattia o la disoccupazione con iscrizione al centro di collocamento, per esempio).
Il lavoratore dovrà quindi regolarizzare la propria posizione per accedere alla pensione contributiva o richiedere diversi trattamenti. Un’altra vicenda simile accaduta di recente in Spagna riguarda invece un lavoratore autonomo con 33 anni di contributi e 72 anni di età, ma lo stesso requisito mancante a causa di un debito con l’Inss. Al di là delle specifiche regole nazionali, queste situazioni spiacevoli sono comuni anche in Italia.
A volte il rispetto delle condizioni anagrafiche e contributive è solo apparente, poiché ci sono numerosi elementi di cui tenere conto, senza dimenticare che ogni trattamento ha le proprie regole specifiche. Proprio per questo motivo sarebbe opportuno iniziare a occuparsi della pensione con un po’ di tempo in anticipo rispetto alla data immaginata per finire l’attività lavorativa. In questo modo sarà possibile verificare il regolare raggiungimento dei requisiti previsti, sanare eventuali anomalie o comunque trovare delle soluzioni alternative.
Attenzione a questi errori
Gli errori di valutazione sui requisiti per il pensionamento sono sempre molto comuni, anche perché esiste un insieme davvero vasto e intricato di regole differenti a cui fare riferimento. C’è chi sogna la pensione e deve aspettare più a lungo di quanto pronosticato, ma anche chi ignora di averne diritto e patisce ingiustamente delle difficoltà. Insomma, restare informati e affidarsi a dei professionisti è fondamentale per evitare le insidie. Oltre agli aspetti puramente tecnici, tuttavia, ci sono diversi errori che possono compromettere l’erogazione del trattamento pensionistico anche quando ottenuto. Ovviamente, anche questi errori dipendono dalla pensione specifica, ma vediamo i più comuni (e pericolosi).
Continuare a lavorare con pensioni anticipate come Quota 100 e Quota 103 è in assoluto uno degli errori peggiori, perché questi trattamenti non sono cumulabili con redditi da lavoro, fatta eccezione per il lavoro occasionale autonomo entro 5.000 euro annuali. In caso di violazione, la pensione viene sospesa per l’intero anno solare indipendentemente dai guadagni, rischiando così di subire un’enorme perdita a fronte di importi irrisori.
Ci sono poi trattamenti che prevedono requisiti reddituali specifici, come l’assegno mensile di invalidità e l’assegno sociale. Ovviamente, superare la soglia di reddito prevista non è considerabile un errore in genere, per quanto sia bene sapere in anticipo che si perde il trattamento. Piuttosto, è meglio ricordare di essere in regola con le dichiarazioni dei redditi, la cui mancanza comporta la sospensione della prestazione.
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